Si può rallentare la miopia nei bambini? Le strategie oggi disponibili
Lenti da vista dedicate, lenti a contatto, ortocheratologia e trattamento farmacologico: cosa dice oggi la ricerca.

Nei bambini la vista si controlla nel tempo: più del singolo numero conta come cambia di anno in anno.
La domanda arriva sempre nello stesso momento. Il bambino ha appena ricevuto la sua prima prescrizione, i genitori hanno in mano un foglio con un numero negativo sopra, e mi chiedono se si possa fare qualcosa perché la miopia non peggiori.
Quindici anni fa la risposta onesta sarebbe stata: poco. Si correggeva e si aspettava.
Oggi le cose stanno diversamente, e riguardano un gruppo di strumenti che nel giro di un decennio sono passati dalla ricerca al lavoro di tutti i giorni. Occhiali costruiti apposta, lenti a contatto di due tipi diversi, e da quest'anno anche un farmaco registrato in Europa.
Una premessa, perché intorno a questi strumenti circola parecchio entusiasmo. Rallentare non vuol dire guarire. Nessuno di questi trattamenti fa tornare indietro la miopia e nessuno la ferma. Servono a far crescere l'occhio più piano negli anni in cui cresce.
Che cosa vuol dire "rallentare"
Serve un cambio di unità di misura.
Per anni la miopia si è seguita contando le diottrie, cioè quanto cambiava la gradazione da un anno all'altro. È un dato utile e parziale: fotografa il risultato ottico e non dice niente di quello che sta succedendo dentro l'occhio. Il parametro considerato oggi più informativo è la lunghezza assiale, la distanza tra la parte anteriore dell'occhio e la retina. È l'allungamento eccessivo di questa distanza a produrre la miopia, ed è l'allungamento che i trattamenti cercano di contenere.
Il documento di consenso italiano sulla miopia in età pediatrica mette per iscritto le soglie su cui gli specialisti del nostro Paese concordano. Si valuta un trattamento quando la progressione documentata raggiunge o supera mezza diottria all'anno, oppure quando l'occhio si allunga di due decimi di millimetro o più in dodici mesi. Durante il trattamento gli stessi specialisti indicano controlli ogni sei mesi, con refrazione in cicloplegia e misura della lunghezza assiale.
Due decimi di millimetro all'anno sembrano niente. Su un occhio, e su una crescita che dura otto o dieci anni, non lo sono.
Le lenti da vista costruite per questo

La valutazione optometrica misura la vista e la segue nel tempo. La diagnosi resta competenza dell'oculista.
Sono la novità che i genitori incontrano per prima, perché è anche la più facile da adottare: un bambino che porta gli occhiali continua a portare gli occhiali.
Hanno una zona centrale che corregge la vista come una lente normale e, tutto intorno, una struttura di micro-elementi che cambia il modo in cui la luce arriva sulla periferia della retina. L'idea, semplificando molto, è mandare all'occhio un segnale che lo scoraggi dall'allungarsi.
Funzionano? La revisione Cochrane aggiornata nel 2025, che confronta tutti i trattamenti dentro un'unica analisi ed è il riferimento più autorevole che abbiamo, le colloca tra gli interventi che riducono la progressione: nel primo anno la differenza rispetto a un occhiale tradizionale è di circa 0,45 diottrie e di poco più di un decimo di millimetro sulla lunghezza assiale.
C'è un secondo dato, meno raccontato, che riguarda la solidità delle prove e non il risultato. Per questa categoria di lenti gli autori Cochrane classificano la certezza dell'evidenza come molto bassa, il che significa che studi futuri potrebbero cambiare il quadro anche parecchio. Non è un verdetto sull'efficacia: è un giudizio su quanto possiamo fidarci del numero che abbiamo in mano oggi.
Lenti a contatto e ortocheratologia
Le strade sono due.
La prima sono lenti morbide a porto diurno, costruite con più zone di potere, che il bambino indossa durante il giorno come una normale lente a contatto. Nella revisione Cochrane riducono l'allungamento dell'occhio di circa un decimo di millimetro nel primo anno, con certezza dell'evidenza bassa.
