Dichiarazioni dei redditi in Emilia-Romagna, oltre un lavoratore su quattro non arriva a 15mila euro
Presentata l'analisi completa di Ires sulle dichiarazioni dei redditi in Emilia Romagna.
Con i suoi 26.831 euro, l'Emilia-Romagna continua ad essere tra le regioni italiane con il più alto reddito medio pro capite.
La crescita media dei redditi imponibili dichiarati dal 2019 (+17,7%) è sostanzialmente in linea con quella dell'inflazione (+17,4%), ma non è così per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso periodo del 13,5%.
A livello regionale si conferma inoltre una distribuzione tutt'altro che omogenea tra i territori, con quelli collocati lungo l'asse centrale della via Emilia, da Parma a Bologna, che hanno dichiarato redditi mediamente più alti rispetto al resto della regione.
Infine una percentuale non trascurabile, il 4,3% del totale dei contribuenti, ha dichiarato di non avere reddito imponibile e ben il 27,5% (il 37,6% nella provincia di Rimini!) di chi un reddito ce l'ha non supera i 15.000 euro annui.
Insomma un quadro che continua a riflettere una regione con buoni redditi, ma con forti criticità che riguardano in particolare il lavoro dipendente, i pensionati e le disparità territoriali.
Questo il commento del segretario generale della Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri all’analisi curata da Ires: “La ricerca svolta dal nostro Ires, pur nel quadro di una Regione con redditi più alti della media nazionale, offre diversi elementi di preoccupazione. Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito ad ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità. Questo impatterà in maniera drammatica in una Regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15.000 euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30.000 euro lordi annui.
In Emilia Romagna oltre il 92% dei contribuenti sono lavoratori dipendenti e pensionati e questo pone un tema di tenuta del patto fiscale. Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente, in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto. Il Governo, invece di parlar d’altro, adotti misure strutturali in grado di fronteggiare il caro carburanti e il caro energia, introduca meccanismi rigidi di controllo dei prezzi, si decida a tassare rendite, grandi patrimoni e profitti esosi, sostenga la stagione di rinnovi contrattuali. Anche in questa Regione dovremo ragionare su meccanismi impositivi sempre più attentamente calibrati sulle fasce di reddito.”
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