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08 Novembre 2026
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Studio su artrite reumatoide, a Salvarani dedicato editoriale su Lancet

Da uno studio multicentrico che ha coinvolto diverse strutture cliniche reumatologiche europee, tra cui quelle dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e dell’Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, dirette dal Professor Carlo Salvarani, arrivano importanti conferme sulla cura della artrite reumatoide: la terapia a base dosi di steroide (cortisone) impiegata in combinazione con un altro farmaco e somministrata in maniera continuativa è efficace e sicura. Lo studio per la sua rilevanza scientifica ha ricevuto l’attenzione della prestigiosa ed autorevole rivista scientifica medica Lancet che vi ha dedicato anche un editoriale.

La terapia a basse dosi di steroide (cortisone) comunemente impiegata in combinazione nella cura della artrite reumatoide è efficace, ma anche sicura, quando è somministrata in maniera continuativa.

Lo dimostra un importante studio pubblicato sull'ultimo numero di Lancet, la più autorevole rivista scientifica di medicina, che a questo studio ha dedicato non solo una presentazione dei risultati e della ricerca, ma anche un Editoriale. Il titolo dello studio è "Continuing versus tapering glucocorticoids after achievement of low disease activity or remission in rheumatoid arthritis (SEMIRA): a double-blind, multicentre, randomised controlled trial" (“Terapia steroidea continuativa verso riduzione dello steroide dopo il raggiungimento di una bassa attività di malattia o remissione nella artrite reumatoide (SEMIRA): un trial doppio cieco, randomizzato e controllato”.).

Tale studio, un trial doppio cieco (né il paziente né il medico conoscono la natura del farmaco effettivamente somministrato), randomizzato, controllato, per la prima volta ha valutato un problema clinico di grande rilievo della pratica reumatologica, riguardante – appunto - l'efficacia e sicurezza della terapia continuativa con basse dosi di steroide nella artrite reumatoide.

Il risultato è stato di grande importanza poiché lo studio ha potuto chiaramente accertare l'efficacia e sicurezza della terapia continuativa con basse dosi di steroide (prednisone 5 mg/dì) nella artrite reumatoide. “Tale dosaggio di steroide – spiega il Prof. Carlo Salvarani di Unimore, Direttore della Struttura Complessa di Reumatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e della Clinica Reumatologica della Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia, unico italiano tra gli autori dello studio - dato continuativamente (per almeno 6 mesi) nei pazienti con artrite reumatoide con bassa attività di malattia e in terapia con tocilizumab (farmaco biologico che blocca l'IL-6) ha determinato un miglior controllo dell'attività di malattia in termini di miglioramento del DAS28 ESR (indice composito di attività di malattia) e di assenza di riacutizzazioni di malattia a 6 mesi rispetto ai pazienti che riducevano/sospendevano lo steroide”.

Inoltre, tale terapia steroidea continuativa si è dimostrata sicura, cioè tra i pazienti che sospendevano lo steroide e quelli che lo continuavano per 6 mesi non si sono rilevate differenze di effetti collaterali severi (5% verso 3%).

“Tale studio – afferma il Prof. Carlo Salvarani - ha/avrà importantissimi risvolti nella pratica clinica corrente poiché cambierà lo "standard of care" dei pazienti con artrite reumatoide favorendo l'utilizzo cronico nei pazienti con bassa attività di malattia delle basse dosi di steroide in associazione alla terapia di fondo con farmaco biotecnologico”.

L'utilizzo della terapia steroidea nella artrite reumatoide rappresenta un problema di grande rilevanza clinica tanto che al Dr. Philip Hench, reumatologo della Mayo Clinic, venne dato nel 1950 il premio Nobel per la medicina e Fisiologia per l'utilizzo del cortisone nella artrite reumatoide.  La artrite reumatoide rappresenta la più frequente e devastante artrite infiammatoria che se non trattata adeguatamente determina deformazioni articolari irreversibili e invalidità permanente.

Lo studio nasce da una collaborazione con le più prestigiose Cliniche Reumatologiche e Università Europee (Berlino, Parigi, Madrid, Ginevra, Basilea, Utrecht). Le Unità di Trials Clinici della Reumatologia dell’AOU di Modena e della Azienda USL-IRCCS di Reggio Emilia hanno "fortemente" partecipato a questo studio, nella sua ideazione, scrittura del protocollo, raccolta di casi, interpretazione della valutazione statistica e scrittura del manoscritto.

“Vorrei ringraziare – conclude il Prof. Carlo Salvarani - il mio bravissimo gruppo delle due Unità di Trials Clinici di Modena e Reggio Emilia con cui collaboro strettamente e che con grandissima competenza, come sempre, hanno condotto questo studio. Un particolare ringraziamento per Modena va alla Dr.ssa Gilda Sandri, alla Prof.ssa Maria Teresa Mascia e alle Dr.sse Andreina Manfredi, Federica Lumetti, Caterina Vacchi e Amelia Spinella e al Dr. Marco Sebastiani che, oltre che ad occuparsi della ricerca clinica, portano avanti quotidianamente i nostri ambulatori sulle artriti infiammatorie, in particolare gli ambulatori dedicati ai pazienti in terapia con farmaci biotecnologici”.

“Lo studio multicentrico europeo cui ha partecipato il Prof. Salvarani - commenta il Rettore Unimore Prof. Carlo Adolfo Porro - ha rilevanti ricadute terapeutiche per una patologia potenzialmente invalidante come l’artrite reumatoide. Complimenti a tutto il gruppo per questo risultato, che conferma l’importanza di essere parte di reti internazionali di alto livello per assicurare elevati standard di ricerca e di assistenza delle nostre strutture sanitarie”.

Negli ambulatori di Reumatologia del Policlinico di Modena sono seguiti più di 1.000 pazienti, provenienti non solo dalla provincia di Modena, ma da tutta Italia, trattati con i farmaci citati e più innovativi. Tra l’altro la Reumatologia dell’AOU di Modena ha partecipato al gruppo regionale per la stesura delle “Raccomandazioni terapeutiche dei pazienti con artriti infiammatorie (artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondiloartriti)”, che rappresentano un “faro” in tutta Italia per l'utilizzo di tali terapie.

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