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25 Luglio 2021- Aggiornato alle 00:19

Le patologie oncologiche in epoca Covid, parla il dottor Giuseppe Longo

La cura dei tumori si avvale sostanzialmente di 3 capisaldi fondamentali: chirurgia e radioterapia per le malattie oncologiche loco-regionali e la terapia sistemica antitumorale per le malattie tumorali non localizzate.

Il Dipartimento di Oncologia ed Ematologia si occupa di entrambe le tipologie di trattamento attraverso la radioterapia il trattamento loco-regionale e con i farmaci antitumorali le malattie oncologiche ed ematologiche sistemiche.

Quello che si è potuto osservare sia durante la prima che durante la seconda ondata della pandemia, è stata una lieve riduzione dei trattamenti radioterapici ma nessuna variazione è stata osservata nella cura dei pazienti con tumore che necessitano di trattamenti sistemici.

Infatti, se dovessimo confrontare il numero dei pazienti assistiti per neoplasie sistemiche nei primi 11 mesi del 2019 confrontandoli con quelli dei primi 11 mesi del 2020 non si osserva alcuna sostanziale riduzione, tenendo conto che ancora manca una settimana per completare l’intero mese di Novembre (16.932 vs 16030). La stessa cosa vale per i pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali nei primi 11 mesi del 2019 confrontati con i primi 11 mesi del 2020 (1943 vs 1954).

In sostanza i pazienti con malattie sistemiche oncologiche ed ematologiche non hanno avuto alcun ritardo ed impatto significativo dalla pandemia e dai cambiamenti organizzativi all’interno degli ospedali che si sono resi necessari.

Un discorso diverso potrebbe esserci per i pazienti con tumori localizzati il cui approccio chirurgico è quello risolutivo. Abbiamo certamente un allungamento dei tempi di attesa per la chirurgia senologica, urologica e gastroenterologica ecc. Ritardi che tuttavia non sembrerebbero tali da avere un impatto sulle perdite di chance. Si ricorda che nella letteratura scientifica quale sia il ritardo che possa arrecare una perdita di chance in termini temporali non è ancora definito completamente e non è uguale per tutti i tumori e neanche per lo stesso tumore, ma dipende dall’aggressività biologica delle singole neoplasie. In generale un ritardo terapeutico fino a 4 settimane o 4 mesi a secondo del tumore e dell’efficacia dei trattamenti disponibili, potrebbe non determinare perdita di chance.

La rete sanitaria modenese

Anche nella settimana 17-23 novembre l’andamento epidemico ha evidenziato in provincia di Modena un trend di crescita di nuovi casi positivi, contatti e ricoveri. Ad oggi aree covid sono state allestite in tutti gli ospedali della rete, mentre si lavora costantemente alla creazione di nuovi posti letto con la collaborazione delle strutture sanitarie pubbliche e private.

L’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, Hub Covid, ha attivato 298 posti di degenza ordinaria e 96 tra intensiva e semintensiva. Presso lo stabilimento Policlinico sono disponibili 188 posti di degenza ordinaria e 46 semintensivi/intensivi. Presso lo stabilimento di Baggiovara in degenza ordinaria sono dedicabili ai positivi 110 posti e 50 sono i posti di semintensiva/intensiva. Aree dedicate al covid sono presenti negli ospedali dell’Azienda USL a Vignola, Pavullo, Carpi e Mirandola e all’Ospedale di Sassuolo. Attivata inoltre la collaborazione con l’ospedalità privata per poter fornire ulteriori prestazioni chirurgiche e anche posti letto aggiuntivi covid e non covid.

Il progressivo incremento delle necessità di ricovero di pazienti Covid  positivi con insufficienza respiratoria presso le strutture di tutta la rete ospedaliera territoriale ha comportato un notevole sforzo organizzativo e clinico finalizzato a dare una risposta a tali necessità, che si sono presentate con volumi significativamente superiori a quelli della prima ondata (il picco di ricoveri il 29 marzo era di 525 a livello provinciale, il dato aggiornato alla mattina del 23 novembre vede 567 pazienti positivi ricoverati presso le sole strutture ospedaliere della provincia, a cui si aggiungono i pazienti assistiti presso gli Ospedali di Comunità). La straordinaria circolazione del virus tra la popolazione ha inoltre causato un aumento dei casi di positività tra gli operatori sanitari.

