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05 Agosto 2021- Aggiornato alle 12:48

La nuova assistenza familiare: il caregiver o “donatore di aiuto”

E’ una figura sempre più necessaria e un mestiere che non conosce crisi, spiega l’esperta di risorse umane di Mirandola, Francesca Monari. Parliamo del caregiver, o donatore di aiuto
CAREGIVER E COVID-19
 
Se la pandemia  ha messo a dura prova chiunque, è difficile non immaginare come stia pesando enormemente di più su tutte quelle persone che si prendono cura a tempo pieno e in forma gratuita dei più fragili, i cosiddetti Caregiver.
Il carico di cura verso i propri cari e il supporto psicologico per superare un periodo intenso a livello emotivo come questo, è aumentato a causa della  sospensione o della riduzione dell’aiuto di badanti o assistenti domiciliari.
La malattia, la disabilità, la non autosufficienza, hanno molto da insegnarci rispetto al valore del prendersi cura gli uni degli altri per costruire comunità più coese e corresponsabili.
IL CAREGIVER E’ DONNA
Il caregiver è membro di un esercito silenzioso composto in prevalenza di donne, figlie, nipoti, sorelle, con meno di 45 anni. Coinvolti in attività di cura di un proprio familiare anche i giovani tra i 15 e i 24 anni.
Proprio perchè più portate emotivamente ed empatiche, a ricoprire il 70% dell’occupazione in sanità sono proprio le donne.
Essere caregiver a volte non è una scelta ma una necessità e lo si rimane per molti anni, a volte per tutta la vita.
Questo tipo di lavoro assistenziale non produce reddito, ma fa risparmiare molti soldi alle famiglie e alla collettività, senza gravare sulla spesa sanitaria.
L’Italia è tra i Paesi OCSE ai primi posti per assenza di servizi residenziali e semiresidenziali ed anche l’assistenza domiciliare è largamente insufficiente.
RICONOSCIMENTO DEL RUOLO : LAVORI IN CORSO 
L’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia ad averne riconosciuto e valorizzato con una legge regionale il ruolo, dando il via a misure e risorse economiche per azioni di informazione, formazione, orientamento, sollievo e sostegno alla domiciliarità.
D’altronde è cosa buona e giusta riconoscere l’assistenza familiare come lavoro.
SOSTEGNO E “SOLLIEVO”
A Carpi esiste un’associazione che si propone di dare voce ai caregiver dell’Emilia Romagna di ogni genere, età, estrazione sociale e nazionalità, rappresentandone i bisogni comuni, promuovendone e tutelandone i diritti, la dignità, il benessere  e perseguendo la qualità della cura e delle cure verso la persona cara che necessita di assistenza.
Attivo anche uno sportello dove i familiari  possono richiedere un servizio gratuito di ricerca e selezione di assistenti familiari per missioni ad ore oppure in convivenza, utile per dare ai caregiver qualche ora di “sollievo” da un incarico così gravoso.
Il caregiver è sottoposto a uno stress intenso e prolungato, che incide sulla sua qualità di vita e sulla sua salute, sia fisica sia mentale.
E’ fondamentale non sottovalutare il proprio benessere e mantenere un proprio spazio. Il benessere del paziente, passa anche da quello di chi lo segue. Per questo è importantissimo preservarlo.
Molti sono costretti a rinunciare ad una vita sociale e spesso devono assentarsi dal lavoro.
Per buona parte di loro non è possibile conciliare l’attività lavorativa con quella assistenziale e di conseguenza viene meno il sostentamento economico.
Occorre uno sforzo in più anche da parte delle aziende. E’ da ripensare il sostegno dei caregiver attraverso il sistema di ‘benessere del dipendente’, detto anche welfare aziendale,  integrando i benefit destinati ai dipendenti con iniziative dedicate alle persone che si prendono cura di qualcun altro.
Un piccolo aiuto arriva dai bonus caregiver stanziati con la Legge di Bilancio 2021, ma c’è necessità di tanto altro.
PROFESSIONI SOCIO-ASSISTENZIALI –  IL LAVORO C’E’.
 
Tra i mestieri che non conoscono crisi, l’Assistente Familiare o badante e quello dell’Operatore Socio Sanitario sono in vetta alla classifica. Certo occorre una predisposizione naturale ma il lavoro non manca.
In Emilia Romagna di tanto in tanto vi sono corsi di Formazione gratuiti, finanziati dalla regione o dal fondo sociale europeo, dedicati all’area socio-assistenziale; oltre naturalmente a corsi a pagamento per chi ha la possibilità di investire e vuole trovare lavoro rapidamente.
Lavorare nel sociale è una scelta di vita, in grado di garantire enormi soddisfazioni; al contempo però, si tratta di una professione particolarmente delicata, che va fatta con il cuore.
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