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18 Giugno 2026
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Milena Roveda, Gauss Fusion, fusione nucleare e ruolo dell’Europa

(Adnkronos) - In collaborazione con startupbusiness.it   Gauss Fusion nasce nel 2022 ed è rapidamente diventata una dei campioni europei nell’ambito dello sviluppo della fusione nucleare. In questo articolo abbiamo disegnato un ritratto dell’azienda e della sua CEO Milena Roveda che pochi giorni fa ha annunciato di avere deciso di lasciare l’incarico il prossimo 15 aprile 2026. “Sono entrata in Gauss Fusion con un obiettivo molto preciso – racconta a Startupbusiness – prendere una delle tecnologie più complesse e promettenti al mondo, ancora confinata nella ricerca scientifica, e renderla una realtà industriale credibile. Questo è esattamente ciò che abbiamo fatto. In tre anni abbiamo costruito un’azienda dal nulla, ma soprattutto abbiamo costruito le condizioni perché la fusione potesse uscire dal laboratorio ed entrare in una traiettoria industriale reale. Abbiamo messo insieme un team di eccellenza, unito competenze scientifiche e capacità industriali, strutturato una filiera europea e costruito partnership con i principali attori del settore”. Il risultato che Roveda considera il più importante tra quelli ottenuto è il Conceptual Design Report: non un esercizio teorico, ma il primo progetto concettuale completo in Europa per una centrale a fusione commerciale. Un lavoro che definisce architettura, sistemi, logica industriale e percorso di sviluppo. Un lavoro che, soprattutto, è stato sottoposto a revisione indipendente e validato da esperti internazionali. “Abbiamo trasformato una promessa scientifica in una piattaforma industriale credibile. Il CDR è il punto di arrivo di questo ciclo e il punto di partenza del prossimo. Per Gauss Fusion, e per me”. Gauss Fusion entra ora nella fase di ingegnerizzazione. “Il mio ruolo è sempre stato quello della pioniera e dell’abilitatrice: entrare quando qualcosa non esiste ancora, costruirlo, dargli struttura, allineare gli attori giusti, renderlo possibile e portarlo fino al punto in cui può camminare sulle proprie gambe. Questo lavoro ha una natura molto specifica: è fatto di visione, ma anche di costruzione concreta, di scelte difficili, di capacità di tenere insieme mondi diversi, ricerca, industria, capitali, istituzioni, e trasformarli in un progetto coerente. Ed è un lavoro che, per definizione, ha un momento in cui si completa”. Gauss Fusion è così maturata fino a diventare un programma industriale strutturato, con una base ingegneristica validata e una traiettoria chiara verso la realizzazione. Il passaggio è avvenuto. “Quello che questa esperienza ha rafforzato in me è una convinzione molto chiara: esiste uno spazio enorme tra ciò che sappiamo fare a livello scientifico e ciò che riusciamo a realizzare a livello industriale. Ed è esattamente lì che si gioca la partita. Non so ancora in quale forma, ma so che voglio continuare a stare dentro questa sfida: in settori ad alto potenziale dove le scelte di oggi determineranno chi sarà competitivo domani. Lavorare in contesti dove la distanza tra eccellenza scientifica e realtà industriale è ancora significativa e dove qualcuno deve avere il coraggio di colmarla. Costruire, abilitare, rendere possibile”. “Quando abbiamo fondato Gauss Fusion nel 2022, la scelta di fondo era già chiara: non volevamo fare ricerca sulla fusione, volevamo costruire la prima centrale a fusione commerciale d’Europa. Una distinzione che può sembrare sottile ma che è in effetti sostanziale e ha orientato ogni decisione dei tre anni successivi”. In tre anni Gauss Fusione ha costruito qualcosa che non esisteva: un progetto industriale concreto, sviluppato con un team di 100 ingegneri provenienti dalle migliori aziende europee del settore, ASG Superconductors tramite Hofima e SIMIC per l’Italia, IDOM per la Spagna, Alsymex-Alcen per la Francia, RI Research Instruments e Bruker EAS per la Germania, e con istituti di ricerca di primo livello come CERN, Max Planck Institute, ENEA, KIT. Il Conceptual Design Report è stato consegnato al Governo tedesco nell’ottobre 2025: oltre mille pagine che definiscono per la prima volta, in modo integrato, come la fusione possa evolvere dalla ricerca scientifica alla