Tutto ciò ha comportato un fortissimo stress di tutto il sistema assistenziale di prevenzione e cura che, nonostante questo, è stato fino ad ora in grado di continuare a garantire il governo dei flussi dei pazienti nelle strutture e al domicilio. Ciò grazie al piano organizzativo e di assunzioni straordinarie preparato e attuato dalle aziende sanitarie nel corso del periodo estivo.

Diversamente da quanto accaduto durante la prima ondata, quando gli ospedali hanno fatto fronte ad una casistica principalmente rappresentata da pazienti covid +, allo stato attuale il numero di ricoveri particolarmente elevato di pazienti covid si è aggiunto a quelli attesi nel periodo, rappresentati dalle esigenze di ricovero di pazienti no covid abitualmente assistiti dalle strutture sanitarie, che hanno reso necessario attivare misure straordinarie.

In primo luogo sono state ridotte gradualmente e progressivamente le attività di ricovero programmate procrastinabili, parallelamente all’aumento della curva dei contagi: questo per consentire la rimodulazione di reparti ordinari in aree covid, la creazione di aree ad assistenza semintensiva per pazienti covid, e la necessaria riallocazione di personale medico ed infermieristico. Le attività di specialistica ambulatoriale (visite, prestazioni strumentali) e di chirurgia ambulatoriale sono state ridotte in misura selettiva solo per quelle situazioni in cui le condizioni logistico-organizzative hanno reso necessario adibire risorse e spazi ad assistenza per pazienti covid (es. attività internistiche e specialistiche in AOU, attività di chirurgia ambulatoriale ed endoscopia presso alcuni ospedali della rete AUSL).

È stata inoltre rafforzata la rete di collaborazione tra il pubblico e le strutture private accreditate per l’utilizzo comune delle piattaforme chirurgiche e ambulatoriali e per l’incremento di posti letto covid e non covid.

L’Ospedale di Sassuolo garantisce l’utilizzo delle sale operatorie e relativi letti alle équipe AOU Urologia e Ginecologia mentre presso il blocco chirurgico della Casa della Salute di Castelfranco Emilia operano le équipe AUSL di Oculistica, Dermatologia e Endoscopia digestiva. Presso Hesperia Hospital operano le équipe AOU Senologia e ricostruzione e le équipe AOU e AUSL di Urologia (con utilizzo del robot). Presso la Clinica Fogliani operano le équipe AUSL Ortopedia e Chirurgia ed équipe AOU di Chirurgia della mano. Villa dei Tigli, inoltre, fornisce alla rete 30 letti di postacuzie no covid, mentre Villa Pineta fornisce alla rete assistenziale 18 letti postacuzie covid+ per situazioni che richiedano dimissioni protette dall’ospedale.

Sul versante territoriale sono state potenziate le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale), una per ognuno dei sette distretti, con due-quattro squadre che escono contemporaneamente su ciascun territorio: vedono già impegnati 86 medici. È stata inoltre attivata l’Usca pediatrica. Già attive alcune delle Centrali operative distrettuali come Mirandola, Carpi, Pavullo, in via di formalizzazione le altre, per un maggior coordinamento delle azioni in integrazione con Medici, Pediatri, Usca e guardia medica/continuità assistenziale. Rimangono fondamentali l’assistenza domiciliare e l’uso di strumenti di telemonitoraggio a distanza per i pazienti cronici e per quelli covid+.

Aperto nella giornata di oggi un nuovo Ospedale di Comunità (OsCo) covid con 21 posti letto a Soliera, che si aggiunge a quelli di Novi e Fanano, mentre l’OsCo di Castelfranco Emilia rimane no-covid, per un totale di 70 posti, di cui 50 per pazienti covid.

ANDAMENTO GENERALE

Tamponi

Considerando il totale dei tamponi eseguiti da inizio epidemia sino al 23 novembre (compresi i tamponi di controllo per accertare la guarigione) sono stati eseguiti circa 248mila tamponi e sono state testate oltre 145mila persone. Il totale di positivi segnalati a livello regionale per la provincia di Modena è di 19.632 (al 23 novembre).

