Ricostruzione post-sisma, Patto per il Nord: “Dopo 14 anni è tempo di fare i conti”
Nota stampa di Patto per il Nord Modena sul tema ricostruzione post-sisma del 2012:
"La recente condanna della Corte dei Conti di due imprenditori modenesi, chiamati a restituire 1,6 milioni di euro alla Regione per una vicenda legata ai contributi della ricostruzione post-sisma, riporta al centro una questione che, dopo quattordici anni, riteniamo non più rinviabile: un bilancio complessivo sulla ricostruzione e sull'efficacia dei controlli".
«Non mettiamo assolutamente in discussione il diritto di famiglie e imprese colpite dal terremoto a ricevere gli aiuti necessari – dichiarano Riad Ghelfi, segretario regionale di Patto per il Nord Emilia, e Ori Daniele responsabile organizzativo Patto per il Nord Emilia –. Proprio perché parliamo di risorse pubbliche destinate a un territorio colpito da una tragedia, però, oggi abbiamo il dovere di verificare che ogni euro sia stato utilizzato correttamente e abbia prodotto un beneficio reale»."Parliamo di miliardi di euro di risorse pubbliche destinati alla ricostruzione. E dopo quattordici anni crediamo sia arrivato il momento di andare oltre il semplice conteggio degli interventi finanziati: quanti immobili ricostruiti sono oggi realmente abitati? Quanti capannoni ricostruiti sono effettivamente utilizzati dalle imprese? Quanti sono invece vuoti o sottoutilizzati? E quanto è stato recuperato in presenza di irregolarità?"
«Sul territorio abbiamo visto situazioni che meritano una verifica – proseguono Ghelfi e Ori –. Non vogliamo sostenere che ogni intervento sia stato uno spreco, ma chiediamo che venga finalmente fatto un censimento degli immobili ricostruiti con contributi pubblici, verificandone l'effettivo utilizzo e mettendo in relazione i risultati ottenuti con le risorse investite»."C'è poi un tema di equità che non può essere ignorato. Ci sono cittadini che hanno investito negli anni risorse proprie nella manutenzione e nella conservazione dei propri immobili e altri che, a seguito dei danni subiti, hanno potuto ricostruire con importanti contributi pubblici".«È giusto che sia così quando ci sono stati danni – sottolineano – ma bisogna anche interrogarsi sugli effetti patrimoniali prodotti da questi interventi e sulle garanzie che tutelano l'interesse pubblico quando immobili fortemente finanziati con risorse pubbliche vengono successivamente venduti».«La ricostruzione era necessaria e doveva essere fatta – concludono Ghelfi e Ori – ma ricostruire non significa semplicemente spendere denaro pubblico. Significa garantire sicurezza, abitazioni, lavoro e sviluppo. Dopo quattordici anni è arrivato il momento di rendicontare in modo trasparente quanto è stato speso, quali risultati sono stati ottenuti, quali controlli sono stati effettuati e quali somme sono state eventualmente recuperate. Quei soldi appartengono alla collettività e i cittadini hanno diritto di sapere come sono stati utilizzati».
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