realtà industriale. Architettura dell’impianto, sicurezza, gestione dei materiali, costi, tempistiche. L’investimento stimato per il primo reattore si colloca tra 15 e 18 miliardi di euro, con l’obiettivo di completarlo entro la metà degli anni 2040. A gennaio 2026 un panel indipendente di esperti senior europei, presieduto dal Hartmut Zohm, professore del Max Planck Institute, ha completato la revisione di quel CDR riconoscendo la solidità dell’approccio e la coerenza del system engineering con una futura realizzazione industriale. È il primo e unico design concettuale europeo pienamente strutturato per una centrale a fusione commerciale. E’ stato anche completato, con la Technical University of Munich, il primo studio europeo di mappatura dei siti: 900 siti in nove Paesi potenzialmente idonei, di cui 196 in Italia. Oggi Gauss Fusion entra nella fase di ingegnerizzazione. Il percorso dalla ricerca all’industria è reale, è documentato, è verificato in modo indipendente L’Europa ha già perso il solare, l’eolico, i semiconduttori, le batterie, i veicoli elettrici. “Non per mancanza di talento, perché il talento c’è, la ricerca c’è, l’eccellenza ingegneristica c’è. Abbiamo generato il know how, e poi abbiamo lasciato che altri costruissero le industrie. Il problema non è mai stato il talento. È sempre stata la decisione”. Oggi ci ritroviamo stretti tra due potenze che hanno scelto con chiarezza e con continuità. Gli Stati Uniti hanno una strategia di energy dominance esplicita, finanziata, sostenuta trasversalmente. La Cina investe in modo massiccio e coordinato dallo Stato in ogni tecnologia che ritiene strategica, con orizzonti temporali che noi faremmo fatica anche solo a immaginare. Nel mezzo, un continente che continua a produrre scienza e brevetti straordinari, ma che fatica a trasformare tutto questo in catene industriali sovrane. E la stessa dinamica si sta ripetendo nell’intelligenza artificiale, nel calcolo quantistico, nelle tecnologie quantistiche, in ogni settore che conterà nei prossimi decenni. “La domanda che mi pongo, e che credo l’Europa debba porsi con urgenza, non è se abbiamo le capacità. Le abbiamo. È se abbiamo la volontà di smettere di operare in silos nazionali e costruire finalmente veri programmi industriali europei. Programmi con risorse adeguate, governance chiara, capitali pazienti, filiere integrate. La sovranità tecnologica non si proclama nei comunicati: si costruisce con scelte coerenti nel tempo, tra politiche pubbliche, investimenti industriali e capacità manifatturiera. In questo scenario l’Italia ha una responsabilità e un’opportunità che mi sembrano ancora sottovalutate. Non parlo di retorica, parlo di competenze concrete, già esistenti. Lo vedo con Gauss Fusion: ASG Superconductors è tra i leader nella superconduttività. ENEA porta decenni di ricerca sulla fusione. SIMIC ha la capacità manifatturiera per le grandi infrastrutture meccaniche. Il Consorzio ICAS lavora sui materiali avanzati. Sono esattamente le competenze su cui si fonderà l’industria della fusione e più in generale, l’industria energetica del futuro”. L’asse italo-tedesco, riaffermato anche nell’incontro tra Meloni e Merz, non è una formula diplomatica. È una leva industriale concreta, che unisce la forza manifatturiera e la visione tecnologica della Germania con le eccellenze di filiera dell’Italia. “È il tipo di cooperazione strutturata, tra Paesi chiave, con responsabilità chiare e investimenti condivisi, di cui l’Europa ha bisogno per smettere di perdere le battaglie che contano. Resto convinta che il rischio più grande per l’Europa sia quello di non assumersi alcun rischio e sarebbe un vero peccato perché ha oggi in mano la capacità di guidare il mondo verso lo sviluppo della fusione nucleare che non vuol dire solo la capacità di produrre energia pulita capace di dare una risposta concreta, insieme alle rinnovabili, al grande tema che riguarda tutti noi e che ogni giorni vediamo diventare sempre più complesso, quello dell’approvvigionamento energetico, ma anche di creare una vera e propria filiera industriale con competenze in vari campi, con il coinvolgimento di imprese di tanti settori diversi, con la possibilità di indirizzare investimenti su progetti concreti”.  [email protected] (Web Info)

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