Caro energia, in sofferenza due cooperative modenesi su tre
Il caro energia rappresenta un fattore di forte pressione per le imprese associate a Confcooperative Terre d’Emilia, in particolare quelle attive nell’agroalimentare, mobilità/trasporti e sociale. A Modena e provincia si stima che le cooperative più direttamente esposte ai rincari energetici siano il 65% del totale delle aderenti a Confcooperative. Meno colpite dagli aumenti, ma più fragili finanziariamente, sono poi le cooperative sociali modenesi, che rappresentano un terzo delle associate a Confcooperative Terre d'Emilia.
«Il quadro complessivo restituisce una fotografia preoccupante – afferma il vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia Ireneo Maruccia – Sommando le cooperative più energivore e quelle più esposte a livello finanziario, quasi due cooperative su tre soffrono in modo non marginale a causa dei rincari».
Il comparto maggiormente colpito è l’agroalimentare, cioè le cooperative agricole, zootecniche e di trasformazione agroindustriale. Il caro energia incide lungo tutta la filiera: dalla coltivazione dei terreni, dove aumentano i costi legati ai consumi energetici per irrigazione, lavorazioni e gestione delle strutture agricole, alla zootecnia, con le esigenze energetiche di stalle, mungitura, refrigerazione e conservazione; fino alla trasformazione industriale, dove il costo dell'energia rappresenta una voce significativa per gli impianti produttivi. Particolarmente esposti sono i caseifici, per i consumi necessari alla lavorazione del latte, produzione e lunga stagionatura dei formaggi; il comparto vitivinicolo, per le attività di cantina, refrigerazione e trasformazione; l'ortofrutta, dove refrigerazione, lavorazione, conservazione e movimentazione incidono pesantemente sui costi.
«Alla pressione dei costi energetici – sottolinea Maruccia - si contrappone la capacità di tenuta del mercato per alcune produzioni di eccellenza, come il Parmigiano Reggiano, riconosciute dai consumatori e apprezzate sui mercati internazionali».
Un altro comparto esposto è quello della mobilità e trasporti. Per queste imprese il problema riguarda il costo dei carburanti, che incide direttamente sull'attività quotidiana e i costi di gestione delle flotte e servizi. A pesare ulteriormente è la difficoltà di trasferire rapidamente gli aumenti dei costi nei corrispettivi dei servizi.
«Si tratta di un elemento particolarmente rilevante per le cooperative che lavorano nei servizi regolati da contratti e appalti, - spiega il vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia - dove l'adeguamento delle tariffe non sempre riesce a seguire la dinamica reale dei costi».
Tra i settori colpiti c’è anche la cooperazione sociale, meno energivora, ma più vulnerabile finanziariamente. Le oltre cinquanta cooperative sociali modenesi aderenti a Confcooperative, lo ricordiamo, sono impegnate in attività fondamentali per le comunità come nidi e scuole dell’infanzia, servizi educativi per minori, residenziali e assistenziali per anziani e disabili, cura e inserimento lavorativo di persone fragili, gestione di impianti sportivi e altri servizi di interesse collettivo.
«Alle bollette energetiche, alte anche in ragione del caldo estivo, e ai costi dei carburanti, si aggiunge un problema strutturale – dichiara Maruccia – Molti servizi vengono svolti nell'ambito di appalti pubblici le cui tariffe non sono adeguate all'aumento dei costi, che non può essere assorbito indefinitamente senza conseguenze sulla sostenibilità economica dei servizi. Per questo chiediamo che la politica a ogni livello faccia la sua parte secondo quel paradigma di collaborazione che il mondo cooperativo ha sempre garantito alle amministrazioni pubbliche, soprattutto nell’ambito del sociale», conclude il vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia.
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