Tecnologia POCT, un’ora e 20 minuti in meno per le decisioni cliniche e permanenza in Pronto Soccorso ridotta di mezz’ora
Portare alcuni esami di laboratorio direttamente vicino al paziente può consentire di ottenere più rapidamente il risultato e, soprattutto, di anticipare la decisione clinica e ridurre i tempi di permanenza in Pronto Soccorso. È quanto emerge da una revisione sistematica realizzata dalla Medicina di Laboratorio dell’Azienda USL di Modena, diretta dal dottor Tommaso Fasano, e pubblicata sulla rivista internazionale Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Il lavoro, dal titolo “Impact of point of care testing in time to treatment decision-making in emergency departments: a systematic review”, con prima autrice la dottoressa Valentina Pecoraro della Medicina di Laboratorio di Modena, ha analizzato la letteratura disponibile sull'impiego del Point-of-Care Testing (POCT) nei Dipartimenti di Emergenza-Urgenza. Il POCT comprende test diagnostici che possono essere eseguiti vicino alla persona assistita, riducendo i tempi legati al trasporto del campione al laboratorio centrale e al successivo processo di analisi e refertazione. Tra gli esami considerati negli studi analizzati figurano, ad esempio, troponina per la diagnosi di infarto, lattato, pannelli di esami biochimici, test molecolari rapidi per virus e batteri e proteina C reattiva, utilizzati in diversi percorsi diagnostici dell'emergenza. La ricerca ha preso in esame 55 studi, per un totale di quasi 142mila pazienti, confrontando gli esami effettuati direttamente nel luogo di cura con quelli eseguiti attraverso il percorso tradizionale del laboratorio centrale. I risultati mostrano una riduzione significativa del tempo necessario per arrivare alla decisione clinica: negli studi che hanno fornito dati confrontabili, il tempo si è ridotto in media di 82 minuti rispetto al percorso tradizionale. Anche la permanenza complessiva in Pronto Soccorso è risultata mediamente più breve, con una riduzione di circa 29 minuti. La maggiore rapidità, tuttavia, non deve essere considerata un obiettivo isolato. La revisione non ha infatti evidenziato differenze significative per alcuni importanti esiti clinici, tra cui mortalità, ricovero e dimissione. Il beneficio del POCT dipende quindi anche dal modo in cui la tecnologia viene integrata nei percorsi clinici e nell'organizzazione dell'assistenza.
"La nostra revisione mostra che il POCT può contribuire a rendere più rapida la decisione clinica in un contesto, quello dell'emergenza-urgenza, nel quale il fattore tempo è particolarmente importante – spiega Tommaso Fasano, direttore della Struttura Complessa di Medicina di Laboratorio dell'Azienda USL di Modena –. Il punto centrale è però che ottenere prima un risultato non significa automaticamente migliorare gli esiti del paziente. Il valore del POCT emerge quando il dato di laboratorio viene integrato efficacemente nel percorso assistenziale. Il POCT non è quindi un'alternativa al Laboratorio centrale, ma una sua estensione fino al punto di cura: il vero obiettivo è fare in modo che la maggiore rapidità del risultato possa tradursi in una decisione clinica più tempestiva. La pubblicazione rappresenta inoltre un importante riconoscimento per il lavoro svolto dalla nostra Medicina di Laboratorio – conclude Fasano –. Nasce da un'analisi rigorosa della letteratura internazionale e offre elementi utili non soltanto ai professionisti che già utilizzano queste tecnologie, ma anche a chi deve progettare nuovi percorsi diagnostici basati sul Point-of-Care Testing".
La rete POCT dell'AUSL di Modena
Il Point-of-Care Testing è già da alcuni anni parte della rete diagnostica dell'Azienda USL di Modena. I sistemi POCT sono presenti in diversi contesti assistenziali del territorio provinciale e rappresentano un'estensione della rete del Laboratorio, consentendo di portare alcune prestazioni diagnostiche direttamente nei luoghi in cui vengono assistiti i pazienti. Nel solo 2025, in provincia di Modena, sono state eseguite circa 730 mila prestazioni con tecnologia POCT, un dato che restituisce la dimensione raggiunta da questa modalità diagnostica nella rete assistenziale provinciale. Si tratta di una tecnologia in continua evoluzione, anche per quanto riguarda gli ambiti di applicazione. Tra le esperienze più recenti vi è l'introduzione del POCT nel contesto della medicina penitenziaria, in particolare presso la Casa Circondariale Sant'Anna di Modena, dove il percorso è in fase di definizione. La possibilità di effettuare alcuni esami direttamente all'interno della struttura rappresenta un ulteriore esempio di diagnostica portata nel luogo di assistenza e può contribuire a ridurre il ricorso a prestazioni esterne e gli spostamenti dei pazienti. Lo studio della Medicina di Laboratorio si inserisce quindi in una più ampia evoluzione dell'organizzazione della diagnostica, nella quale laboratorio centrale e sistemi POCT non rappresentano modelli alternativi, ma componenti integrate della stessa rete. L'obiettivo è rendere disponibile il risultato diagnostico nel luogo e nel momento in cui può essere maggiormente utile alla presa in carico della persona, mantenendo l'integrazione con il Laboratorio e con i percorsi clinico-assistenziali.
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