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Mirandola, il 25 marzo si celebreranno i 1600 anni dalla fondazione di Venezia

MIRANDOLA- “La storia millenaria di Venezia passa anche da Mirandola. Attraverso il suo personaggio più famoso, Giovanni Pico, diversi discendenti della sua famiglia, e non solo. Vicende che si intrecciano con la cultura dei tempi, ma pure con la politica e gli eventi bellici. Dal XV° secolo, ai giorni nostri.” Queste le parole del sindaco di Mirandola Alberto Greco, nel ricordare il legame tra le due città a pochi giorni dall’anniversario della fondazione della città lagunare.

Si celebreranno infatti il 25 marzo prossimo i 1600 anni dalla fondazione di Venezia. La città lagunare nota in tutto il mondo ha attraversato i secoli, elevando la sua fama e  divenendo per le sue peculiarità un punto di riferimento. Un percorso a cui di certo, data anche la sua particolare posizione tra mare e terra, non sono mancati i contributi – in termini di idee, cultura e scoperte – provenienti dall’esterno: dai territori d’oltremare, come dal continente. Consolidatisi poi in rapporti sia indiretti che diretti, che hanno attraversato la storia. “Ambito questo in cui Mirandola è stata in grado di ritagliarsi un suo spazio; che affonda le radici dai tempi del più noto mirandolese di sempre, fino a qualche anno fa – prosegue il sindaco Greco – Diversi i momenti più significativi riscoperti, da Claudio Sgarbanti del Centro Internazionale di Cultura Giovanni Pico della Mirandola che ringrazio e che hanno contribuito al legame tra le due città a fronte di tanti altri meno noti, ma utili a consolidare questo rapporto.”

Ed è dal filosofo mirandolese del Rinascimento che si parte, il quale fu a Padova dal 1480 al 1482 per approfondire gli studi universitari. La vicinanza con la città dei Dogi, portò Pico a Venezia parecchie volte per confrontarsi e dialogare con i maggiori letterati dell’epoca. Nel 1491 ad esempio, era con il Poliziano, alla ricerca di libri e manoscritti ebraici per arricchire la biblioteca di Lorenzo de Medici.

Sempre in quegli anni, Domenico Grimani – primogenito del doge Antonio – nato a Venezia nel 1461, teologo, cardinale e amministratore apostolico, fu amico di Giovanni Pico e acquistò in seguito, dagli eredi del filosofo mirandolese, la sua preziosa biblioteca di testi e manoscritti. Aldo Manuzio – noto per le famose Aldine, e importante stampatore veneziano, che fece della Serenissima “la capitale della stampa” – fu invece nel 1482, compagno di studi del mirandolese e a Venezia furono insieme “una fortunata unione di menti feconde”. Nel 1498 si stampò a Venezia l’Opera Omnia di Giovanni Pico a cura del nipote Giovan Francesco Pico che usò gli stessi torchi anche per il suo studio sulla “De Immaginatione” stampato nel 1501.

Anche pittura ed editoria hanno contribuito al rapporto tra le due città. Sante Peranda, nato a Venezia 1566, divenne il pittore ufficiale di corte della famiglia Pico e soggiornò in città nell’apice del ducato della Mirandola. Realizzò i ritratti di corte e dipinse il Ciclo delle sette storie di Psiche nel 1610 (oggi conservati a Mantova) e il Ciclo delle tre età del mondo. Mentre, fra la metà del ‘600 e l’inizio del ‘700 molti testi, che per motivi politici o religiosi non si poterono stampare a Venezia, uscirono editati a Mirandola come falso luogo di stampa.

Tornando alle vicende della Famiglia Pico, Laura Pico nata nel 1660 a Mirandola, figlia del duca Alessandro II della Mirandola e di Anna Beatrice d’Este di Modena, prese casa a Venezia, dove visse felicemente fino al 1720. Il Padre Alessandro II Pico invece si distinse nella nota guerra sostenuta da Venezia nel 1669 contro i turchi, a difesa della religione cristiana sull’isola di Candia, Conflitto in cui Alessandro II portò a sostegno dell’armata veneziana un esercito di 3000 soldati.

Per arrivare ai giorni nostri, il legame tra le due città passa attraverso la figura di Massimo Cacciari. Già sindaco di Venezia, il filosofo dell’umanesimo è intervenuto a Mirandola su espressa richiesta del Centro Internazionale di Cultura “Giovanni Pico della Mirandola”, nel primo decennio del 2000, in incontri molto partecipati sulla figura di Giovanni Pico. Esprimendo oltretutto gratitudine per l’invito ricevuto. È da ricordare inoltre il suo intervento in “Conversazioni pichiane” nel settembre 2012, con Marco Bertozzi, relativamente ad alcuni aspetti della speculazione pichiana legata agli eventi del sisma.

Infine, la società goliardica mirandolese di Francia Corta nell’ambito delle proprie manifestazioni carnevalesche, già da qualche anno si reca a Venezia su invito per prendere parte con i tradizionali abiti del “Principato di Francia Corta” alle feste veneziane.

Il viaggio di Alessandro II Pico all’Isola di Candia – la scheda del libro

L’avventuroso viaggio di Alessandro II Pico nel 1669 verso l’isola di Candia, oggi Creta, per la difesa della fortezza cristiana contro le truppe ottomane. È quanto edito lo scorso anno per la Collana dei Quaderni del Centro Internazionale di Cultura Giovanni Pico della Mirandola.

Dalla Fenice strenna mirandolese per l’anno 1881 e 1882 viene tratto il racconto del medico Gianfrancesco Piccinini al seguito del duca e che, quasi giornalmente descrisse le proprie impressioni e i fatti che si succedettero nell’avventuroso viaggio. Parte di quello di ritorno a Mirandola fu fatto a cavallo all’interno dell’Italia e il Piccinini descrive con cura le osterie e locande visitate durante il percorso con minuzia di particolari.

L’interessante prefazione storica del dottor Giampaolo Ziroldi presenta il quadro delle crociate che si susseguirono dall’XI secolo sino alla data del viaggio del nostro Pico, mettendo in risalto particolari inediti che ci rendono partecipi della straordinaria esperienza che vissero, sulle navi salpate da Venezia i tremila soldati riuniti dal duca Alessandro II, per dar man forte ai veneziani contro i turchi.

Nella parte finale del volume, Claudio Sgarbanti, vice-presidente del Centro Pico, con documenti provenienti dalla Biblioteca Picus di Mirandola, descrive e riproduce tre lettere di un soldato disertore che, dopo essere stato condannato a morte, fu rinchiuso nelle galere venete e messo ai remi sulle navi come forzato per oltre 30 anni.

A chiusura del libro è posta la copia di una rara stampa ripiegata che rappresenta la pianta di Candia assediata dai turchi.

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