La musica ad Auschwitz: a Soliera la presentazione del libro di Roberto Franchini
SOLIERA- Sembra impossibile da credere ma la musica, suonata dal vivo, non mancava nei campi di sterminio nazisti. Era “strumento per i carnefici o sollievo per i prigionieri? Sinfonia di morte o elegia di pace dell’animo?”.
Intorno a questi interrogativi il giornalista, scrittore e saggista Roberto Franchini ha costruito il suo libro “L’ultima nota. Musica e musicisti nei lager nazisti” (Marietti 1820) che presenta a Soliera venerdì 28 gennaio, alle 21, presso Habitat: in via Berlinguer 201. L’iniziativa fa parte del programma che il Comune di Soliera e la Fondazione Campori dedicano alla celebrazione del Giorno della Memoria, in collaborazione con l’Università della Libera Età Natalia Ginzburg, l’Istituto storico di Modena, Anpi Soliera e Arci Soliera. Introdotto dalla direttrice dell’Istituto Storico di Modena Metella Montanari, Franchini racconterà come ad Auschwitz, Terezin, Buchenwald e Dachau si facesse musica per molti motivi. Le SS imponevano ai prigionieri di accompagnare le torture, le marce verso il lavoro o le camere a gas con brani strumentali. Le piccole o grandi orchestre allestite nei lager servivano per intrattenere gli aguzzini nel fine settimana o per sostenere la propaganda nazista. Nei campi di sterminio si incontrarono musicisti di grande valore che riuscirono a produrre opere di notevole qualità. Non c’erano solo gruppi impegnati nell’esecuzione di brani di musica classica, ma anche musica da camera e jazz “che mattino, mezzogiorno e sera accompagnavano la partenza e il ritorno dei Kommandos, le squadre di lavoro”. A volte la musica aveva un ruolo spettrale e in netta contraddizione con le atrocità compiute nel campo: serviva a camuffare quanto stava accadendo. Nel lager di Treblinka, ad esempio, Chil Raichman- uno dei pochi sopravvissuti- racconta che, ascoltando quelle note, “all’arrivo del convoglio nel lager, le persone erano convinte che non sarebbe stato fatto loro alcun male”. La musica faceva da colonna sonora del dolore o della speranza, dell’angoscia o della resistenza psicofisica degli internati- dai musicisti agli ascoltatori- nei vari lager in un Paese in cui, a quei tempi. vigeva l’assurda contraddizione fra “la musica vietata” come quella dei compositori di origine ebraiche e la musica “imposta” nei campi di concentramento. L'ingresso alla presentazione sarà gratuito con prenotazione consigliata, contattando il numero 059.568508. Obbligo di green pass rinforzato e mascherina FFP2.
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