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08 Ottobre 2026
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Soliera, sabato 10 ottobre inaugura la mostra “Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico”

SOLIERA - Sabato 10 ottobre 2026 alle ore 18.00, al Castello Campori di Soliera inaugura la mostra Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico, curata da Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Campori e dal Comune di Soliera, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Arnaldo Pomodoro, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, e con il sostegno di due sponsor, Veca ed Euromat Srl. In occasione del centenario della nascita dell’artista, che vede la sua opera al centro di numerose iniziative, questa mostra sceglie una prospettiva inedita, affidando alla fotografia il compito di raccontarne l’opera e la ricerca. Al centro dell’esposizione è il patrimonio fotografico dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro, presentato per la prima volta attraverso una selezione di cento stampe originali, realizzate tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. In dialogo con tre significative opere scultoree — Disco solare (1989-1990) e gli studi per Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973) e The Pietrarubbia group (1975) — gli scatti di Ugo Mulas, Maria Mulas, Mario Dondero, Carlo Orsi, Gianfranco Gorgoni, Giuseppe Pino, Paolo Monti e Ted Drzyzgarestituiscono non solo la trasformazione della materia nel processo creativo, ma anche il rapporto con lo spazio pubblico e con quello espositivo di gallerie e altre istituzioni che nel tempo hanno accolto il lavoro di Arnaldo Pomodoro. Ne sono un esempio le fotografie di Ugo Mulas dedicate alla mostra Una scultura nella strada del 1970, nella piazzetta della Libreria Internazionale Einaudi a Milano, dove alcuni bambini, giocando con l’opera, sembrano riattivarla e trasformarla in uno spazio abitabile, restituendone pienamente il carattere anti monumentale. Un rapporto altrettanto diretto col pubblico emerge negli scatti di Giuseppe Pino realizzati in occasione della prima mostra antologica dell’artista alla Rotonda della Besana nel 1974: anche qui, sono soprattutto i più giovani a essere ritratti in un rapporto spontaneo con le sculture, che entrano così a far parte di un’esperienza quotidiana e famigliare, affrancandosi dal severo rigore del monumento.

Il racconto fotografico non si limita tuttavia alla relazione tra le opere e i luoghi che le accolgono, ma segue anche l’intero processo creativo, soffermandosi sulla metamorfosi della materia e sul suo progressivo divenire opera. Dall’archivio emerge infatti la volontà costante dell’artista di documentare per immagini il proprio lavoro di scultore in tutte le sue fasi: dalla modellazione alla lavorazione in fonderia, fino alla collocazione dell’opera nello spazio pubblico. Una sequenza di passaggi che la fotografia non si limita a registrare, ma contribuisce a restituire come parte integrante del processo creativo. Arnaldo Pomodoro, un racconto fotografico costruisce un percorso per nuclei tematici, dedicati a opere specifiche, dando vita a micro-narrazioni che si intrecciano alla cronologia del lavoro. È il caso delle fotografie di Ugo Mulas del 1967-1968, che documentano lo sviluppo di Grande disco (1965-1968), o delle immagini di Carlo Orsi dei primi anni Novanta dedicate a Moto terreno solare (1989-1994) a Marsala, dove la scultura appare progressivamente depositarsi nel paesaggio. Di particolare interesse sono inoltre alcuni grandi album fotografici mai esposti prima, con immagini selezionate e ordinate dallo stesso Pomodoro, che testimoniano la costruzione di una precisa identità e, al tempo stesso, una consapevole rilettura della propria ricerca: le fotografie ripercorrono gran parte del lavoro dello scultore, dal 1954 al 1970, componendo una sorta di autobiografia per immagini e restituendo una puntuale revisione della sua pratica artistica. La mostra costruisce così un racconto parallelo tra scultura e fotografia, dove quest’ultima non si limita alla funzione documentaria, ma diventa un linguaggio capace di rivelare aspetti dell’opera altrimenti invisibili. Gli sguardi dei diversi fotografi che nel tempo si sono avvicinati al lavoro di Arnaldo Pomodoro, pur muovendosi all’interno di una traccia narrativa probabilmente prestabilita, mostrano come la fotografia non sia mai un linguaggio neutro, ma una forma di interpretazione.

