Sanità, per metà degli italiani il pronto soccorso è un’impresa: quasi il 50% fatica a raggiungere le urgenze
Un quadro segnato da ostacoli strutturali, disuguaglianze territoriali e difficoltà crescenti nell’accesso alle prestazioni essenziali. È la fotografia scattata dal rapporto annuale sui servizi pubblici presentato dal Cnel a Roma, che analizza in dettaglio il livello di accessibilità dei servizi fondamentali per i cittadini italiani.
Sanità di emergenza: la distanza è il primo ostacolo
La criticità più evidente riguarda la sanità e, in particolare, la capacità dei cittadini di raggiungere tempestivamente le strutture d'urgenza. Secondo i dati del Cnel, quasi una famiglia su due (il 48,2%) dichiara di incontrare difficoltà negli spostamenti verso il pronto soccorso. Il dato si fa particolarmente allarmante nei piccoli centri: nei comuni al di sotto dei 2.000 abitanti la percentuale di chi fatica a raggiungere il presidio d'emergenza schizza al 72,8%. Un fattore determinante, considerando che per le urgenze la rapidità dei tempi di intervento incide direttamente sull'efficacia e sull'esito delle cure, penalizzando soprattutto le aree interne e meno collegate.
Medicina territoriale in affanno: -17% di medici di famiglia
Ad aggravare la situazione della sanità pubblica è la progressiva contrazione della medicina di base. Nel corso dell'ultimo decennio, il numero dei medici di famiglia è calato del 17,3%. Un'assenza che pesa sulla tutela della salute pubblica, considerato il ruolo centrale del medico generale come primo punto di riferimento per la prevenzione, la gestione dei pazienti cronici e l'orientamento verso esami e visite specialistiche.
Liste d'attesa e costi: cresce la rinuncia alle cure
Il rapporto evidenzia anche un fenomeno in preoccupante aumento: la rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel 2024, il 9,9% dei residenti ha dichiarato di aver saltato visite o esami diagnostici, a fronte del 6,4% registrato nel periodo pre-Covid. Tra le motivazioni principali spiccano la lunghezza delle liste d’attesa (che spinge al recesso il 6,8% dei cittadini) e le difficoltà economiche (ragione indicata dal 5,3% dei residenti).
Le risposte: Case della Comunità e assistenza a domicilio
Tra le soluzioni strutturali per rafforzare la sanità di prossimità figurano le "Case della Comunità", pensate per avvicinare le prestazioni sanitarie e socio-sanitarie al territorio. Tuttavia, le risorse attuali appaiono ancora insufficienti: anche completando tutte le 1.038 strutture previste e finanziate dal Pnrr, ne occorrerbbero ulteriori 297 per raggiungere lo standard di una struttura ogni 50mila abitanti, con un investimento stimato di circa 1,1 miliardi di euro. Segnali positivi giungono invece dall'assistenza domiciliare, che ha registrato un incremento arrivando a servire 1,7 milioni di persone, rappresentando uno dei pochi tasselli in espansione nella rete della sanità territoriale.
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