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21 Settembre 2026
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Le antiche stampe dei mostri giapponesi a Bologna con la mostra “Yokai”

BOLOGNA - Dopo il grande successo alla Villa Reale di Monza, la mostra "Yōkai. Le antiche stampe dei mostri giapponesi" arriva a Bologna, nelle sontuose stanze quattrocentesche di Palazzo Pallavicini, dal 7 aprile al 23 luglio 2023, con il patrocinio del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e del Consolato Generale del Giappone a Milano. Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata da Paolo Linetti, massimo esperto di arte giapponese e curatore di importanti collezioni private, la mostra presenta al pubblico occidentale il fantastico mondo dei mostri della tradizione nipponica, attraverso più di duecento opere del XVIII e XIX secolo, tra stampe antiche, libri rari, abiti, armi, un’armatura samurai. In esposizione anche una straordinaria collezione di netsuke, 77 piccole sculture in avorio un tempo usate come fermaglio.
La mostra si apre con una sala immersiva che fa rivivere al visitatore l’esperienza della più leggendaria prova di coraggio dei samurai: il rituale delle 100 candele. Rituale che iniziava dopo l’ora del tramonto e vedeva i samurai riunirsi in una stanza illuminata dalla luce di cento candele. Ognuno di loro doveva raccontare ai compagni una storia popolata di yōkai, i mostri giapponesi appunto, con l’obiettivo di testare il loro coraggio spaventandoli a morte. Al termine della storia, chi l’aveva narrata doveva alzarsi, spegnere la candela di una lanterna, prendere uno specchio e specchiarvisi nell’angolo più lontano dagli altri: l’oscurarsi progressivo della stanza accompagnava la narrazione di racconti sempre più spaventosi e carichi di suspense. Allo stesso modo i visitatori faranno il loro ingresso in una stanza totalmente buia, illuminata soltanto dalla fioca luce di cento candele che proietteranno sui loro volti rosse ombre tremolanti. Le candele si spengeranno poi una ad una, accompagnate dalla voce roca del fantasma di un vecchio samurai, morto dopo essere impazzito per aver incontrato un vero mostruoso yōkai nella notte. Il Rituale delle cento candele ebbe una grande influenza sul mondo dell’editoria. A Palazzo Pallavicini si trovano alcuni preziosi volumi riccamente illustrati che raccolgono le leggende narrate in queste occasioni, oltre a un importante nucleo di xilografie policrome che davano forma ai racconti, realizzate dai più famosi artisti giapponesi del XVIII e XIX secolo. Ognuno di questi autori era specializzato nel suscitare un diverso sentimento in chi le osservava; è così che Tsukiyoka Yoshitoshi, ultimo grande maestro dell’Ukiyo-e, sapeva rendere l’opera sanguinosa e terrificante, come ne L’Uccisione del vecchio Tanuki da parte di Naoyuki nel palazzo di Fukujima; Kuniyoshi Utagawa era in grado di rendere la scena spaventosa e di forte impatto visivo, come nel trittico La principessa strega Takiyasha e lo scheletro [del padre] da Storia di Utö Yasutaka, in cui l’enorme scheletro incombe su tutto l’impianto compositivo; d’altro canto, Chikanobu Yoshu è noto per la massima tensione psicologica che sapeva infondere nei suoi lavori, Kyosai Kawanabe per l’atmosfera divertente e grottesca, mentre Kunisada, con la sua onnipresente e posata grazia, era invece l’autore ideale per generare empatia verso protagoniste tragiche e romantiche.
