Modena, la denuncia: “Cimitero Militare della Prima Guerra Mondiale e stele commemorativa del 36° Reggimento Fanteria in stato di degrado”
MODENA - Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del Direttivo dell'Associazione Studi Militari Emilia-Romagna APS, riguardante lo stato di degrado del Cimitero Militare della Prima Guerra Mondiale di San Cataldo e della stele commemorativa del 36° Reggimento Fanteria, due luoghi simbolo della memoria militare modenese:
"Ci rivolgiamo agli organi di informazione perché, dopo anni di segnalazioni, richieste, incontri e solleciti rimasti sostanzialmente senza esito, riteniamo doveroso portare all'attenzione dell'opinione pubblica lo stato di abbandono in cui versano il Cimitero Militare della Prima Guerra Mondiale di San Cataldo, a Modena e la stele del 36° Reggimento Fanteria che si erge poco distante dal centro storico. All'interno del complesso monumentale del cimitero metropolitano riposano 1.077 militari provenienti da ogni parte d'Italia. Sono soldati morti a Modena a causa delle ferite riportate in guerra o delle malattie contratte durante il servizio. Giovani uomini che servirono il Paese fino all'estremo sacrificio e che oggi, ad oltre un secolo di distanza, sembrano essere stati dimenticati da quelle stesse istituzioni che dovrebbero custodirne la memoria. La situazione del sepolcreto è sotto gli occhi di chiunque voglia osservarla senza voltarsi dall'altra parte. Le lapidi hanno progressivamente perso le loro iscrizioni, fino a diventare, nella quasi totalità dei casi, tombe senza nome. I basamenti risultano compromessi, molte strutture hanno subito cedimenti e gli interventi effettuati nel tempo si sono limitati a soluzioni provvisorie e antiestetiche che hanno alterato l'aspetto originario del monumento. Il problema non è soltanto conservativo. È prima di tutto morale. Quando un soldato perde il proprio nome sulla tomba, non si deteriora semplicemente una lapide: si cancella un'identità. Si spezza il legame tra una persona, la sua storia, la sua nazione e il luogo in cui riposa. Si priva una comunità della possibilità di ricordare. Da anni la nostra associazione si è più volte attivata in maniera autonoma e basandosi sul lavoro volontario dei propri soci per restituire decoro a questi monumenti. Col passare degli anni ha inoltre più volte avanzato proposte e soluzioni per restituire dignità a questo luogo della memoria. Da anni riceviamo rassicurazioni, promesse e annunci. Nel frattempo il degrado continua ad avanzare.
Particolarmente amaro è constatare che l'unica lapide oggi restaurata e nuovamente leggibile sia quella appartenente a un militare delle forze dell'Impero Britannico, recuperata grazie all'intervento della Commonwealth War Graves Commission, insegnandoci che per alcuni Stati i caduti sepolti in nazioni estere non vengono mai dimenticati. Mentre un ente straniero ha trovato il modo di restituire dignità al proprio caduto, i nostri soldati sepolti in territorio nazionale continuano a rimanere senza nome. È un'immagine che dovrebbe far riflettere tutti. Nel novembre 2023 abbiamo deciso di non allestire più le tombe del cimitero di San Cataldo con le tradizionali coccarde tricolori durante le celebrazioni delle Forze Armate. Una scelta sofferta ma necessaria. Non riteniamo accettabile limitarsi ai gesti simbolici quando manca la volontà di affrontare concretamente il problema. Le commemorazioni hanno senso soltanto se accompagnate dai fatti. Oggi, nelle stesse ore in cui si depongono corone d'alloro e si pronunciano discorsi ufficiali, le tombe dei caduti continuano a deteriorarsi e i loro nomi continuano a scomparire. La mattina del 2 giugno, come ogni anno, ci siamo recati presso la stele del 36° Reggimento Fanteria sito in viale Montecuccoli per rendere omaggio ai suoi caduti. Ma anche quest'anno un'amara e disgustosa visione ci ha investiti. Anche in quel luogo il degrado è evidente. Per anni abbiamo provveduto come associazione e in maniera volontaria alla pulizia e riqualificazione dell'area. Quest'anno abbiamo scelto di non nascondere più la realtà, affinché tutti possano vedere in quali condizioni vengono conservati monumenti eretti per ricordare chi ha sacrificato la propria vita per l'Italia. Dopo tanti anni non formuliamo più richieste. Registriamo semplicemente uno stato di fatto. Le istituzioni, a ogni livello, hanno avuto tempo e strumenti per intervenire. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: un monumento storico lasciato decadere e oltre mille soldati privati persino del loro nome. Noi continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: studiare, divulgare e difendere la memoria di questi uomini. Ma la memoria non può vivere soltanto attraverso l'impegno del volontariato e delle buone intenzioni. Ha bisogno di responsabilità, di cura e di rispetto da parte delle istituzioni. I caduti non si onorano soltanto durante le cerimonie ufficiali. Si onorano preservando i loro sepolcri, custodendo i loro nomi e garantendo che le future generazioni possano conoscere la loro storia. Perché una Nazione che dimentica i propri morti finisce inevitabilmente per dimenticare anche sé stessa".
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