A completare e ampliare il percorso sono tre opere di Arnaldo Pomodoro: Progetto per il nuovo cimitero di Urbino (1973), Disco solare (1989-1990) e lo studio per The Pietrarubbia group (1975). La scelta di presentare progetti e studi nasce dalla volontà di mettere in relazione la dimensione fotografica con quello stesso stato di trasformazione che caratterizza il processo scultoreo: il moto perpetuo delle idee, la continua metamorfosi della materia, quel divenire che la scultura sembra interrompere solo apparentemente. La mostra sarà accompagnata da visite guidate e percorsi laboratoriali rivolti a famiglie, giovani, adulti e alle scuole. Il progetto è a cura del Dipartimento Educativo della Fondazione Arnaldo Pomodoro e della Ludoteca della Fondazione Campori. Questo omaggio all’artista prosegue l’impegno del Comune di Soliera nella valorizzazione della sua opera, testimoniata anche dalla scultura Lancia di Luce II (1985), che dal 2025 definisce lo spazio pubblico di piazza Lusvardi antistante Castello Campori.

«A cento anni dalla nascita di Arnaldo Pomodoro, Soliera non poteva mancare: con questa mostra – ha dichiarato Caterina Bagni, sindaca di Soliera – la nostra Città si inserisce in un circuito di iniziative dal rilievo nazionale, e per questo devo ringraziare la Fondazione Pomodoro con cui il rapporto va avanti da anni in modo proficuo. È anche la conferma del percorso che stiamo portando avanti con Fondazione Campori: fare del Castello un luogo capace di produrre e accogliere proposte culturali di livello, costruendo collaborazioni autorevoli e, allo stesso tempo, mantenendo un rapporto aperto e accessibile con la comunità. La cultura ha valore quando riesce a creare occasioni di conoscenza e incontro, e credo che questa mostra abbia tutte le caratteristiche per parlare tanto agli appassionati, quanto a pubblici diversi e a generazioni diverse. Ringrazio i curatori Andrea Tinterri e Ilaria Sgaravatto, la Fondazione Arnaldo Pomodoro, la Regione Emilia-Romagna e tutti i soggetti che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto, tra cui gli sponsor Veca ed Euromat».

Carlotta Montebello, direttrice generale della Fondazione Arnaldo Pomodoro, ha sottolineato che «la Fondazione Arnaldo Pomodoro è molto lieta di proseguire la collaborazione avviata nel 2020 con il Comune di Soliera, che nell’anno del centenario ha deciso di omaggiare l’artista non solo mostrando al pubblico le sue sculture, ma facendo conoscere anche il ricco patrimonio del suo archivio, strumento fondamentale per la conoscenza della sua ricerca artistica».

Ilaria Sgaravatto, curatrice dell’Archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro e co-curatrice della mostra, ha osservato: «Questa esposizione propone per la prima volta una riflessione sul rapporto di Arnaldo Pomodoro con la fotografia e i fotografi attraverso una selezione dal vasto patrimonio fotografico del suo archivio. Le immagini sono le protagoniste di un racconto che restituisce il percorso di ricerca dell’artista, il suo modo di fare scultura e di essere scultore».

Andrea Tinterri, co-curatore della mostra, ha aggiunto: «In questa mostra la fotografia interroga la scultura, problematizza il rapporto tra opera e spazio pubblico, affronta quella complessità che la ricerca di Pomodoro custodisce in un continuo rimando tra interno ed esterno. Come la fotografia, le superfici scultoree di molte opere di Pomodoro assorbono la luce, si alimentano di essa per trattenere il mondo che le circonda, anche solo per il tempo di un inesauribile segreto».