Tra le stampe in mostra, spiccano le straordinarie xilografie di Hokusai, del quale vengono proposti alcuni dei famosi quaderni manga, quando la parola “manga” aveva ancora il suo significato originario di “immagine divertente, fatta senza scopi seri”, tutti raffiguranti mostri della tradizione nipponica, e “Il libro di combattenti cinesi e giapponesi”, una delle sue opere illustrate più pregiate, proposta nella sua prima edizione, oggi rarissima. Si segnalano inoltre i capolavori dei tre più importanti maestri della scuola Utagawa: Hiroshige, Kunisada e Kuniyoshi, ai quali il celebre editore Senzaburo Ibaya aveva commissionato “Cinquantatré stazioni parallele del Tokaido” (la via che univa Edo a Kyoto), chiedendo loro di rappresentare ciascuna di esse attraverso leggende e storie di paura.  Le creature ed i mostri che popolavano queste illustrazioni, protagonisti delle locali leggende tradizionali, sono gli antenati dei Pokemon, dei robot giapponesi, dei personaggi rappresentati nelle animazioni di Miyazaki. LE NOVITA’ DI BOLOGNA, UN’ILLUSTRATRICE DA TUTTO ESAURITO E TUTTO QUELLO CHE COMPLETA LA MOSTRA Rispetto alla tappa di Monza, la mostra Yōkai è stata totalmente ripensata per Bologna, dove vengono presentate anche opere mai esposte prima. Tra le altre, segnaliamo due splendide xilografie di Kuniyoshi, in cui l’artista ben esprime la sua ironia e la sua passione per i mostri: una raffigura la buffa danza nuziale di due sposi, sotto le cui mentite spoglie di trovano due giovani volpi, l’altra ci mostra, con grande comicità fumettistica, un fantasma ed una donna gatto che passeggiano fianco a fianco, intenti in una conversazione. Molto curioso, poi, un ventaglio da guerra di un generale che, secondo la tradizione samurai, muovendolo dava ordini in battaglia. La mostra si completa con una serie di tavole ad opera di Marga “Blackbanshee” Biazzi, illustratrice da sold out nelle maggiori fiere del fumetto italiane con richieste di collaborazioni da tutto il mondo. Ogni tavola presenterà in chiave contemporanea un racconto e un mostro grazie allo stile che la caratterizza in maniera inequivocabile. Tutte le sei illustrazioni saranno raccolte in un cofanetto venduto in anteprima in una edizione speciale presso la mostra e poi mai più, diventando di fatto un oggetto raro da collezione. Una serie di eventi collaterali collegati alla mostra animeranno i mesi di apertura della mostra con conferenze, workshop, concerti e visite guidate. Accompagna la mostra un catalogo d’arte Skira. Skira è partner editoriale della mostra Yōkai grazie alla realizzazione e alla produzione di un volume di pregio che presenta grandi riproduzioni delle opere della mostra, i segreti le curiosità e le leggende ad esse collegati, in collaborazione con Vertigo Syndrome e con la curatela di Paolo Linetti.
IL MISTERIOSO MONDO DEGLI YŌKAI, MOSTRI E SPIRITI DELLA CULTURA GIAPPONESE ANTICA Yōkai, yūrei, oni, bakemono, kappa e tengu Le leggende giapponesi, sin dalle origini quando ancora venivano tramandate oralmente, sono popolate da mostri e spiriti. La parola yōkai indica complessivamente tutte queste creature, ma anche la sensazione di paura e di stupore di fronte ad un evento straordinario, spiegabile solo presupponendo una presenza non umana. Nel periodo Edo (1603-1868) queste leggende acquistano valore letterario e i mostri che vi compaiono cominciano ad essere raffigurati da artisti famosi, sino a che, in epoche più vicine alla nostra, assumono caratteristiche sempre più concrete e fisse, attenuando il loro aspetto terrificante e diventando oggetti di intrattenimento. Queste entità sono molto diverse le une dalle altre. Ci sono gli Yōkai, creature inquietanti, apparizioni inspiegabili, che se hanno sempre un aspetto mostruoso, non sono però sempre malvagi. Hanno tutti poteri straordinari, divini, alcuni di loro possono mutare il proprio aspetto a piacimento. E poi ci sono gli Yūrei, fantasmi o spiriti di persone uccise in modo cruento, che non riescono ad abbandonare il mondo degli uomini, ancora assetati di vendetta verso chi gli ha fatto del male. Gli Yōkai interagiscono con gli umani in mille modi, spesso casuali, mentre Yūrei non danneggiamo quasi mai un umano a caso, inseguono il loro assassino, cercano pacificazione. Tra questi Yōkai, il cui termine indica letteralmente i mostri, s’incontrano i Kodama, spiriti delle piante, gli Omukade (centopiedi giganti e velenosi), gli immensi Kaiju (bestie solitamente provenienti dal mare), gli Oogumo (ragni delle caverne dalle dimensioni di vitelli che prosciugano i dormienti), i Bakeneko (gatti mannari-mammoni a due code), i Gama (rospi vampiri); o ancora i Bakemono, mostri mutaforma per nascita come le Jorogumo (avvenenti donne che rivelano alle vittime la loro reale natura di enormi ragni), e le Kitsune (sensuali donne volpi); i Tanuki, simpatici tassi trasformisti; i Kappa, esseri acquatici, che importunano le natanti; le Ningyo le sirene giapponesi la cui carne profumatissima può donare agli uomini giovinezza o morte atroce; Okiku, il fantasma inconsolabile che cerca il decimo piatto a lei rubato… Questo mondo fantastico ha ispirato la letteratura e il cinema, i manga, gli anime e i videogiochi, basti pensare al gigantesco Godzilla, ai Pokemon mutaforma, alle creature create ad arte dal maestro Hayao Miyazaki o ai giganti antropofaci di “Attack of Titans”. LA MOSTRA YŌKAI NELLE PAROLE DELLA PRODUTTRICE
"Dopo molti anni di esperienze e consulenze artistiche – racconta Chiara Spinnato, fondatrice di Vertigo Syndrome assieme al pubblicitario Filippo Giunti – abbiamo deciso di investire in una società che rispecchi pienamente la nostra visione, il nostro entusiasmo e la nostra metodologia di lavoro. Vogliamo creare una mediazione tra le conoscenze approfondite degli studiosi, le esigenze degli spazi espositivi, e ciò di cui ha realmente bisogno il pubblico delle mostre: conoscenza attraverso l’esaltazione del divertimento, apprendimento che sia anche e soprattutto stupore e rapimento. Quello che rende una mostra esaltante non è soltanto ciò che viene esposto, ma anche il percorso che il visitatore compie all’interno di essa, che deve essere adattato appositamente per ogni luogo o città che lo ospita. Yōkai è stata la prima mostra prodotta da Vertigo Syndrome, esattamente un anno fa, ed è stato importante farle iniziare il cammino della società con un’esposizione dai contenuti eccezionali come questa, frutto di un grande lavoro di ricerca e di collaborazione con un esperto della cultura giapponese come Paolo Linetti".
