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31 Ottobre 2026
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Salim El Koudri: “Ho preso un coltello e sono uscito, sapevo che quel giorno morivo”

“Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo”. È l’unica frase di senso compiuto che Salim El Koudri, 31 anni, avrebbe riferito al suo avvocato Fausto Gianelli durante il colloquio avvenuto oggi nel carcere di Modena.

Il giovane, accusato di avere travolto e ferito gravemente otto persone sabato pomeriggio nel centro cittadino, appare secondo il legale in uno stato di forte confusione mentale. “Le risposte che oggi mi ha fornito nel nostro incontro in carcere non hanno nessuna logica o coerenza – spiega Gianelli –. Risponde sì o no con la testa, ricorda di essere uscito di casa pensando di morire, ma non sa dire perché”.

Domani mattina El Koudri comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo. Le accuse contestate sono strage e lesioni aggravate dall’uso del coltello. “Siamo collaborativi, ma non so se domani sarà in grado di fare ragionamenti”, aggiunge il difensore, che annuncia l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica.

Secondo quanto riferito dall’avvocato, il 31enne “non si ricorda nemmeno di avere mai inviato” le mail di minaccia spedite nel 2021 all’Università di Modena contro i cristiani e Gesù Cristo. “Questo non significa affatto che non le abbia mandate – precisa Gianelli – ma semplicemente che è in uno stato di tale confusione mentale e mancanza di lucidità da non riuscire a ricostruire nulla”.

El Koudri, descritto in passato come uno studente modello, si era diplomato al liceo per poi laurearsi in Economia all’Università di Modena e Reggio Emilia. Il legale riferisce inoltre che il giovane “per un paio di anni, fino al 2023, era stato in cura per problemi psichiatrici”. Aveva regolarmente la patente e non risultavano provvedimenti che gli impedissero di guidare. Salim  "è stato volontariamente seguito da un Centro di salute mentale che ha fatto una diagnosi di disturbo psichiatrico che già era importante all'epoca. Poi, purtroppo, ha sospeso questa terapia: non è più andato e ha smesso di prendere le medicine prescritte. Questo è stato l'inizio di un progressivo deterioramento". Così Fausto Giannelli, avvocato difensore di Salim El Koudri, il 31enne che sabato è piombato con l'auto sulla folla nel centro storico di Modena. "Perché ha smesso di prenderle? Ha detto che stava bene, che era tranquillo e che non ne aveva più bisogno", ha aggiunto. 

Nel corso del colloquio in carcere, dove si trova in isolamento, Salim avrebbe chiesto sigarette, una Bibbia e di poter parlare con un prete. Richieste particolari per una persona che non risulta battezzata e che, secondo quanto emerso, non frequentava nemmeno la comunità islamica locale di Ravarino, a differenza dei familiari.

Il racconto fornito agli avvocati resta frammentario. “Andavo più forte che potevo, non volevo far del male”, avrebbe detto El Koudri. E quando gli sono state spiegate le condizioni dei feriti, tra cui la donna che ha perso entrambe le gambe, avrebbe commentato: “Che cosa tremenda”.
"Ho bisogno di qualcuno che mi capisca", ha detto anche Salim El Koudri al suo avvocato in carcere. "Lui non m'ha nemmeno chiesto di incontrare la famiglia, gli ho detto io che chiederò un'autorizzazione al colloquio e lui mi ha detto "Ah, sì, va bene, ma loro vogliono?", ha spiegato l'avvocato Fausto Giannelli. Ed emerge che nel 2022 il giovane si rivolse al Centro di salute mentale perché si sentiva perseguitato e iniziò a prendere delle pastiglie. La famiglia non era a conoscenza del percorso di cure intrapreso dal ragazzo e interrotto nel 2024, che stava sempre più spesso da solo, parlava da solo, stava a lungo su telefono e pc. I genitori avevano capito che stava male, non era lucido. Un tema di cui El Koudri si lamentava era l'assenza di lavoro: in passato aveva lavorato, per brevi periodi, per almeno quattro aziende, come magazziniere, spedizioniere e come impiegato, che era quello che voleva fare.

Intanto la famiglia del 31enne vive ore drammatiche. “Sono distrutti, continuano a chiedermi come stanno i feriti e non si danno pace per quello che è successo”, racconta ancora Gianelli. I genitori, originari del Marocco ma da anni integrati nella comunità di Ravarino, “pensano soltanto alla salute delle persone ricoverate in ospedale”. Secondo il legale, Salim nell’ultimo periodo si era isolato sempre di più, ma non aveva mai manifestato comportamenti violenti. Aveva avuto esperienze di lavoro,  tra cui la Philip Morris a Crespellano in Valsamoggia. Aveva ricoperto diversi ruoli, dal magazziniere al spedizioniere all’impiegato nel settore logistica. Ma poi la  fase disoccupazione si era prolungata.

 

 

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