Riclassificazione dei Comuni montani, PD: “Dal Governo un pasticcio inutile che divide i territori e non risolve nulla”
MODENA - “Quella del Governo sulla riclassificazione dei Comuni montani è una scelta sbagliata nel metodo e nel merito, che non rafforza la montagna ma la mette gli uni contro gli altri, senza portare risorse aggiuntive né soluzioni concrete”.
Così il capogruppo in Assemblea legislativa Paolo Calvano e i consiglieri regionali Daniele Valbonesi, Anna Fornili, Barbara Lori, Matteo Daffada’, Alice Parma, Lodovico Albasi, Gian Carlo Muzzarelli e Fabrizio Castellari commentano l’esito della Conferenza Stato-Regioni, che a Roma non ha raggiunto l’intesa sul provvedimento governativo.
L’esito era ampiamente prevedibile – attaccano i democratici – perché i criteri fissati dal Governo sono sbagliati nel metodo e nel merito. Per mesi si è alimentata una contrapposizione sterile tra Alpi e Appennino, tra Comuni di crinale e Comuni collinari, per spartire risorse scarse e ferme da anni. Un’operazione che definire una riforma è francamente eccessivo”.
“In Emilia-Romagna – sottolineano i consiglieri – si conferma il numero di 99 Comuni montani riconosciuti a livello nazionale, con alcune variazioni in ingresso e in uscita, ma è bene chiarire un punto politico fondamentale: i Comuni che oggi la legge nazionale include lo erano già nella normativa regionale, che continua a riconoscerne 121. Questo dimostra come il Governo non abbia introdotto alcun reale valore aggiunto, ma solo incertezza e tensioni tra crinale, collina e valle. Il tutto – sottolineano – per decidere come distribuire circa 200 milioni di euro tra quasi 4.000 Comuni: una cifra del tutto insufficiente, peraltro invariata da cinque anni e mai adeguata all’inflazione. Alla fine, dopo mesi di polemiche e senza il coinvolgimento di Uncem e Anci, il Governo persevera in scelte sbagliate, perdendo tempo prezioso che poteva essere usato per affrontare davvero i problemi strutturali della montagna e del nostro Appennino”.
I consiglieri regionali rivendicano quindi la scelta della Regione Emilia-Romagna di andare in direzione opposta: “Di fronte a un impianto nazionale che divide e penalizza, la Regione ha scelto di proteggere tutti i territori. La legge regionale resterà inclusiva e, laddove il Governo sottrae risorse ai Comuni esclusi, la Regione interverrà con fondi propri per ristabilire l’equilibrio costruito in questi anni, senza lasciare indietro nessuno. Non a caso – concludono – nella legge di bilancio regionale 2026-2028 il Fondo montagna è stato incrementato del 60%, proprio per prevenire gli effetti negativi di questo provvedimento. È questa la differenza tra chi alimenta divisioni e chi, invece, lavora per integrazione, cooperazione e solidarietà tra territori. La montagna emiliano-romagnola ha bisogno di politiche serie e risorse adeguate, non di classifiche che rischiano solo di creare nuovi problemi”.
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