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Modena zona rossa, scuole aperte per disabili e figli di lavoratori di categorie essenziali

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Modena zona rossa, scuole aperte per disabili e figli di lavoratori di categorie essenziali. Le scuole hanno iniziato il monitoraggio del bisogno delle famiglie. Fermi però gli asili nidi, coi Comuni e le Unioni dei Comuni che non sono ancora pronti e invocano ulteriori chiarimenti.
Si tratta di un servizio importante per quanti restano al lavoro nonostante le chiusure. In primis le famiglie coi bimbi disabili, che uniscono al bisogno di scolarità anche quello di assistenza, poi gli alunni con le diverse certificazioni di disagio di apprendimento. Ma anche i figli dei genitori che appartengono a categorie definite “essenziali”, quelle che nei dpcm  e nelle ordinanze che istituiscono la zona rossa devono continuare a lavorare (designati coi relativi codici Ateco). I figli dei parrucchieri no, per intendersi, i figli dei fornai sì. 
Le indicazioni del Ministero sono chiare, come spiega ad esempio la preside dell’Istituto comprensivo di San Felice e Camposanto, Anna Paola Maini, che ha inviato a tutti i genitori la richiesta di adesione:
Gli alunni con bisogni educativi speciali (L.104/92, L.170) saranno contattati per il consenso a svolgere
attività didattica in presenza, secondo un orario concordato antimeridiano.
Inoltre:
per i figli di personale sanitario (medici, infermieri, OSS, OSA…) direttamente impegnato nel contenimento
della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale presso altri servizi pubblici essenziali,
possono essere attivate, anche in ragione dell’età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della
scuola in presenza”.
I genitori interessati devono fare esplicita richiesta inviando una mail alla scuola.
In attesa di ulteriori specifiche è invece il preside dell’Istituto Comprensivo di Bastiglia e Bomporto, che ha chiamato all’appello per 4 ore al giorno, al mattino, nelle prossime settimane di zona rossa solo le famiglie con figli disabili Dva o con disagio Bes, cosa che ha suscitato non poche preoccupazioni all’idea di fare classi uniche con solo bimbi disabili e disagiati, scelta che potrebbe apparire segregazionista e all’opposto di tutte le politiche di inclusione della scuola pubblica.
“Si tratta di strumenti normativi figli dell’emergenza, che vogliono dare conto agli interessi sanitari, educativi e inclusivi, per coloro che vogliono che vogliono mandare i figli a scuola – spiega il preside Giuseppe Valle – Non c’è segregazione, sarebbe un danno doppio per chi ha già difficoltà. Costruiamo attività che hanno come punto cardine le azioni inclusive, ma che si scontrano con le esigenze dettate dalla pandemia.
I bisogni dei bambini sono diversi, c’è il disabile gravissimo e chi ha bisogno di piccoli sostegni di apprendimento, i numeri sono ampi: nella nostra scuola ci sono una cinquantina i disabili e più di 300 con disturbi di apprendimento. La scuola ha le competenze per gestire tutti nel modo migliore, siamo in grado e lo faremo, sappiamo che le famiglie sono provate e che, a differenza del marzo scorso, la chiusura delle scuole c’è stata senza l’avvio di strumenti di tutela assistenziale alle famiglie.

E i figli dei lavoratori essenziali, chiediamo, anche per non lasciare soli i disabili?

I numeri sono ampi – osserva Valle –  c’è una esigenza sanitaria e inclusiva ma sanitaria ha la priorità. Aspettiamo lumi interpretativi: quando avremo chiarezza normativa ci regoleremo di conseguenza”

Sul tema si è espressa l’assessora regionale alla Scuola Paola Salomoni, chiarendo che la misura di scuola in classe va applicata anche ai key workers, i lavoratori essenziali:

Sono felice di comunicare che  – ha scritto l’assessora su Facebook – è pervenuta alla Regione Emilia-Romagna ed all’Ufficio Scolastico Regionale la nota del Ministero dell’Istruzione rispetto alla possibilità di prevedere la didattica in presenza, oltre che per gli “alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”, anche “degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”.

In attesa di lumi dall’alto anche gli enti, Comuni da soli o Unioni, che gestiscono gli asili nido. L’Unione Comuni Area Nord (Mirandola, San Felice, Camposanto, Cavezzo, Concordia, Medolla e San Prospero) risponde ai genitori che hanno richiesta che è in attesa di indicazioni per decidere il da farsi.
Dall‘Unione Comuni Terre d’Argine (Novi, Soliera, Carpi) si spiega in una nota che che:

Incontro tra i gestori pubblici e privati dei servizi 0-6 anni dell’Unione Terre d’Argine. Alcune decisioni condivise in vista della prossima settimana.

Come noto, il DPCM del 2 marzo 2021 e l’ordinanza regionale della Regione Emilia-Romagna n. 25 del 3 marzo 2021, hanno sospeso per tutta la provincia di Modena (che è stata collocata in “zona rossa”) tutte le scuole di ogni ordine e grado e, a partire dal prossimo lunedì 8 marzo, anche i nidi e le scuole di infanzia.

Nella giornata di oggi si sono riuniti on line tutti i gestori dei servizi 0-6 anni comunali, statali e privati dell’Unione Terre d’Argine per confrontarsi e coordinarsi. Queste sono state le principali decisioni assunte di comune accordo per la riorganizzazione dei servizi nel rispetto delle nuove normative:

1. Come previsto dall’ordinanza e dall’art. 43 del DPCM, tutti i gestori pubblici e privati organizzeranno dal prossimo lunedì 8 marzo o al più tardi da martedì 9 marzo, l’accoglienza in presenza dei bambini con disabilità certificata, in base alle richieste e alle esigenze manifestate dalle famiglie. Per garantire il più possibile la continuità educativa, nelle strutture che rimarranno aperte, saranno se possibile presenti gli abituali insegnanti ed educatori. Tale accoglienza sarà in orario antimeridiano (di norma dal mattino fino alle 12.30-13), prevedendo per i bambini una merenda.

2. Si cercherà di organizzare per tutti i bambini forme di educazione a distanza e di contatto con i bambini e le famiglie, pur nella consapevolezza che questa modalità risulti non del tutto idonea dal punto di vista educativo per bambini e bambine così piccoli.

3. Rispetto alla nota di ieri del Ministero dell’Istruzione relativamente alla applicabilità “salvo diversa disposizione delle Ordinanze regionali o diverso avviso delle competenti strutture delle Regioni, da verificare da parte degli USR, […] della presenza… degli alunni e studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione, nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste e … anche in ragione dell’età anagrafica”, tutti i gestori hanno concordato sulla necessità di ricevere da parte dello Stato, della Regione o dall’Ufficio Scolastico Regionale, una norma o nota formale di chiarimento in ordine alla precisa definizione delle procedure e responsabilità da seguire per la valutazione e l’inclusione di tali categorie, all’applicazione o meno a entrambi i genitori o solo ad uno, alla specifica di quali sono le cd. altre categorie “essenziali” (anche rispetto al fatto se rientrano figure come insegnanti ed educatori, lavoratori dei servizi di pubblica utilità, etc.).

Si è infine condiviso che le eccessive deroghe alle decisioni assunte, specie in aree a forte rischio pandemico, rischiano di dare informazioni fuorvianti alle famiglie e rendono di difficile attuazione la riorganizzazione dei servizi: sono preferibili decisioni chiare, tempestive ed univoche senza margini di interpretabilità, specie in relazione alla apertura o chiusura di servizi fondamentali come quelli educativi all’infanzia.

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