Concordia, ciclabile invasa dall’erba, la protesta di un lettore: “Cinque chilometri in condizioni indecenti”
Una pista ciclabile di Concordia sulla Secchia che, secondo chi la percorre abitualmente, avrebbe bisogno di un intervento urgente di manutenzione e sfalcio. La segnalazione arriva da un lettore che utilizza frequentemente il percorso insieme ad altri ciclisti e pedoni e che documenta la situazione anche con alcuni video.
«Ormai non ci sono più parole per descrivere lo stato di abbandono di questi cinque chilometri di pista», scrive il lettore, spiegando di percorrere da molti anni questo itinerario fino al ponte sul Po di San Benedetto.
A preoccupare è soprattutto la vegetazione cresciuta ai margini del tracciato, che in alcuni punti ridurrebbe lo spazio disponibile per il passaggio e, secondo la segnalazione, renderebbe meno sicura la convivenza tra biciclette e pedoni.
«Anche lo scorso anno la situazione era la stessa – osserva il ciclista –. Due anni su due, da quando la pista è aperta, sono già un bel record».
Il lettore contesta anche l’eventuale giustificazione legata alla scarsità di risorse economiche per gli sfalci, mettendola a confronto con l’investimento realizzato per il ponte ciclopedonale: «Per quell’opera sono stati stanziati 1 milione e 555mila euro del PNRR. Non credo che per effettuare lo sfalcio di cinque chilometri siano necessarie cifre proibitive».
Al di là dei costi, il punto centrale resta quello della sicurezza: «Un trattore attrezzato potrebbe sistemare il tratto in tempi relativamente brevi. Per questo chiediamo che si intervenga».
Nella segnalazione viene sollevato anche il problema del decoro nell'area del ponte ciclopedonale, dove sarebbero presenti persone che sostano sulle panchine e, in alcuni casi, rifiuti abbandonati.
Il lettore sostiene infine che il nuovo ponte sarebbe utilizzato soprattutto dai ciclisti e molto meno dai residenti, anche perché il percorso comporterebbe un allungamento di circa un centinaio di metri rispetto alle alternative.
Una segnalazione che riporta dunque al centro due questioni: la necessità di garantire una manutenzione costante delle infrastrutture ciclabili e quella di evitare che opere realizzate con investimenti importanti perdano parte della loro utilità per carenze nella gestione ordinaria.
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