Di Raimondo (Asstel): “Creare alleanze e strumenti contrattuali adeguati”
(Adnkronos) - L’organizzazione del lavoro “non può più essere pensata come stabile, ma come un sistema in continua evoluzione”. Per questo è fondamentale costruire “alleanze strutturate tra imprese, sindacati e istituzioni pubbliche, per sviluppare strumenti contrattuali e regolatori adeguati ai nuovi bisogni. L’invecchiamento della popolazione attiva” obbliga a “ripensare la gestione delle carriere lunghe, non più orientate esclusivamente all’uscita dal lavoro, ma alla permanenza sostenibile e alla valorizzazione delle competenze lungo tutto il ciclo professionale”. Parallelamente, è necessario lavorare “sull’attrattività verso i giovani sulla cosiddetta ‘onda di ritorno’: favorire esperienze internazionali per poi creare condizioni per il rientro nel sistema produttivo italiano”. Lo ha detto Laura Di Raimondo, direttrice generale Asstel, partecipando a ‘La demografia cambia la società’ evento organizzato oggi da Adnkronos a Palazzo dell’Informazione a Roma.
Un esempio di “innovazione dal basso riguarda la conversione del salario in welfare - ha spiegato Di Raimondo - Inoltre, per far fronte al cambiamento delle priorità delle nuove generazioni, in particolare la centralità del tempo rispetto al denaro”, è necessario “un ripensamento profondo delle politiche di gestione delle risorse umane, dei salari e dei modelli di lavoro, perché la competitività futura dipenderà dalla capacità di rispondere a bisogni sempre più individualizzati e non più standardizzati per categorie. Siamo di fronte a una transizione, a una trasformazione che tocca la cultura radicata, non solo nelle nostre imprese, nel nostro sistema industriale, nell’economia, ma del sistema Paese. E questo - ha continuato - ci sta spingendo a ragionare in un modo completamente diverso: oggi non tutte le imprese possono fare un piano industriale a cinque anni, perché va rivisto ogni 3-6 mesi”.
Le relazioni industriali sono “strategiche. Un contratto collettivo - ha osservato Di Raimondo - non serve solo a dare una retribuzione seria e di qualità, un lavoro in base alle competenze e la formazione di qualità, ma serve a tutelare il lavoratore nel suo insieme. Dobbiamo ingaggiare le persone superando preconcetti e con interventi stabili: la scelta di fare un figlio è una scelta consapevole che non si gioca è sul singolo bonus one shot, è una scelta di vita. Va accompagnata non solo la scelta di vita del genitore, ma anche la scelta di vita di quel bambino o di quella bambina che nasce e che deve avere un futuro industriale e lavorativo dentro il suo Paese. E questo - ha concluso - lo possiamo fare solo se facciamo rete tutti insieme”.
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