La seconda è l'ortocheratologia, ed è quella che fa alzare il sopracciglio a tutti i genitori la prima volta che gliela spiego. Sono lenti rigide che si indossano di notte e si tolgono al mattino. Durante il sonno rimodellano temporaneamente la curvatura della cornea, così che di giorno il bambino veda a fuoco senza occhiali. Il principio somiglia a quello dell'apparecchio ortodontico: sposta, e finché lo si mantiene il risultato resta. L'effetto è reversibile e si conserva solo continuando a usarle.
Qui c'è un dato che pesa. Tra tutte le opzioni ottiche, l'ortocheratologia è quella su cui la revisione Cochrane esprime la certezza dell'evidenza più alta, classificata come moderata, con una riduzione dell'allungamento assiale di circa 0,18 millimetri nel primo anno. In un campo dove quasi tutto il resto è classificato basso o molto basso, la differenza si nota.
Il rovescio sta nella gestione. Una lente a contatto indossata durante il sonno chiede igiene rigorosa e controlli regolari, perché il rischio principale, per quanto raro, è l'infezione della cornea. Serve un professionista che la applichi e che la segua nel tempo.
Il collirio, la novità di quest'anno
Fino a poco tempo fa, in Italia, chi voleva percorrere la strada farmacologica doveva ricorrere a una preparazione galenica: atropina a bassissima concentrazione preparata su misura da una farmacia, su prescrizione dell'oculista, senza un'autorizzazione specifica per questa indicazione.
Nel giugno 2025 la Commissione europea ha approvato il primo collirio a base di atropina allo 0,01% registrato per rallentare la progressione della miopia in età pediatrica. Da aprile di quest'anno è disponibile anche in Italia. L'indicazione autorizzata è precisa: bambini dai 3 ai 14 anni, miopia compresa tra mezza diottria e sei diottrie, progressione pari o superiore a mezza diottria all'anno. Una goccia la sera, prima di coricarsi.
Su questo voglio essere netto, perché segna il confine della mia professione. Si tratta di un farmaco. La valutazione, la prescrizione e il monitoraggio spettano all'oculista, che è il medico specialista. L'optometrista non prescrive farmaci.
C'è poi una parte di questa storia che in Italia si è raccontata poco. Lo stesso principio attivo, nell'ottobre 2025, non ha ottenuto il via libera della FDA americana: l'agenzia ha riconosciuto che lo studio aveva raggiunto il proprio obiettivo statistico e ha ritenuto le prove insufficienti a dimostrare un beneficio clinicamente rilevante e duraturo. La revisione Cochrane, per l'atropina a bassa concentrazione, stima una riduzione media della progressione intorno a un quarto di diottria nel primo anno, con certezza dell'evidenza molto bassa. Le concentrazioni più alte danno risultati migliori e portano effetti indesiderati, come sensibilità alla luce e difficoltà di messa a fuoco da vicino, che ne limitano l'uso nei bambini.
Due agenzie regolatorie autorevoli leggono gli stessi dati e arrivano a conclusioni opposte. A me sembra il ritratto onesto di un campo ancora in movimento, dove la prudenza fa parte del mestiere.
Quello che la ricerca ancora non sa

La montatura di prova serve a stabilire la correzione. Le lenti per il controllo della miopia fanno un passo in più: provano a rallentarne la crescita.
Chi cerca informazioni online incontrerà anche la terapia con luce rossa a bassa intensità, brevi sedute quotidiane davanti a un dispositivo luminoso. Nelle analisi comparative ottiene i risultati numericamente più alti di tutti. La certezza dell'evidenza resta molto bassa, la sicurezza retinica a lungo termine è ancora oggetto di studio, ed è stato descritto almeno un caso di alterazione della retina con calo della vista, rientrato dopo la sospensione. Una strada promettente che non ha ancora raggiunto lo stadio in cui la si possa consigliare con tranquillità.
