Nuovo suicidio nel carcere di Modena, i parlamentari Pd: “Inaccettabile che il “Sant’Anna” non sia stato inserito nel Piano carceri”
“Quante persone dovranno ancora morire perché il Governo si attivi seriamente per trovare una soluzione alle inaccettabili condizioni di vita in carcere? Nel nostro ordinamento la pena deve avere un fine rieducativo e di reinserimento, non rappresentare il confinamento in un buco nero di disperazione e mancanza di alternative, tanto da spingere a togliersi la vita”.
Dopo il suicidio di una persona detenuta, il quinto da inizio anno, avvenuto nel carcere di Modena, i parlamentari modenesi del Partito Democratico Enza Rando, Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra chiamano in causa il Governo.
“La tutela della dignità umana e della salute vale deve essere garantita anche alle persone che scontano una pena detentiva – continuano gli esponenti Dem – e questa non può tramutarsi, a causa delle indecenti condizioni delle strutture, in una tortura. E la condanna alla detenzione non può equivalere a una condanna a morte. Come infatti hanno sottolineato a più riprese le associazioni che si occupano di carcere, gli operatori e gli stessi sindacati degli Agenti penitenziari, lo stato in cui versa il Sant’Anna è terribile, con strutture fatiscenti, carenza di personale e un sovraffollamento di 580 detenuti in una struttura con 371 posti regolamentari. Ci chiediamo quante persone dovranno ancora togliersi la vita prima che il Governo intervenga seriamente per risolvere una situazione che è diventata assolutamente intollerabile da qualsiasi punto di vista. In questa situazione infernale, è sconcertante che il Sant’Anna non sia stato inserito nel Piano carceri del Governo. Ora l’esecutivo ci dica come pensa di intervenire seriamente su una situazione che è andata da tempo ben oltre il limite del tollerabile".
“Anche il presidente Mattarella ha richiamato il tema dei diritti delle persone detenute – concludono i parlamentari – e l’ultima vittima aveva appena 24 anni. Se l’idea di questo Governo è di fare in modo che il carcere divenga sempre più una discarica sociale, sappia che questo non è il modo di risolvere il problema, ma se mai di esacerbarlo. Fino alla prossima vittima, fino alla prossima rivolta. È ora di dire basta”.
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