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31 Ottobre 2026
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Ravarino, il volto silenzioso dell’attentatore Salim El Koudri: “Sempre solo e con comportamenti ossessivi”

Per alcuni era una presenza quasi invisibile, un vicino silenzioso che viveva da un paio d’anni in un appartamento di Ravarino senza mai creare veri rapporti con il paese. Per altri, invece, Salim El Koudri era conosciuto per atteggiamenti ripetitivi, compulsivi e giudicati inquietanti. Oggi quei ricordi assumono un peso diverso dopo l’attentato avvenuto a Modena, dove il giovane ha travolto alcuni passanti lanciandosi con l’auto contro persone innocenti.

Nel piccolo comune della Bassa modenese in molti raccontano di non avergli mai sentito rivolgere una parola. “Passava qua in macchina e non ha mai interagito con nessuno”, riferisce un residente. Con la sua famiglia si sono trasferiti a Ravarino dal 2000, Salim era ancora un bambino. Le scuole le ha frequentate con regolarità e profitto, poi si è diplomato al liceo Tassoni e laureato in Economia a Modena. Ma dopo una esperienza come operaio, Salim non riusciva più a trovare lavoro, era disoccupato. Aveva intrapreso la specializzazione in ateneo, e dal 2022 era seguito dal centro di salute mentale dell’Usl per schizofrenia. Ultimamente, dice un vicino, appariva molto nervoso.

Una delle poche attività che frequentava abitualmente era la tabaccheria del paese. “Passava ogni giorno per comprare un Gratta e vinci da un euro e i sigari più economici”, racconta il gestore. Restava spesso davanti all’espositore dei biglietti per lunghi minuti prima di scegliere. “Fissava il quadro dei Gratta e vinci anche dieci minuti, sbatteva le porte, era un personaggio un po’ inquietante”.

Arrivava sempre con la stessa automobile, la vettura poi utilizzata nell’attentato di Modena. “L’ho riconosciuto dall’auto e quando l’hanno immobilizzato a terra ho capito che era lui”, racconta un testimone dopo avere visto le immagini diffuse nelle ore successive ai fatti.

Secondo chi lo incontrava quotidianamente, i suoi comportamenti rivelavano “un carattere fortemente individualista”. Parcheggiava senza curarsi degli altri, talvolta bloccando il passaggio. Nel locale che frequentava abitualmente, spiegano alcuni commercianti, le dipendenti “ne avevano paura” e in più occasioni sarebbe stato richiamato per il suo atteggiamento nei confronti delle ragazze presenti al mattino.

Dal bar di Ravarino

Due volte alla settimana si fermava anche nel bar vicino per un caffè. Taciturno, trascorreva fino a mezz’ora seduto da solo con l’attenzione concentrata esclusivamente sul telefono cellulare. “Io ho capito subito che non è normale, non parla con nessuno”, racconta un residente.

Ma il ritratto più recente di Salim El Koudri emerge soprattutto dai racconti dei vicini. «È sempre stato molto taciturno, ma negli ultimi tempi era cambiato: appariva agitato, nervoso, come se avesse dentro una rabbia pronta a esplodere», racconta il dirimpettaio. Anche il tabaccaio conferma il cambiamento: «Non salutava più nessuno, continuava a uscire e rientrare in auto ed era sempre al telefono a urlare con qualcuno».

La testimonianza degli ex colleghi

Prima di aprire il fuoco e travolgere la folla, El Koudri aveva avuto diverse esperienze lavorative nel Modenese. Dai racconti degli ex colleghi emergono episodi di isolamento, atteggiamenti considerati insoliti e messaggi ritenuti inquietanti. Salim El Koudri ha lavorato per meno di un anno — tra dicembre 2024 e febbraio 2025 — in una grande azienda modenese. Un periodo breve, ma sufficiente a lasciare il segno tra chi, per scelta o necessità, si è trovato a condividere con lui il lavoro quotidiano. «Provavamo a coinvolgerlo, ma lui tendeva spesso a isolarsi», racconta una testimonianza.
Altri ex colleghi parlano invece di litigi e comportamenti che avevano creato tensioni e disagio nell’ambiente di lavoro. Secondo chi lo ha conosciuto in azienda, El Koudri appariva spesso chiuso, distante e difficile da avvicinare.

L'automobile come rifugio

Da capire cosa abbia innescato la furia culminata nell’attentato nel centro di Modena. Secondo chi lo conosceva, soffriva per avere perso il lavoro, seppure saltuario, di magazziniere, nonostante una laurea triennale in Economia. Negli ultimi mesi, raccontano i residenti, sembrava vivere quasi esclusivamente nella sua automobile, trasformata in una sorta di rifugio solitario.

Dal centro islamico locale precisano che il giovane non aveva alcun legame con l’associazione. «Non ha mai fatto parte della nostra comunità», spiega il presidente Abdelmajid Abouelala, che invece conosce il padre, descritto come «un gran lavoratore e una persona perbene». Anche i vicini parlano dei genitori come di persone tranquille, molto diverse dal figlio. Dopo la tragedia, la famiglia avrebbe lasciato Ravarino.

Perchè aveva cittadinanza italiana

Pur essendo nato in Lombardia, Salim è cittadino italiano dal 27 settembre 2009, quando aveva 14 anni. Non esiste nel nostro paese lo ius solis, ma la legge italiana prevede infatti che un figlio minorenne convivente acquisisca automaticamente la cittadinanza italiana quando uno dei genitori la ottiene. La sua famiglia era arrivata a Ravarino nel 2000. “Ha frequentato la scuola primaria in paese e gli insegnanti – spiega la sindaca Maurizia Rebecchi – ci hanno riferito che aveva un ottimo rendimento, era uno studente modello. Lo stesso alle scuole medie di Bomporto: un bambino assolutamente come tutti gli altri”.

Successivamente il giovane ha frequentato un liceo a Modena e si è laureato in Economia aziendale, interrompendo però gli studi magistrali nel 2022. In seguito sono iniziate le cure psichiatriche: era in carico ai servizi di Castelfranco Emilia almeno fino al 2024 e, secondo quanto emerso, soffriva di disturbi della personalità con tratti schizoidi.

La sindaca Rebecchi aggiunge: “Nel 2022 questo giovane si rivolse ai servizi manifestando un disagio. Non venne preso in carico dai servizi sociali perché fu indirizzato verso un percorso sanitario. Da lì l’accesso al Centro di salute mentale, che lo ha preso in cura nei due anni successivi, fino al 2024”. Poi precisa: “Non è corretto dire che non abbia ricevuto assistenza. Esiste anche una componente di autodeterminazione della persona, a meno che non ci siano situazioni talmente gravi da richiedere un intervento forzato”.

 

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