Restano tre domande aperte che valgono per tutti i trattamenti, e che gli autori Cochrane mettono nero su bianco. Quasi tutti gli studi disponibili durano due anni o meno, così non sappiamo se il beneficio si mantenga, cresca o si esaurisca col tempo. Sappiamo ancora poco su cosa accade quando un trattamento viene interrotto, cioè se la progressione riparte più in fretta, il cosiddetto effetto rebound. E gli effetti indesiderati non sono stati riportati in modo uniforme nei vari studi, il che rende difficile confrontare i trattamenti anche sul piano della sicurezza.
Niente di tutto questo toglie valore all'intervento. Sposta il modo in cui la scelta va fatta: insieme, sul singolo bambino, guardando età, velocità di progressione, abitudini di vita e gestibilità pratica, al posto di adottare il trattamento che in quel momento ha la comunicazione più convincente.
Rispetto a quindici anni fa abbiamo qualcosa in mano, ed è una buona notizia. La miopia di un bambino ha smesso di essere un numero da aggiornare una volta l'anno e basta.
La strada passa da una valutazione fatta bene e da un controllo che continua nel tempo. Quando servono una diagnosi, l'esclusione di patologie oculari o una terapia farmacologica, la competenza è dell'oculista. La valutazione optometrica si occupa degli aspetti refrattivi e funzionali, della compensazione ottica e del monitoraggio dell'evoluzione. Le due cose lavorano meglio insieme che separate.
Nel prossimo appuntamento di Questione di Vista torniamo un passo indietro, alla domanda che i genitori si fanno prima ancora della diagnosi: mio figlio vede bene? Vedremo quali sono i segnali da non ignorare e quali sono invece i falsi miti più diffusi sulla vista dei bambini.
Alessandro Garau - Optometrista
Le parole della vista
Lunghezza assiale. La distanza tra la parte anteriore dell'occhio e la retina, misurata in millimetri con uno strumento dedicato. È il parametro che descrive meglio l'evoluzione della miopia, perché misura la crescita dell'occhio invece del suo effetto ottico.
Cicloplegia. La sospensione temporanea, ottenuta con un collirio, della capacità dell'occhio di mettere a fuoco da vicino. Serve a misurare il difetto visivo reale nei bambini, il cui sistema di messa a fuoco è molto attivo e può falsare il risultato.
Ortocheratologia. L'uso di lenti a contatto rigide indossate durante il sonno, che rimodellano temporaneamente la curvatura della cornea. Al risveglio si tolgono e la visione resta a fuoco per la giornata. L'effetto è reversibile e si mantiene solo continuando a usarle.
Effetto rebound. L'accelerazione della progressione che può verificarsi quando un trattamento viene sospeso. È uno degli aspetti meno studiati, e uno dei motivi per cui l'interruzione va sempre concordata con chi il trattamento lo ha impostato.
Fonti
Lawrenson JG, et al. Interventions for myopia control in children: a living systematic review and network meta-analysis. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2025;CD014758.
https://openaccess.city.ac.uk/id/eprint/34708/1/Lawrenson_et_al-2025-Cochrane_Database_of_Systematic_Reviews.pdf
Schiavetti I, Villani E, Serafino M, et al. Italian consensus on pediatric myopia: findings from a three-round modified Delphi study. Graefe's Archive for Clinical and Experimental Ophthalmology. 2026.
https://link.springer.com/article/10.1007/s00417-026-07246-9
Wu et al. Repeated low-level red-light therapy for myopia control: an update on efficacy and safety. Taiwan Journal of Ophthalmology. 2026.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13431227/
Santen. European Commission approves Santen's Ryjunea to slow progression of paediatric myopia, giugno 2025.
https://www.santen.eu/our-vision/emea-news/european-commission-approves-santens-ryjunear-slow-progression-paediatric-0
Ophthalmology Times. FDA issues Complete Response Letter to Sydnexis for SYD-101 in pediatric myopia, ottobre 2025.
https://www.ophthalmologytimes.com/view/fda-issues-complete-response-letter-to-sydnexis-for-syd-101-in-pediatric-myopia
International Myopia Institute. IMI 2025 Digest.
https://myopiainstitute.org/imi-whitepaper/imi-2025-digest/
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