L’orizzonte del Grande Nord: il viaggio a pedali di Enrico Monari
Un uomo, una bicicletta e la linea infinita dell’orizzonte. Sabato mattina, la piazza di San Felice sul Panaro si è stretta attorno a Enrico Monari per salutare l’inizio della sua avventura. Il cinquantanovenne, da sempre amante delle due ruote, si è messo in sella diretto verso il punto più settentrionale d'Europa: Capo Nord. Ad attenderlo, nessuna spinta se non il vigore delle proprie gambe e una straordinaria forza d'animo. Con un pizzico di autoironia, Monari confessa il soprannome con cui i concittadini commentano la sua audacia: “A San Felice mi chiamano ‘Il Màt’ [il matto]”. È proprio questa miscela di coraggio e generosità a guidarlo in un viaggio lungo due mesi.
Quella per le latitudini del nord sembra essere una passione radicata nel territorio. Impossibile non pensare a Davide Gaddi, un altro grande interprete delle lunghe distanze su due ruote partito in passato proprio a inizio giugno per la stessa meta, o ai racconti dello scrittore e atleta crevalcorese Andrea Accorsi, che di quel viaggio ha fatto un libro. Monari raccoglie oggi questo testimone ideale, muovendosi però con un preciso intento filantropico.
"Una pedalata per la vita": Enrico Monari da San Felice a Capo Nord in bicicletta
I numeri descrivono bene la portata dell’impresa: 4.600 chilometri, pedalando circa otto ore al giorno per coprire tappe da cento chilometri. Se fino a Monaco di Baviera Monari potrà godere della compagnia di alcuni amici, il superamento della frontiera tedesca inaugurerà una lunga parentesi in solitaria attraverso la Repubblica Ceca e la Danimarca, fino alle lande scandinave. Un viaggio che prediligerà il pernottamento in tenda, dove le normative locali lo consentiranno, alternato a soste in strutture ricettive.
Nulla è stato lasciato al caso: la pianificazione, iniziata a ottobre, ha previsto ogni eventualità. “Ho con me attrezzatura e ricambi fondamentali” spiega Monari. “Nelle regioni più remote della Svezia sarò solo; in caso di guasto meccanico dovrò cavarmela da me. Sulla bici ho un carico di 26 chili tra cibo, vestiti e attrezzatura che, sommati agli 11 della bici, portano il peso complessivo a 37 chili”. La solitudine della rotta sarà mitigata dalla tecnologia: un tracciamento GPS costante e un diario di bordo quotidiano sui social permetteranno a molti di condividere le tappe del viaggio, sostenuto da sponsor, Avis e Comune.
Il fine ultimo del viaggio va oltre il traguardo sportivo. Tramite la pagina Instagram (enrypass), è attiva una raccolta fondi – che ha già superato i mille euro – per finanziare uno screening preventivo dei nei per i donatori Avis. “Come nel viaggio verso il Nord, anche nella donazione del sangue la costanza è l’elemento chiave per raggiungere traguardi straordinari” riflette Monari. “Donare è un atto di puro altruismo, ma presuppone che il donatore sia il primo a stare bene. Spero che questo mio gesto possa ispirare i più giovani”.
Al momento del via, davanti al municipio sanfeliciano, la comunità ha tributato al ciclista un caloroso applauso. Erano presenti la presidente dell’Avis comunale Stefania Pizzi, il sindaco Michele Goldoni e l’assessore alla Sanità Elisabetta Malagoli, che ha definito l’iniziativa “un esempio concreto di civismo e solidarietà, un’avventura di profondo valore umano, atletico e sociale volta al bene comune”. Raggiunto Capo Nord, non ci sarà spazio per il riposo. Lì lo raggiungerà la moglie e insieme, sempre in sella, pedaleranno per altri mille chilometri tra le meraviglie delle isole Lofoten. A noi non resta che augurargli buon viaggio, affascinati da questa generosa e splendida impresa.
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