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11 Giugno 2026
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Aimag, la prossima sfida sono le gare: ciclo idrico, gas ed energia

Risanare i conti era la prima sfida. Non sarà l’ultima. Per AIMAG, il triennio appena raccontato dal management si chiude con numeri in forte miglioramento, debito ridotto, investimenti in crescita e dividendi tornati sul tavolo. Ma davanti al gruppo si apre una partita ancora più complessa: quella delle gare, delle concessioni e della competizione industriale.

Il direttore generale Gianluca Valentini lo ha detto senza giri di parole durante la conferenza stampa: nonostante gli ottimi risultati, “ogni giorno” fa i conti per capire se AIMAG possa permettersi di partecipare alla gara del ciclo idrico. È una frase che sposta il baricentro del racconto. Non basta aver rimesso in ordine l’azienda. Bisogna capire se AIMAG avrà la forza per giocare le partite decisive dei prossimi anni.

La partita dell’acqua

La prima è quella dell’acqua. Il servizio idrico integrato è il cuore industriale del gruppo e il Piano 2025-2028 lo conferma: la quota principale degli investimenti è destinata proprio al ciclo idrico, con interventi sulle reti, sulla riduzione delle perdite, sull’ottimizzazione delle fonti di approvvigionamento e sulla resilienza dei sistemi acquedottistici. Ma il nodo è che le concessioni non sono eterne. E quando arrivano a scadenza, bisogna essere in grado di partecipare alla nuova fase di affidamento.

Non è una questione solo locale. In tutta Italia molte concessioni dei servizi pubblici locali e delle reti sono sottoposte a scadenze, gare, riaffidamenti o verifiche sugli assetti gestionali. Gli enti di governo d’ambito sono chiamati a scegliere come affidare i servizi: in house, gara a terzi, società mista, scelta del socio privato. Ogni opzione comporta conseguenze industriali, finanziarie e politiche.

Per AIMAG il tema è particolarmente sensibile. Il gruppo ha un forte radicamento territoriale e gestisce servizi essenziali per comunità che considerano l’acqua un bene strategico. Ma partecipare a una gara del ciclo idrico richiede solidità finanziaria, capacità tecnica, investimenti, programmazione e dimensione adeguata. Ecco perché Valentini insiste sui conti: anche dopo il risanamento, la domanda non è banale.

Il nodo Hera: fuori dalla porta, possibile rientro dalla finestra

Ed è qui che torna il nodo Hera. Sventato il piano di privatizzazione sostanziale, con la cessione del controllo strategico di AIMAG al socio privato bolognese, il problema industriale resta sul tavolo. Hera è uscita dalla porta del controllo societario, ma potrebbe rientrare dalla finestra delle gare, delle alleanze o dei futuri accordi industriali. Perché le gare del ciclo idrico, del gas e più in generale dei servizi a rete richiedono massa critica, capacità finanziaria, know-how e solidità organizzativa.

È il paradosso della fase nuova. La battaglia politica e istituzionale ha evitato che il gioiellino della Bassa finisse sotto il controllo esclusivo di Hera. Ma proprio le prossime gare potrebbero rendere necessario interrogarsi su nuove forme di collaborazione industriale. La domanda, allora, non è più solo “Hera sì o Hera no”. La domanda vera è: con chi, a quali condizioni, e soprattutto senza perdere il controllo pubblico e territoriale di AIMAG?

Il nuovo Patto di Sindacato non chiude la partita

C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: il nuovo Patto di Sindacato ricostruisce un fronte comune tra i soci pubblici, ma non riporta AIMAG alla stagione in cui il controllo era blindato anche sul piano proprietario. La differenza rispetto al vecchio Patto è rilevante: oggi i Comuni si impegnano soprattutto a votare insieme in assemblea, mentre viene meno quel sindacato azionario di blocco che in passato serviva a congelare le partecipazioni ed evitare modifiche degli equilibri societari.

