Consumo di suolo, “Carpi per la giustizia climatica e sociale”: “Si continua a cementificare”
CARPI - Comunicato stampa di "Carpi per la giustizia climatica e sociale" relativo al consumo di suolo a Carpi rilevato dal Rapporto sul consumo di suolo 2026 di ISPRA;
"Carpi è raddoppiata in due decenni, o poco più. Lo dicono i dati di SOS4life. Ma, a dispetto delle affermazioni di questa amministrazione, il consumo di suolo continua a crescere senza alcuna battuta di arresto. Lo confermano i dati Ispra contenuti nell’edizione 2026 del “Rapporto sul Consumo di suolo in Italia”, il lavoro, curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). A Carpi si continua a cementificare il territorio del comune senza alcuna soluzione di continuità. Nel 2022 sono stati 7,9 gli ettari sigillati, nel 2023 7,1, nel 2024 2,4, nel 2025 2,189. Per la precisione nel 2025 sono stati ripristinati circa 0,46 ha e quindi il consumo netto è di 2,01 ha. Si potrebbe pensare che ci sia stato un rallentamento, ma attenzione a non cadere in questa trappola. Il comune di Carpi è arrivato ad avere quasi il 20% del suo territorio sigillato (cementificato) secondo SOS4Life e quasi il 17% secondo ISPRA. Si tratta di un valore enorme, se si pensa che alla fine del secolo scorso tale dato si fermava al 10%. Non ci possiamo permettere di consumare più nulla del nostro prezioso territorio. Infatti, il consumo di suolo associato al cambiamento climatico crea le condizioni per avere un’isola di calore più intensa, praticamente insopportabile in estate; peggiora le condizioni dell’inquinamento da polveri sottili; aumenta il rischio di flash flood, ovvero di allagamenti improvvisi; sottrae sempre più terreno agli alberi e al verde, con gravi ripercussioni sulla salute psico-fisica dei carpigiani. In generale rende la vita in città non solo più difficile, ma soprattutto più pericolosa per la salute.
Certo, la situazione è grave in tutto il paese, ma questa non deve divenire una giustificazione per fare come fanno tutti. Nel comunicato si spiega che nel 2025 vi è stato a livello nazionale “un incremento del suolo consumato, quindi, in forte accelerazione rispetto al dato dello scorso anno e che si conferma nettamente al di sopra della media dell’ultimo periodo (2012-2024), pari a 17.8 ettari al giorno, 3.2 m2 al secondo”. Sempre nella sintesi del rapporto ISPRA, a livello nazionale oltre la metà delle nuove superfici artificiali è legata ai cantieri. Poi ci sono i nuovi edifici, che non sono dovuti a una reale necessità di nuove abitazioni: “si conferma, anche nel 2024, l’assenza di un legame diretto tra le dinamiche della popolazione e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione”. Poi abbiamo piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali. Molto importanti sono anche la logistica e le attività estrattive, comprese le infrastrutture. Prosegue poi l’espansione del fotovoltaico a terra (che tra Carpi e Novi di Modena sta diventando un’emergenza) e degli impianti eolici, che sono anche essi consumo di suolo. Infine, nel comunicato stampa del Rapporto ISPRA, “oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10°C rispetto alle aree rurali circostanti, con punte che localmente arrivano a 12°C. Dove gli alberi sono più presenti, invece, le temperature risultano fino a 1,6°C più basse”. Una volta si diceva: i dati sono dati. Ora sicuramente si troveranno mille giustificazioni, quasi sempre create ad hoc, per spiegare tutto ciò. Noi rimaniamo ai dati. La cementificazione sta inesorabilmente aumentando e con essa peggiora la qualità della vita e purtroppo aumentano le malattie dovute alle polveri sottili, all’ozono estivo, ai colpi di calore per le temperature estreme.
Noi pensiamo che sia possibile un altro modo di progettare la città. Riportando le parole di Mancuso (Fitopolis): “Per quanto mi riguarda, credo che l'unica maniera seria per prepararsi a un futuro così diverso e instabile (cambiamento climatico e crisi ambientale) sia rendere le nostre città più verdi, più permeabili e più diffuse possibile. Soprattutto più verdi. Il discrimine principale fra le città che si potranno adattare al riscaldamento globale e quelle che ne subiranno le conseguenze sarà rappresentato dalla quantità di alberi e di vegetazione presente al loro interno. Bisogna coprire di piante le nostre città e abbiamo poco tempo per farlo".
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