Crisi energetica e bollette, Federconsumatori: “Bisogna evitare gli errori del passato”
"La crisi energetica del 2022/2023, causata dall’impennata dei prezzi post pandemia e aggravata dal conflitto russo-ucraino che portò all’interruzione dei flussi dei gasdotti russi verso l’Europa, aveva acceso un grande faro sul mercato energetico italiano. Un mercato profondamente malato, con più di 700 fornitori e un forte squilibrio a danno dei consumatori, unici danneggiati dalla crisi, schiacciati dal peso di bollette abnormi, mentre i gestori produssero all’epoca utili elevatissimi. All’epoca la risposta del Governo era stata, rispetto all’approvvigionamento, la definizione di nuovi accordi con altri fornitori (Algeria e Azerbaigian) e il potenziamento del GNL (Gas Naturale Liquefatto) proveniente principalmente da Qatar e Stati Uniti. Rispetto al caro bollette, per i consumatori furono messe in campo solo misure emergenziali e tardive, per tamponare il salasso ai danni delle famiglie: aliquota dell’iva del gas portata al 5%, sospensione degli oneri di sistema, stop alle modifiche unilaterali dei contratti, rateizzazioni obbligatorie, aumento della soglia ISEE per accedere al bonus sociale e revisione dei bonus stessi. Misure subito abolite dopo il passaggio del temporale. Il risultato è stato quello di appesantire la perdita del potere d’acquisto dei salari degli ultimi dieci anni, che ha raggiunto l’8,4%, la peggior condizione in Europa.
Con la crisi energetica del 2026 la storia si ripete, in modo assolutamente prevedibile. Oggi la bolletta è tornata quella pre-crisi, con l’Iva del gas all’aliquota originaria, con gli oneri di sistema che pesano circa il 21% sulla bolletta elettrica, con un indice ISEE ribassato per accedere al bonus sociale (€ 9.796 contro € 12.000 del 2022) e, soprattutto, senza nessun intervento all’orizzonte per bloccare la crescita dei prezzi. É rassicurante avere gli stoccaggi pieni, ma è paradossale che i cittadini debbano subire comunque uno sconsiderato aumento dei prezzi delle bollette. Non basta garantire l’approvvigionamento se non si adottano misure strutturali che agiscano sui prezzi e sul mercato, liberandolo dalle speculazioni degli operatori (produttori, grossisti, fornitori) e intervenendo sulle regole del mercato libero. Cosa si dovrebbe fare di strutturale? In primis rivedere radicalmente un sistema troppo complesso e inaccessibile, nei fatti, per la stragrande maggioranza dei cittadini, che sono costretti a fidarsi dei gestori.
Quindi è necessario disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, e accelerare il passaggio ad un sistema basato prevalentemente su fonti rinnovabili. Vanno resi strutturali gli interventi sulle bollette, portando gli oneri di sistema sulla fiscalità generale, bisogna riportare definitivamente l’iva del gas al 5% come per i generi di prima necessità, portando a € 20.000,000 la soglia ISEE per l’accesso al bonus sociale. Va istituito un fondo per la morosità incolpevole con regole dedicate alla categoria (rateizzazioni lunghe e blocco dei distacchi delle forniture), creando un sistema della vulnerabilità che tuteli effettivamente i soggetti fragili, e vanno svincolati i prezzi di luce e gas dagli indici di mercato. Bisogna dare una stretta vera alle norme sulla stipula dei contratti, impedendo la firma con OTP, sistema abusato dal teleselling, in forte crescita. Infine va posto un tetto ai costi di commercializzazione, perché non è giustificabile una forchetta che varia dai 70 agli oltre 1000 euro all’anno.
Cosa succederà a Modena? In queste ore si accendono i riscaldamenti. Nel clima di forte tensione creato dall’andamento del prezzo del gas in crescita, col recente annuncio dell’incremento del +37,3% del costo dell’energia elettrica per gli utenti vulnerabili, è altissimo il rischio di rivedere le situazioni di profondo disagio affrontate nel 2022/2023 e già ampiamente diffuse:
- utenti in povertà energetica che non possono far fronte ai rincari e rinunciano a riscaldarsi; utenti spesso più colpiti dagli aumenti di prezzo perché vivono in ambienti obsoleti e con alta dispersione e conseguente maggior consumo.
- Utenti vulnerabili disorientati e, per questo, presi d’assalto dal teleselling che promette vantaggi inesistenti;
- Utenti confusi anche dalle finte promesse di vantaggi, come nel caso dell’offerta Eni venduta come una panacea sulle reti nazionali e rivelatasi una offerta nella media, come tante altre.
- Aumento dell’uso di comparatori privati che sono, di fatto, raccoglitori di dati sensibili, come i numeri di telefono, che vengono ceduti alla vendita da parte di soggetti spregiudicati.
- La perdita di fiducia nel mercato che spinge i consumatori più fragili a rimanere ancorati ai gestori presenti sul territorio, in precedenza monopolisti, ma che di fatto mantengono salde posizioni dominanti che si traducono in offerte a prezzi poco convenienti e poco concorrenziali. Dovrebbe essere chiaro che gli sportelli delle aziende non tutelano i cittadini, ma le aziende stesse!
È necessario che i detentori delle posizioni dominanti sul territorio, Hera e Aimag, non pensino di cavarsela solo con offerte dedicate, ma che mettano in campo iniziative che siano di significativo e reale aiuto ai consumatori, prevedendo al più presto rateizzazioni lunghe e sospensioni dei distacchi. Infine, dagli Enti Locali della nostra provincia, ci attendiamo uno sforzo che vada oltre gli appelli al buon senso diretti alle multiutilities, ma che si traduca in azioni concrete, anzi concretissime, che diano senso al controllo pubblico di questi soggetti. Sempre che questo sia reale".
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