In altre parole, il pubblico torna a coordinarsi, ma i soci privati non escono affatto di scena. Anzi, nel nuovo assetto il loro peso resta politicamente e industrialmente significativo. Il futuro Cda a cinque prevede infatti anche un componente indicato dai soci privati, e questo significa che Hera, pur non avendo ottenuto il controllo strategico di AIMAG dalla porta principale, continuerà ad avere una presenza dentro la governance della società.

È qui che il ragionamento sulle gare diventa ancora più delicato. Perché se da un lato il Patto risponde alle censure delle Corti dei Conti e prova a riaffermare il controllo pubblico, dall’altro non elimina il tema del rapporto con Hera. Lo sposta. Non più soltanto sul terreno della proprietà, ma su quello della governance, delle alleanze industriali e delle future gare.

Hera è stata fermata nel tentativo di acquisire il controllo strategico del gioiellino della Bassa. Ma non è diventata un soggetto esterno e irrilevante. Resta socia, resta concorrente potenziale in alcune partite, resta interlocutrice industriale e, soprattutto, resta un colosso con una forza economica e organizzativa enormemente superiore a quella di AIMAG. Per questo il nuovo Patto non chiude la partita: la rende solo più sofisticata.

Hera, del resto, non ha mai nascosto le proprie storiche mire su AIMAG. La lunga vicenda societaria degli ultimi anni lo dimostra: l’obiettivo del gruppo bolognese era aumentare il proprio peso fino a incidere in modo determinante sugli assetti strategici dell’azienda. Quel disegno è stato fermato dai pareri delle Corti dei Conti e dalla necessità, finalmente recepita dai Comuni soci, di ricostruire un Patto di Sindacato capace di garantire il controllo pubblico.

Alleanze sì, ma non necessariamente con Hera

Ma il fatto che la strada societaria sia stata bloccata non significa che la questione industriale sia risolta. Anzi. Se AIMAG vuole partecipare alle prossime gare da protagonista, dovrà presentarsi con i requisiti giusti, una struttura finanziaria solida e alleanze coerenti. Il rischio è che, dopo avere respinto l’ingresso dalla porta principale, ci si ritrovi costretti a riaprire una trattativa dalla finestra, magari in condizioni meno favorevoli.

Per questo il tema delle alleanze va affrontato ora, non all’ultimo minuto. E va affrontato senza tabù ma anche senza ingenuità. Un accordo con Hera può essere una possibilità industriale, ma non è l’unica possibilità. Le gare possono prevedere la partecipazione di raggruppamenti temporanei di imprese, cioè forme associative tra operatori che si uniscono per presentare un’offerta e mettere insieme requisiti, competenze e capacità operative.

Questo apre scenari diversi. AIMAG potrebbe cercare intese non necessariamente con il socio che da anni punta ad acquisirne il controllo strategico, ma anche con realtà più simili per dimensione, storia, radicamento territoriale e modello pubblico. Un esempio possibile, almeno sul piano del profilo industriale, è Tea, la multiutility mantovana attiva nei settori dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente. Una realtà territoriale, nata dall’evoluzione dell’azienda municipalizzata di Mantova, che per natura e radicamento potrebbe rappresentare un interlocutore più affine rispetto ai grandi player nazionali. Ma ce ne sono tanti altri attorno a noi.

Naturalmente ogni ipotesi andrebbe valutata nei dettagli: requisiti di gara, equilibrio economico, governance del raggruppamento, ruolo operativo, investimenti, rischi, ritorni per il territorio. Ma il punto politico è chiaro: AIMAG non deve confondere la necessità di alleanze con l’obbligo di consegnarsi a Hera. Collaborare non significa cedere il controllo. Fare massa critica non significa rinunciare alla propria identità.