Arnaldo Pomodoro nasce nel 1926 a Morciano di Romagna nel Montefeltro e vive la sua infanzia e la sua formazione a Pesaro. Nel 1954 si trasferisce a Milano, città che in quel momento rappresentava il centro dei movimenti artistici di avanguardia e che l’artista non lascerà più fino alla sua scomparsa nel 2025. Le sue opere sono presenti in spazi urbani e in parchi sculturali in Italia e all’estero e nelle raccolte pubbliche più importanti al mondo. Numerosissime sono le sue esposizioni: da quelle alla Rotonda della Besana di Milano nel 1974 e al Forte di Belvedere di Firenze nel 1984, fino a quelle a Parigi nei Giardini del Palais-Royal nel 2002 e nel centro cittadino di Lugano nel 2004; mostre itineranti si sono inoltre svolte in Europa, America, Australia e Giappone. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte della Stanford University, dell’University of California a Berkeley e del Mills College a Oakland. Nel 1990 ha istituito a Pietrarubbia, nelle Marche, il Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli), scuola di perfezionamento nella scultura, nel gioiello e nel design. Da sempre affianca alla scultura l’opera di scenografo, svolta nei massimi teatri italiani ed europei. Tra i premi che gli sono stati conferiti spiccano quello nel 1963 alla Biennale di San Paolo, nel 1964 alla Biennale di Venezia, uno dei sei premi internazionali del Carnegie Institute nel 1967, e nel 1990 il Praemium Imperiale per la scultura istituito dalla Japan Art Association. Nel 1992 il Trinity College dell’Università di Dublino gli ha conferito la Laurea in Lettere honoris causa e nel 2001 l’Università di Ancona quella in Ingegneria edile - Architettura.

Il patrimonio fotografico dell’archivio della Fondazione Arnaldo Pomodoro si estende per 55 metri lineari, contando più di 45.000 stampe di vario formato, cui si aggiungono altri materiali fotografici quali negativi, fogli di provino e diapositive. La Fondazione Arnaldo Pomodoro, erede dell’intero archivio dell’artista, si impegna a rendere questo patrimonio accessibile al più vasto pubblico attraverso il progetto dell’Archivio online, iniziato nel 2019 e gratuitamente consultabile sul sito della Fondazione.

La Fondazione Campori è stata istituita nel 2010 per volontà del Comune di Soliera con il compito di gestire i servizi e le attività culturali e i servizi didattici e ludici rivolti ai bambini e agli adolescenti. La sua missione è coinvolgere il territorio – soggetti pubblici e privati, agenzie educative, associazioni culturali e di promozione sociale ma anche semplici cittadini – nella progettazione e realizzazione dei progetti culturali. La Fondazione gestisce gli spazi pubblici culturali e ricreativi di Soliera: il centro polifunzionale Habitat, la biblioteca, la ludoteca, lo spazio giovani, la sala cinematografica e teatrale di Soliera, il Nuovo Cinema Teatro Italia. Supporta il lavoro delle associazioni e le sostiene economicamente, attraverso l’erogazione di contributi, nell’organizzazione di eventi e attività culturali e nella realizzazione di doposcuola durante l’anno scolastico e di campi gioco estivi. www.fondazionecampori.it

La Fondazione Arnaldo Pomodoro è stata Istituita nel 1995 e opera secondo la volontà di Arnaldo Pomodoro di creare un luogo aperto alla rilettura dell’arte del Novecento e alla creatività dei giovani artisti, uno spazio collettivo di esperienza viva, che mira a un coinvolgimento, profondo e globale, con le persone e la società. La sua mission è quella di promuovere iniziative di conservazione, valorizzazione, divulgazione scientifica ed educativa del patrimonio artistico e storico di Arnaldo Pomodoro e dell’opera di artisti moderni e contemporanei, italiani ed internazionali. 

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