Ravenna, la favola giallorossa comincia dal mare: 6.000 cuori per la prima di Ronaldinho
MARINA DI RAVENNA — Esiste una cifra stilistica tutta romagnola nel convertire l’evento in rito collettivo, la cronaca nell’istantanea di un’epoca. Quanto andato in scena giovedi sera sulla spiaggia di Marina di Ravenna trascende la mera presentazione di un tesseramento sportivo: è stato un cortocircuito culturale, un corteggiare l'impossibile in riva al mare. Circa seimila anime si sono ammassate sulla battigia per testimoniare l'approdo in maglia giallorossa di Ronaldinho, trasformando una serata estiva in un’epifania di popolo.
La cornice ha mantenuto la spontaneità dei grandi quadri di provincia. Il vento di mare ha alzato la sabbia ma non ha diradato la folla, composta da generazioni sovrapposte: padri con figli sulle spalle, turisti colti di sorpresa dalla storia e un’intera comunità stringi-denti e sorrisi, capace di festeggiare con la consueta, contagiosa generosità prima che le prime gocce di un temporale estivo chiudessero il sipario.
La piramide giallorossa
L’architettura della serata ha inteso tracciare una continuità simbolica. Sul palco non è salito solo il grande nome, ma la parabola intera del Ravenna Football Club: dai bambini dei Pulcini — sguardi sgranati e divise smisurate — fino ai giovani della Primavera e agli atleti della Prima Squadra. Una verticale d'identità chiusa dalle parole pragmatiche del vicepresidente Ariedo Braida, chiamato a saldare il patto tra la piazza e la società: "Noi e voi siamo la medesima cosa. Le categorie si scalano insieme, affrontando la tempesta ad armi pari".
A scandire i passaggi, il ritmo scenografico dei fuochi d'artificio e lo sventolio di centinaia di vessilli, in una tensione festosa che nemmeno l'oscurarsi del cielo è riuscita a incrinare.
La leggerezza del mito
L'acme dell'evento si è toccato con la comparsa del classe 1980. A 46 anni, il Pallone d’Oro 2005 conserva quell'aura d'infallibile levità che ne ha segnato la carriera. Nessuna concessione alla distanza sacrale: il brasiliano ha distribuito strette di mano, fermatosi ad accogliere ogni sguardo, dominando la scena con la consueta naturalezza.
Sorprendente la fluidità del suo italiano, con cui ha congedato i formalismi per andare al cuore del suo ritorno in Italia:
"Sono qui perché ho trovato amici veri e una visione nitida. Quando l'accoglienza ha questa forza, la risposta non può che essere il lavoro sul campo".
Alle sollecitazioni sulla condizione atletica e sul timing del suo esordio ufficiale, Dinho ha risposto disarmando la platea con la solita risata iconica, spalla a spalla con il presidente Ignazio Cipriani, pronto a certificarne la tenuta fisica. Nessuna promessa altisonante sui numeri personali — benché il traguardo dei 300 gol in carriera rimanga uno sfondo suggestivo — ma la dichiarazione d'intenti di chi conosce il peso del proprio carisma: "Il mio compito qui è contagiare gli altri, alzare l'asticella, spingere questa squadra oltre i propri limiti".
Il magnetismo della provincia
L'onda d'urto dell'ingaggio si misura anche nella geografia degli spalti improvvisati. Dai piccoli fan giunti da Gorizia ai brasiliani immigrati in Italia che sfruttano i giorni di congedo pur di intercettare il fuoriclasse, fino ai villeggianti milanesi disposti a rivedere i propri itinerari domenicali per garantirsi un posto alla corte del dio calcio.
L'esordio agonistico di Ronaldinho richiederà la pazienza dei tempi di preparazione, ma già Ravenna ha scelto di sognare fuori scala, accogliendo il suo campione nell'unico modo possibile: con la fierezza e il calore di chi non si spaventa di fronte alle grandi storie.
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