La seconda partita: il gas

La seconda partita è il gas. La distribuzione del gas naturale è un servizio regolato e affidato tramite concessioni. La concorrenza non avviene giorno per giorno sul cliente finale, ma nel momento della gara per aggiudicarsi la gestione dell’ambito. È la cosiddetta concorrenza “per il mercato”: chi vince la gara gestisce la rete per il periodo previsto.

Nel caso modenese, il riferimento strategico è l’ATEM Modena 1. Proprio su questa futura gara si è concentrata anche l’attenzione dell’Antitrust nella vicenda Hera-AIMAG. L’Autorità garante della concorrenza ha evidenziato il peso della presenza pregressa nell’ambito come fattore decisivo per la partecipazione alla gara e ha sottolineato come Hera e AIMAG siano, in astratto, i concorrenti più probabili per contendersi la futura gara d’ambito.

È un punto politico-industriale enorme. Perché significa che AIMAG non è soltanto una partecipata locale da amministrare. È un soggetto che, nel gas, può incidere sugli equilibri concorrenziali di un intero ambito. E significa anche che il tema del controllo, delle alleanze e della governance non è mai neutro: può avere effetti diretti sulla contendibilità delle concessioni. In un mercato competitivo dove tra i due litiganti, a prevalere può anche essere un terzo.

La terza sfida: il mercato energia

La terza sfida è il mercato energia, dove entra in gioco Sinergas. Qui il terreno è diverso: non si tratta di una concessione, ma di competizione commerciale. Sinergas, società del gruppo AIMAG, conta circa 140 mila clienti e nel triennio ha raddoppiato i risultati industriali, passando da circa 15 a circa 30 milioni. Ma resta piccola rispetto ai grandi operatori nazionali.

Valentini ha richiamato il confronto con player da milioni di clienti. La liberalizzazione dei mercati energetici ha aperto la possibilità per famiglie e imprese di scegliere il proprio fornitore. La fine del mercato tutelato per gran parte dei clienti elettrici ha reso il quadro ancora più dinamico. In questo scenario, un operatore territoriale deve competere con gruppi che hanno budget pubblicitari, piattaforme digitali, reti commerciali e marchi nazionali molto più forti.

La risposta di AIMAG è puntare sulla prossimità: sportelli, fiducia, personale formato, presenza fisica sul territorio, capacità di accompagnare i clienti nella scelta delle offerte. Ma anche qui la sfida è aperta. La fedeltà del cliente non è più garantita dalla storia. Va riconquistata ogni giorno.

Il filo che lega acqua, gas ed energia

Ciclo idrico, gas, energia: tre partite diverse, ma legate da uno stesso filo. AIMAG deve dimostrare che il risanamento non è stato solo una fase di emergenza, ma la base per competere nel futuro. Deve reggere sul piano finanziario, tecnico, commerciale e regolatorio. Deve investire senza appesantirsi troppo. Deve distribuire valore ai Comuni, ma anche trattenere risorse per crescere. Deve restare pubblica, se questa è la volontà dei soci, ma senza trasformare il controllo pubblico in immobilismo.

Il Piano industriale 2025-2028 prova a rispondere a questa sfida con oltre 274 milioni di investimenti complessivi, una crescita dell’Ebitda prevista fino a circa 92 milioni al 2028 e un forte presidio degli equilibri finanziari. Ma il piano, da solo, non basta. Servono governance stabile, soci coesi, capacità decisionale e chiarezza sulla direzione industriale.

Per questo la fase che si apre è forse più importante di quella appena chiusa. Il risanamento ha rimesso AIMAG in carreggiata. Le gare e il mercato diranno se l’azienda sarà in grado di restare protagonista.

In fondo, è questo il senso della frase di Valentini: fare i conti ogni giorno non significa avere paura. Significa sapere che il futuro di AIMAG si giocherà sulla capacità di presentarsi alle prossime sfide non più come azienda in difficoltà, ma come gruppo solido, credibile e pronto a competere. E soprattutto libero di scegliere i propri alleati, senza dover subire la vecchia alternativa secca: o Hera, o il nulla.

 

 

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