MODENA - Grave episodio di violenza verbale nei confronti del sindaco di Modena Massimo Mezzetti.
A scatenare la bufera è stato un commento apparso sotto un post del primo cittadino, scritto da un utente identificato come Daniele Brandoli, che augurano a Mezzetti di fare la fine di Aldo Moro, ucciso dalle brigate rosse durante gli 'anni di piombo'.
"Guardi signor sindaco con tutto il rispetto...ogni mattina che mi sveglio per la colpa che ha per aver distrutto questa città, spero di leggere sul giornale lo stesso articolo che ho letto quando morì Aldo Moro..onestamente se qualcuno le facesse fare la stessa fine credo che lei come pessimo uomo se lo meriterebbe...cordiali saluti".

Questo il messaggio postato dall'hater, sotto un post del sindaco.
Immediata la replica di Mezzetti, che sul suo profilo ha risposto al 'leone da tastiera'.
"Un tal Daniele Brandoli, che non ho mai avuto il piacere — o il dispiacere — di conoscere, pochi giorni fa ha scritto questo commento sotto un mio post.
Facebook lo ha nascosto automaticamente, classificandolo come contenuto violento o minaccioso. Evidentemente non soddisfatto, il suo autore ha pensato bene di riproporlo sulla bacheca del proprio profilo. Un profilo nel quale, peraltro, compaiono altri post dal carattere pesantemente minaccioso nei miei confronti e non solo.
Sia chiaro: non è la prima volta che mi capita e, temo, non sarà l’ultima. E qualche riflessione la meriterebbe anche vedere chi mette il proprio “like” sotto affermazioni di questo genere, contribuendo a legittimarle e a farle circolare.
Quando leggo certe cose, il primo sentimento che provo non è rabbia e nemmeno risentimento. È piuttosto un misto di pena e inquietudine. Mi domando cosa possa portare una persona a coltivare un odio così profondo da arrivare a evocare, nei confronti miei, di altri esponenti politici o di giornalisti, atti di violenza e persino di matrice terroristica.
Naturalmente anche il signor Brandoli, come altri prima di lui, sarà segnalato nelle prossime ore alle autorità competenti. Non è una reazione dettata dalla volontà di intimidire qualcuno o di impedire la critica, anche la più aspra. La critica politica è libera. Il dissenso è libero. L’insulto, per quanto sgradevole, fa parte purtroppo del prezzo che chi ricopre un ruolo pubblico spesso si trova a pagare. La minaccia e l’incitamento alla violenza sono un’altra cosa.
Ed è proprio per questo che continuo a ripetere che tutti, a cominciare da chi ha responsabilità pubbliche, dovremmo contribuire ad abbassare i toni e a non alimentare sentimenti di odio.
Le parole hanno conseguenze. La continua rappresentazione dell’avversario politico, del giornalista, dell’amministratore o semplicemente di chi la pensa diversamente come un nemico da odiare e da eliminare può trovare qualcuno disposto a trasformare quelle parole in azioni.
È questo che mi preoccupa davvero.
Perché può sempre esserci qualcuno che, immerso in un clima di odio e di violenza verbale, finisca per convincersi che passare dalle parole ai fatti sia non soltanto possibile, ma addirittura giusto o legittimo.
La storia passata e presente, anche del nostro Paese, ci ha insegnato tragicamente che non si tratta di un’ipotesi astratta.
Per questo non bisogna abituarsi. Non bisogna minimizzare. E soprattutto non bisogna alimentare l’odio pensando che rimarrà per sempre soltanto odio scritto su uno schermo.