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05 Novembre 2026
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AIMAG, dividendi quasi raddoppiati: ai Comuni 7 milioni senza toccare le riserve



di Antonella Cardone

Dopo anni di tensione finanziaria, AIMAG torna a generare valore per i suoi soci pubblici. E questa volta il segnale è importante: il dividendo atteso non solo cresce in modo consistente rispetto all’anno scorso, passando dai 4 milioni del 2024 a circa 7 milioni di euro, ma soprattutto non verrà prelevato dalle riserve. Sarà coperto dal reddito prodotto dall’azienda.

Per i Comuni soci si tratta di una notizia concreta. Più dividendi significa più risorse nei bilanci comunali, e quindi più margine per finanziare strade, parchi, infrastrutture, manutenzioni e servizi ai cittadini. In tempi di bilanci pubblici compressi, ogni euro che rientra da AIMAG può trasformarsi in opere e interventi per le comunità.

Ma il dato va contestualizzato. Perché 7 milioni sono una buona notizia rispetto alla fase più recente, segnata da tensioni finanziarie, dividendi azzerati o distribuzioni prudenti. Ma non sono ancora il ritorno agli anni d’oro, quando i Comuni soci potevano contare su dividendi da 11 milioni di euro l’anno. Una somma ingente, ben lontana dagli 0 visti negli ultimi esercizi e capace di pesare davvero sui bilanci degli enti locali.

Il punto politico e finanziario è proprio questo: AIMAG ricomincia a distribuire valore, ma il confronto non può essere fatto soltanto con il 2024. Va fatto anche con ciò che AIMAG rappresentava prima del rimescolamento di management, assetti societari, tensioni sulla governance e aumento del peso del socio privato. Allora i dividendi erano una voce rilevante e stabile per i Comuni. Negli ultimi anni, invece, quella leva si è ridotta drasticamente.

Nel corso della conferenza stampa di bilancio del triennio, il direttore generale Gianluca Valentini ha spiegato che il Consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea dei soci una distribuzione “attorno ai 7 milioni di euro”. Saranno poi i soci a decidere in sede assembleare. Ma il dato è chiaro: AIMAG è tornata a produrre utili distribuibili.

Il percorso, però, non è stato lineare. Con il bilancio 2022 non vennero approvati dividendi. Nel 2024 furono distribuiti 4 milioni di euro, ma attingendo alle riserve. Nel 2023, invece, le condizioni finanziarie non consentivano alcuna distribuzione: il bilancio era di difficile chiusura, il confronto con le banche era ancora aperto e il gruppo era alle prese con una pressione finanziaria pesante.

Quest’anno il passaggio è diverso. La proposta sale a circa 7 milioni di euro: quasi il doppio rispetto ai 4 milioni distribuiti l’anno scorso. Ma soprattutto cambia la natura della distribuzione. AIMAG non va a intaccare il patrimonio accumulato: distribuisce risorse generate dalla redditività dell’azienda.

È una distinzione fondamentale. Distribuire dividendi dalle riserve significa usare il cuscinetto patrimoniale. Distribuire dividendi dagli utili significa che l’azienda è tornata a produrre reddito sufficiente per remunerare i soci senza consumare il patrimonio. Per i Comuni, quindi, il segnale è doppio: arrivano più soldi e arrivano da una gestione che ha ricominciato a generare valore.

C’è poi un altro elemento che rende politicamente pesante la proposta dei 7 milioni. Nei mesi scorsi, nel quadro del percorso sul nuovo Patto di Sindacato e del confronto sul futuro della società, era circolata una prospettiva molto più prudente: dividendi nell’ordine dei 5 milioni di euro, con una crescita progressiva negli anni successivi. Se ora la dirigenza AIMAG propone direttamente una distribuzione attorno ai 7 milioni, significa che quella previsione era stata quantomeno sottostimata.

La differenza non è marginale. Due milioni in più rispetto alla soglia dei 5 milioni non sono un dettaglio contabile: per i Comuni soci possono voler dire più cantieri, più manutenzioni, più verde pubblico, più risorse per scuole, strade, parchi, infrastrutture e servizi. E dicono anche che la capacità dell’azienda di generare reddito è più robusta di quanto prudenzialmente immaginato.

Il tema resta delicato perché i soci di AIMAG non sono investitori qualsiasi. Sono Comuni. E i dividendi che arrivano da AIMAG possono tradursi direttamente in risorse per le comunità. Lo stesso Valentini ha sottolineato che i dividendi ai Comuni “aiutano le nostre comunità a svolgere i servizi essenziali”.

AIMAG dispone ancora di riserve patrimoniali importanti, superiori ai 30 milioni di euro, ha spiegato il management. Ma la linea indicata è quella dell’equilibrio: garantire un ritorno ai soci senza compromettere investimenti, crescita e sostenibilità finanziaria. Perché distribuire dividendi significa anche incidere sulla finanza aziendale, e una multiutility territoriale deve tenere insieme remunerazione dei soci, qualità dei servizi e capacità di investimento.

Il ritorno a una distribuzione più robusta arriva dopo un triennio segnato dal risanamento finanziario. Il debito, che aveva superato i 200 milioni a fine 2022, è sceso a 164 milioni nel 2024 e a 140 milioni nel 2025. Il rapporto tra posizione finanziaria netta ed Ebitda è passato da 3,7 a 1,8. Anche il costo del debito si è ridotto, con uno spread passato da 1,74 a circa 1,14 e destinato, secondo l’azienda, ad avvicinarsi a quota 1.

Sono numeri che hanno consentito ad AIMAG di tornare a ragionare non più soltanto in termini di emergenza, ma anche di restituzione di valore ai soci. Per i Comuni, il dividendo atteso rappresenta dunque un segnale forte: quasi raddoppia rispetto all’anno scorso, non tocca le riserve e supera la soglia prudenziale dei 5 milioni che era stata assunta come riferimento nel dibattito sul futuro dell’azienda.

Resta però il confronto con il passato. Se AIMAG vuole davvero tornare a essere il gioiellino pubblico del territorio, il traguardo non può essere solo uscire dall’emergenza. Il traguardo deve essere riportare stabilmente valore ai Comuni soci, senza svendere il controllo pubblico e senza rinunciare agli investimenti.

La decisione finale spetterà all’assemblea. Ma il messaggio del management è netto: AIMAG è tornata a generare utili. E una parte di quel valore può tornare ai territori che dell’azienda sono proprietari, trasformandosi in opere, servizi e investimenti per i cittadini.

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