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In calo il numero di aziende della provincia di Modena iscritte alla White List

Attraverso un comunicato stampa, Franco Zavatti, membro del Coordinamento legalità di Cgil Modena, denuncia il preoccupante calo, avvenuto negli ultimi anni, delle adesioni alla cosiddetta White List provinciale, che raggruppa quelle imprese ammesse “nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa”. Di seguito, il comunicato di Cgil Modena:

“Speriamo che, finalmente, il Senato concluda rapidamente e conceda l’avvio del procedimento richiesto dal tribunale di Modena a carico dell’ex senatore Carlo Giovanardi, per le sue “spinte illegali” e sospette a sostegno di imprese escluse dalla White List e oggetto di interdittive antimafia. Il giorno 1° aprile si definiva, tempo fa e ridendo parecchio, il giorno del “pesce di aprile”, alludendo a scherzose battute ed inganni. Proprio in quella giornata, l’ex senatore ha scritto sulla stampa per difendersi dalle accuse giudiziarie, scaricando le sue colpe sui “clamorosi errori da parte della Prefettura” ed accusando per “imbarazzanti silenzi ed ignavia dei sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali che non hanno mosso un dito” contro le interdittive antimafia sbagliate, ai danni di imprenditori modenesi “considerati persone per bene e provocando così la perdita di centinaia di posti di lavoro!”

Il recente processo Aemilia Ter, o “processo White List”, che vede undici imputati modenesi, e speriamo l’ex senatore, registra un avvio giudiziario che vede l’ammissione, come parti civili, della Cgil, dell’Associazione antimafia Libera e della nostra Regione, sottolineando “l’attenzione sindacale allo sfruttamento dei giovani, stranieri, del caporalato e della manodopera irregolare”. Il sindacalismo confederale, e la Cgil in primis, pongono da sempre al centro delle loro piattaforme, vertenze e tavoli di confronto istituzionali, le dure tematiche di prevenzione attiva e concreta, a contrasto della crescente economia irregolare ed illegale, sempre più avvicinata e coinvolta con l’infiltrazione malavitosa e mafiosa. Sempre più incisiva anche qui in Emilia Romagna.

Una prevenzione concreta che deve coinvolgere l’intera organizzazione sociale, la rete delle Istituzioni e, sempre più, le rappresentanze dell’imprenditoria. L’ultima relazione annuale della DIA riporta (pag. 706) la “classifica” fra le regioni per il N° delle imprese colpite dal grave provvedimento di “interdittiva antimafia”. Dopo Sicilia, Calabria e Campania – capitali di Cosa Nostra, Ndrangheta e Camorra – c’è la Lombardia e, subito dopo, la nostra Emilia-Romagna: come dire che siamo al 2° posto fra tutti i territori al nord della capitale. Torniamo allora alla stringente necessità di estendere l’utilizzo delle scelte “chiaramente preventive” da parte dell’intera nostra imprenditoria, con la White List in primis: la richiesta di iscrizione da parte delle ditte è volontaria e gratuita. Avere all’occhiello il timbro della White List significa che quell’impresa è ammessa “nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori NON soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa” (L. 190 del 2012).

Ma allora, perché non c’è la corsa delle nostre imprese verso questo utile riconoscimento? Lo stesso utile e chiaro documento di presentazione della White List Provinciale, da parte della Prefettura modenese, afferma l’utilità di tale strumento dicendo che “tale elenco ha lo scopo di rendere più efficaci i controlli antimafia nei confronti di operatori economici attivi nei settori maggiormente esposti a rischi di infiltrazione mafiosa”. E’ per questo che il sindacato si batte per sostenere anche misure dii “incoraggiamento” per estendere l’iscrizione delle ditte a queste liste di legalità: White List e/o Rating Legalità. Ad esempio? Nei bandi per i tanti appalti pubblici andrebbe assegnato un punto di vantaggio alle imprese incluse nelle liste.

In realtà vediamo la concreta attenzione ed adesione delle nostre circa 65.000 imprese modenesi, sfogliando le decine di tabelle prefettizie.

Dopo il decollo di inizio 2013, in ottobre 2014, in provincia di Modena c’erano 2.110 imprese iscritte alla White List.

  • Nell’ottobre 2015 erano cresciute a circa 2.300.
  • Nel luglio 2019 ne contammo una leggerissima crescita, fino a 2.371.
  • Oggi, inizio aprile 2021, il conteggio si ferma a 2.028 imprese, con un evidente calo!

Un calo ancor più preoccupante vedendo poi che in quel totale in ribasso, è anche compreso il N° di 910 ditte (il 45%) con la data scaduta! Una stasi troppo evidente e preoccupante che dovrebbe vedere l’associazionismo imprenditoriale e le istituzioni assumerlo come problema concreto ed utile per restringere gli spazi all’economia illegale e lavoro irregolare. Ancor più in questa fase tanto aggravata dalla pesantissima crisi da pandemia”.

 

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