Clamoroso al Cibali – La sconfitta insegna il valore del gruppo – La riflessione di mister Daniele Denti
Oggi parliamo di un argomento controverso, la sconfitta nel settore giovanile calcistico
Quanto è importante imparare a perdere per crescere?
Quanto è importante il Mister nella sconfitta?
In generale la sconfitta nello sport agonistico è una parte fondamentale del percorso e diventa una tematica delicata nel settore giovanile.
Per i ragazzi perdere una partita può essere complicato da accettare, soprattutto successivamente ad allenamenti impegnativi, condivisioni settimanali con i Mister e ricerca continua nel prepartita delle motivazioni.
Ed è qui la difficoltà del vero Mister, non fare apparire la sconfitta solo come un risultato negativo ma un’occasione di crescita personale, tecnica e mentale.
Nel settore giovanile, infatti, l’obiettivo principale non dovrebbe essere esclusivamente la vittoria ma la valorizzazione di un percorso di crescita e di formazione che gli permetta di diventare migliori come atleti e come persone.
Soprattutto in fase adolescenziale il Mister deve stare vicino ai ragazzi, in questa fase stanno costruendo la propria identità e iniziano a dover gestire sul campo vari stati emozionali come rabbia, gioia, delusione e a tratti anche frustrazione.
Istintivamente la sconfitta può provocare tristezza e tanta insicurezza, a volte i ragazzi si addossano la colpa della sconfitta stessa magari per l’errore di un calcio di rigore, di una parata mancata, di una palla.
È in quel momento che il Mister deve far capire che l’errore non definisce il valore del calciatore, tutti commettono errori, la differenza sta nell’imparare da questi, analizzare e reagire trasformando la delusione in motivazione per l’occasione successiva, perché ci sarà sempre un’occasione successiva.
Il Mister ha un ruolo fondamentale in tutto questo, non insegna solo i principi di gioco, la tattica e la tecnica ma deve essere assolutamente anche un educatore che contribuisci alla formazione caratteriale della crescita del ragazzo.
Nella sconfitta deve mantenere la calma e essere un punto di riferimento, il “porto sicuro” per i suoi ragazzi, nessuna critica eccessiva, nessuna umiliazione pubblica, nessun rimprovero aggressivo, il rischio è quello di compromettere l’autostima del ragazzo e far nascere la paura di sbagliare.
Bisogna assolutamente uscire mentalmente dal risultato, va tenuto separato dalla prestazione. Si può perdere anche giocando bene, perdere anche immeritatamente, perdere nonostante la crescita.
In tutto questo altro ruolo fondamentale è quello dei genitori.
Anche loro, alcuni, troppi, spinti sicuramente dall’affetto e dalla volontà di vedere il proprio figlio realizzato attribuiscono eccessiva importanza al risultato, criticano l’allenatore o il figlio a caldo sulla prestazione.
Così facendo si genera confusione nel ragazzo, il calcio diventa un obbligo, la vittoria stessa diventa un obbligo, ed è qui che iniziamo a perderli.
Dopo una partita persa l’ultima cosa di cui ha bisogno il ragazzo è di una pressione psicologica negativa.
Mi sento di poter concludere affermando che la sconfitta insegna il valore del gruppo.
Il Calcio è uno sport collettivo, si vince insieme ma soprattutto si perde assieme.
Non perde un ragazzo ma perde la squadra, e se perde la squadra, il Mister perde con loro e tutti insieme faranno tesoro degli errori commessi per migliorare.
E’ solo così che si cresce, facendolo assieme.

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Tutte le riflessioni di mister Daniele Denti sul calcio giovanile, lo sport e il valore educativo del gioco.
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