Biomedicale, Patto per il Nord: “Mirandola non può pagare gli errori della programmazione nazionale”
MIRANDOLA - Nota stampa di Patto per il Nord:
"La discussione sul payback dei dispositivi medici torna al centro dell'attenzione e, per Patto per il Nord, rappresenta l'occasione per affrontare finalmente una questione che riguarda direttamente il futuro del distretto biomedicale di Mirandola".
«Il fatto che oggi anche la Regione Emilia-Romagna riconosca che il sistema del payback non è più sostenibile dimostra che siamo arrivati a un punto di svolta – dichiarano Ghelfi Riad e Ori Daniele, responsabile di Patto per il Nord Mirandola –. Il meccanismo era stato introdotto con l'obiettivo di controllare la spesa sanitaria, ma nel tempo si è trasformato in uno strumento che genera incertezza, contenziosi e difficoltà per le imprese, mettendo a rischio investimenti e capacità produttiva».
"La Regione ha stimato in oltre 564 milioni di euro il payback maturato in Emilia-Romagna nel periodo 2019-2025, mentre a livello nazionale la cifra relativa al periodo 2019-2024 supera i 5 miliardi di euro".
«Sono numeri enormi – proseguono Ghelfi e Ori – ma dietro questi numeri ci sono aziende, lavoratori, competenze, ricerca e innovazione. E soprattutto c'è un territorio, quello di Mirandola, che ha costruito negli anni uno dei distretti biomedicali più importanti d'Europa. Non possiamo quindi limitarci a discutere di conti e di bilanci. Dobbiamo chiederci quale futuro vogliamo garantire al biomedicale mirandolese. Se il sistema del payback rischia di comprimere investimenti, occupazione e capacità produttiva, allora la politica deve intervenire prima che siano le imprese a pagare il prezzo di una programmazione sbagliata».
Per Patto per il Nord è necessario superare definitivamente l'attuale meccanismo e trovare una soluzione anche per il pregresso, evitando che il peso della situazione ricada sulle imprese o sui bilanci dei servizi sanitari regionali. Ma, allo stesso tempo, serve qualcosa di più: una vera politica industriale capace di accompagnare il distretto nei prossimi anni.
«Mirandola non ha bisogno soltanto di essere difesa quando emerge un problema – sottolineano Riad e Daniele –. Ha bisogno di una strategia. Chiediamo un confronto permanente tra Governo, Regione, imprese e territorio, che permetta di programmare gli investimenti, sostenere la ricerca e l'innovazione, tutelare l'occupazione e rafforzare la competitività internazionale del distretto».
Secondo Patto per il Nord, proprio questa vicenda dimostra anche quanto sia importante affrontare seriamente il tema dell'autonomia e del federalismo.
«Per noi il federalismo non è soltanto una questione istituzionale. Significa dare ai territori maggiori strumenti per decidere, programmare e utilizzare le risorse in funzione delle proprie esigenze. Se un territorio come quello di Mirandola produce valore, occupazione, innovazione e competenze strategiche, deve poter avere maggiore voce nelle decisioni che riguardano il proprio futuro. Non possiamo avere decisioni industriali e sanitarie prese a migliaia di chilometri di distanza e poi chiedere ai territori di subirne le conseguenze. Autonomia significa anche responsabilità: chi governa deve poter programmare e rispondere direttamente ai cittadini e alle imprese».
Per Ghelfi e Ori, il biomedicale di Mirandola deve quindi essere considerato un vero asset strategico nazionale, non semplicemente una realtà produttiva da sostenere nei momenti di difficoltà.
«Se vogliamo parlare seriamente di innovazione, competitività europea e autonomia industriale, dobbiamo partire anche da distretti come quello mirandolese. Qui esistono competenze, imprese e professionalità che rappresentano una ricchezza per l'intera Emilia-Romagna e per il Paese. Difendere il biomedicale significa difendere il lavoro, la ricerca, la sanità e la capacità produttiva del nostro territorio. Per questo – concludono Ghelfi Riad e Ori Daniele – chiediamo che la discussione sul payback non si esaurisca con una semplice sanatoria. La sanatoria è necessaria, il superamento del meccanismo è indispensabile, ma serve soprattutto un piano per il futuro del biomedicale di Mirandola. Perché Mirandola non può pagare gli errori della programmazione nazionale e non può permettersi di perdere il patrimonio industriale e umano costruito in decenni».
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