“Ha più anni di mio padre”: il direttore di banca molesta le dipendenti, poi pretende mezzo milione
Tra il 2023 e il 2025, il direttore di una filiale di Modena di un importante istituto di credito italiano era diventato l'incubo di alcune dipendenti, prima di essere denunciato e licenziato.
L'uomo però non si è dato per vinto e ha impugnato in tribunale il licenziamento, chiedendo anche un cospicuo risarcimento da quasi mezzo milione di euro più la reintegra. Il giudice Francesca Saioni, della Sezione Lavoro del Tribunale Civile di Milano (competente per giurisdizione), ha rigettato il ricorso dell'ex direttore di banca, condannandolo anche a 25mila euro di spese legali.
Il direttore di banca sospeso e licenziato per le molestie
Nel procedimento giudiziario è venuto fuori di tutto: messaggi a sfondo sessuale ad alcune dipendenti della banca, video erotici, richieste di rapporti sessuali, battute spinte, frasi provocatorie e sessiste, e inviti ad uscire «per divertirsi insieme».
Un comportamento quasi predatorio e compulsivo quello emerso dalle carte processuali, nonostante le dipendenti abbiano provato di tutto per fermarlo e arginarlo. «Hai più anni di mio padre», si legge in un messaggio di risposta, ad esempio, ma niente sembrava poterlo fermare.
Anche il personale femminile addetto alle pulizie, dipendente di una cooperativa esterna alla banca, è stato oggetto dei suoi comportamenti disdicevoli. La banca, dopo aver scoperto cosa stava succedendo, ha prima avviato un procedimento disciplinare e poi lo ha licenziato.
Commenti offensivi alle dipendenti e anche alle addette alle pulizie
Si legge nella sentenza: «Continue osservazioni sul loro abbigliamento, accompagnate da commenti espliciti sull’aspetto fisico, tali da provocare in entrambe un evidente imbarazzo e disagio, frasi e messaggi dai contenuti sessualmente espliciti. Comportamenti inaccettabili in un contesto lavorativo, che appaiono, se possibile, ancor più gravi perché posti in essere nei confronti di collaboratrici gerarchicamente subordinate».
Una delle dipendenti in aula ha spiegato bene il clima assurdo in cui vivevano al lavoro, un disagio che le aveva portate «a camminare all'indietro quando lo incontravano per evitare i soliti commenti volgari».
Nella lettera di licenziamento, la società teneva a precisare che ciascuno degli addebiti mossi era, di per sé, già idoneo a ledere in modo definitivo e irreparabile il vincolo fiduciario, «tenuto conto della gravità delle condotte ascritte» e dell’anzianità di servizio del ricorrente che con la sua condotta ha, abusando del suo ruolo, violato la dignità delle dipendenti.
«Quando veniva rifiutato diventava aggressivo»
Per il tribunale le molestie possono assumere molte forme e comprendono comportamenti offensivi. Possono riguardare atti di violenza e mobbing, ma anche azioni meno ovvie, come esprimere commenti sull’aspetto fisico o sulle condizioni psichiche di una persona, insulti o altri comportamenti che non sono intenzionalmente malevoli.
Nel caso dell'ex direttore c'è anche l'aggravante che, quando veniva rifiutato, a volte diventava aggressivo, tanto da ingenerare anche timori per l'incolumità fisica. Insomma, come detto, un vero e proprio incubo, ora cessato definitivamente.
La decisione della banca e il ricorso
La lettera di contestazione disciplinare fa riferimento a «battute e apprezzamenti inappropriati, allusioni a sfondo sessuale, avance, invio di messaggi WhatsApp ad ogni orario dal contenuto sessualmente esplicito o allusivo e altre condotte moleste culminate in tentativi di approccio fisico».
Troppo per chiunque, e a un certo punto, pur con la paura di perdere il posto, le dipendenti si sono fatte coraggio e hanno denunciato tutto ai vertici milanesi della filiale modenese della banca, i quali sono intervenuti immediatamente, sospendendo il direttore per poi licenziarlo. Le eventuali ripercussioni di tipo penale avranno luogo in altre sedi giudiziarie.
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