Di recente è stato avviato l’utilizzo di tamponi antigenici rapidi qualitativi come strumento di screening in diversi ambiti, tra cui le Case residenza anziani (pazienti e operatori), consentendo di avere un risultato in circa 15 minuti. La prima fornitura regionale è stata di 41.000 kit, oltre ad altri 11.200 destinati ai Medici di Medicina Generale. Alle CRA sono stati già forniti 3700 tamponi antigenici, cui seguirà una seconda fornitura di oltre 7000 pezzi. Ciò consentirà di proseguire lo screening già in corso con i tamponi molecolari con un passaggio progressivo alla seconda modalità.

Da oggi, martedì 24 novembre, vengono effettuati tamponi rapidi antigenici anche su tutti i sette drive through della provincia, che vengono poi processati nel punto tamponi di Modena. In questo caso i tamponi rapidi vengono processati da una tecnologia che consente di ottenere il risultato in circa 30 minuti, ma è in grado di gestire un più alto quantitativo di tamponi e tenere una tracciabilità del risultato che viene poi inviato via sms. I tamponi rapidi vengono infine utilizzati anche presso i Pronto soccorso della provincia.

Casi

Al 23 novembre, in provincia di Modena erano accertati 9106 casi di persone con in corso l’infezione da Covid-19 (erano 8256 lo scorso 16 novembre: +10%). Di questi, 8539 sono in isolamento (pari al 94%), domiciliare o presso altre strutture, 567 ricoverati.

Ricoveri totali

Al 23 novembre sono 567 i pazienti assistiti in regime di ricovero negli ospedali della provincia per Covid-19.

I dati AOU vedono ricoverati 339 pazienti covid positivi, 255 in degenza ordinaria e 84 tra terapia intensiva e semintensiva. 151 sono negli ospedali provinciali (Carpi, Mirandola, Vignola, Pavullo), e 77 all’Ospedale di Sassuolo Spa.

Ricoveri in terapia intensiva (già compresi nei totali dei ricoveri sopra esposti)

Secondo il dato riportato ieri nel bollettino regionale, sono occupati 64 posti di Terapia Intensiva disponibili negli ospedali dell’Azienda Ospedaliero–Universitaria di Modena (62 al 17 novembre).

Persone in isolamento domiciliare

In rapido aumento anche la casistica positiva al domicilio (casi e contatti), sintomatici e asintomatici. Al 23 novembre erano in isolamento domiciliare complessivamente 8539 persone covid positive (erano 7718 lo scorso 16 novembre: +10,5%).

Delle persone in isolamento domiciliare 76 sono accolte presso hotel (67 al Tiby e 9 al Concordia, attivato lo scorso 16 novembre) dedicati a persone positive al covid.

35 pazienti sono infine ricoverati negli Ospedali di Comunità Covid: 29 tra Novi e Fanano, mentre il nuovo Osco a Soliera inaugurato oggi ospita già 6 pazienti.

Sono 6234 (5232 lo scorso lunedì: +19%) i contatti stretti di casi accertati in isolamento. Sono all’hotel Tiby anche 7 assistenti familiari per il periodo di isolamento precauzionale.

Risultati dei test sierologici (ultimi dati disponibili aggiornati al 18 novembre)

L’analisi dei risultati dei test sierologici (sia quelli di screening eseguiti dai dipendenti delle Aziende Sanitarie, delle strutture residenziali per anziani, delle forze dell’ordine e del volontariato sociosanitario, che quelli eseguiti volontariamente dal personale scolastico o privatamente dai cittadini), pur con i noti limiti di sensibilità e valori predittivi positivi non ottimali, permette di avere una stima approssimativa della circolazione del virus nel nostro territorio.

Al 18 novembre sono stati eseguiti 151.518 test sierologici di cui 8.712 con esito positivo.

In totale le persone sottoposte a test sono state 104.004, di cui il 4,4% è risultato positivo (4.546). Questo valore è in linea con le stime sinora disponibili a livello nazionale. Vi è, secondo le stime, un numero molto elevato di persone ancora suscettibili di infezione. Si conferma quindi la necessità di continuare a mantenere le misure di distanziamento sociale e di proseguire nelle attività di sorveglianza.

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