PERSONE | Nicola Pellacani: dalla Bassa ai vigneti di fama mondiale della California
di Francesca Monari
Originario di San Felice sul Panaro, oggi vive nella Sonoma Valley, dove studia Wine Business e lavora tra i filari più celebri della California.
Dopo il diploma al Liceo "Morando Morandi" di Finale Emilia, Nicola — oggi ventottenne — non aveva un piano preciso: «Più che scegliere una strada, ho seguito un’intuizione: il vino poteva essere il percorso giusto. Così mi sono trasferito a Cesena per studiare Viticoltura ed Enologia», esordisce. Proprio in quell'università, la California veniva raccontata come una meta quasi mitica. Ora che ci vive, Nicola la descrive con realismo: «Non esiste paradiso senza inferno, e la California è entrambe le cose».
Il legame tra i due mondi è racchiuso in un ricordo nitido: «Un pomeriggio d’inverno, tra il 2023 e il 2024, stavo aiutando un amico nella potatura dei vigneti; tra il freddo e la nebbia della Bassa, ho aperto una bottiglia di Pinot Nero di Saintsbury. L’esuberanza e l’intensità del profumo colpirono tutti». In quel calice californiano, spiega Nicola, c’è una forza aromatica straordinaria, figlia del sole. È stato in quel momento che ha capito quanto il vino possa unire realtà lontanissime: «Essere quel ponte è una delle gioie più grandi che questo mestiere mi abbia regalato».
Non è tutto oro quello che luccica: il mercato del vino ha subito colpi duri, la crisi si avverte e la minaccia degli incendi è diventata parte della quotidianità. Eppure, nonostante le difficoltà, Nicola non vorrebbe essere altrove. «La comunità qui è viva, giovane, diversificata. C’è spazio per le idee insolite, meno rigidità e meno rituali vuoti». E poi c’è il fascino della Sonoma County: «Le colline sono morbide, la luce è mistica e i tramonti imbattibili. A volte, anche solo guardarla mi sembra un privilegio».
Alla domanda "crudele" se preferisca un panino col salame o i tacos su Soscol Avenue, Nicola sorride: «È come chiedere a una madre quale figlio ami di più!». Ma la nostalgia, alla fine, ha il sopravvento: «Scelgo il panino col salame, rigorosamente di San Felice». Tuttavia, avverte: se passate da Napa, i tacos su Soscol Avenue sono una tappa obbligatoria.
«La California mi ha tolto la casa che mi era stata donata dalla mia famiglia, ma mi ha dato la possibilità di iniziare a costruirne una mia. Innamorarsi di un luogo così lontano dalle proprie radici è bellissimo e doloroso allo stesso tempo». Questa terra gli ha insegnato che per inseguire i propri sogni bisogna essere pronti a combattere: «La battaglia non è il prezzo del sogno: è parte del sogno stesso».
A un ventenne di San Felice che sogna la California, Nicola direbbe solo tre parole: «Vai. Salta. Vola. La paura non va evitata, va trasformata. Vivere significa anche sentire il vuoto sotto i piedi, ma non per questo bisogna rimanere fermi». Lui è partito otto anni fa e, confessa, ne è valsa decisamente la pena: a volte un’intuizione basta per cambiare una vita intera.
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