LA MOSTRA YŌKAI RACCONTATA DAL SUO CURATORE
"La mostra è il frutto di uno studio che ha messo a confronto storici dell'arte, studiosi del folklore giapponese e professori di mitologia greca, teologia, leggende e storia della scienza occidentale e permetterà al visitatore di conoscere in modo approfondito le creature affascinanti, bizzarre e assolutamente non comuni che popolano le leggende giapponesi, facendo chiarezza su terminologia, inesattezze ed errate interpretazioni purtroppo molto diffuse – sottolinea il curatore Paolo Linetti. - Molti di questi spiriti provengono direttamente dal folklore e della cultura popolare, trasmessa attraverso le generazioni. Creature spaventose con poteri prodigiosi, alcune malvagie, altre benevole, alcune che preferiscono vivere in aree selvagge ed evitare gli esseri umani, altre invece che scelgono di vivere vicino, o tra di essi. I segreti di questo mondo saranno rivelati in un percorso che raccoglie stampe, libri antichi, abiti, armi, spade, un’armatura samurai, oltre a un nucleo di preziosi netsuke e nuove opere che arricchiscono questa seconda tappa".
LA MOSTRA YŌKAI E’ ADATTA AI RAGAZZI? La mostra Yōkai è molto adatta ai bambini e ai ragazzi. Saranno proprio loro, bambini dai tre ai dodici anni quelli più stupefatti, divertiti e incuriositi dalle innumerevoli attività pensate proprio per loro che si trovano alla mostra. Tutti i bambini che arriveranno in mostra saranno accolti dall’invito di partecipare ad una caccia al tesoro all’interno delle sale della mostra per trovare delle tracce lasciate da un fantomatico Ambrogio, esploratore di yōkai, che ha bisogno del loro aiuto. Al termine della caccia al tesoro, ogni bambino riceverà come premio una delle ambite dieci spille da cacciatore di tesori raffiguranti uno yōkai. In uno degli spazi della mostra, sarà creata una sala gioco piena di mostri da colorare, un gioco di carte realizzato da noi dove ogni bambino potrà creare il proprio yōkai personale e uno scenario dove far scorrazzare gli yōkai ricevuti in regalo. Questo permetterà ai genitori (o almeno a uno dei due) di godersi la mostra dedicandole tutto il tempo che merita senza timore di dover intrattenere un bambino annoiato che vuole tornare a casa a giocare con i videogiochi. Per le scuole e per i centri estivi saranno pensate sia visite guidate classiche che visite gioco con la caccia allo yōkai d'oro all'interno della sala delle cento candele che entusiasmerà i giovani esploratori. I mostri giapponesi sono entrati nella nostra cultura televisiva a partire dagli anni ‘50 con Godzilla, portando usi e costumi della società nipponica nel nostro paese. Cambiano le serie, i film e le generazioni che li guardano, ma loro, i mostri giapponesi, sono sempre lì ad incantare i giovani attraverso nuovi canali, nuovi media e nuove storie. La visita in mostra per un ragazzo appassionato o curioso di anime e manga può diventare spunto per un’analisi delle origini dei suoi personaggi preferiti. I ragazzi più piccoli si divertiranno a ritrovare nelle raffigurazioni dei vari yōkai le fattezze di mostri e mostriciattoli protagonisti dei loro cartoni e film di animazione.

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