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Emilia-Romagna, 5,5 milioni per la trasformazione digitale delle aziende manifatturiere

L’Emilia-Romagna imbocca con decisione la strada dell’artigianato 4.0, con particolare attenzione alle imprese femminili, giovanili e in zona montana. E lo fa, si legge in un comunicato stampa della Regione Emilia-Romagna, con una misura ad hoc della Regione che, con uno stanziamento iniziale di 5,5 milioni di euro per contributi a fondo perduto, per la prima volta andrà a sostenere, da Piacenza a Rimini, la trasformazione digitale delle imprese artigiane che in regione superano le 125 mila unità.

La Giunta regionale ha approvato un bando che punta a promuovere la digitalizzazione dei processi produttivi di imprese artigiane emiliano-romagnole, con l’obiettivo di accrescere la competitività della singola azienda ma soprattutto della filiera manifatturiera in cui essa è inserita. Un preciso sostegno alla realizzazione di interventi pilota in grado di innescare la crescita digitale nelle imprese di piccola dimensione.

La misura messa in campo dall’esecutivo di viale Aldo Moro, finanziata anche con risorse europee del Por Fesr, è stata possibile grazie alle novità normative introdotte, a fine dicembre 2020, nella legge regionale che disciplina il settore (la numero 1 del 2010, “Norme per la tutela, la promozione, lo sviluppo e la valorizzazione dell’artigianato”) inserendo la possibilità della Regione di intervenire per favorire processi di digitalizzazione e riorganizzazione dei processi produttivi aziendali, nonché sostenere la produzione innovativa quale modalità di lavoro che nasce dalla fusione tra cultura digitale e produzione manifatturiera.

Innovativa è anche la modalità di affiancamento al progetto finanziato per assicurare un effettivo impatto: dovranno essere coinvolti i soggetti accreditati al network nazionale impresa 4.0 e in particolare i Punti impresa digitale (Pid), i Digital innovation hub (Dih) e i Competence center, attribuendo loro un concreto ruolo nel supporto delle imprese già durante la fase di preparazione della candidatura, per garantire la piena coerenza della proposta con gli obiettivi del bando.

Il bando è rivolto alle micro e piccole imprese artigiane con unità locale in Emilia-Romagna appartenenti al settore manifatturiero o collegate in filiera con lo stesso settore: le domande dovranno essere presentate dal 13 al 20 aprile 2021 con apertura anticipata al giorno 8 aprile della piattaforma per l’avvio del caricamento.

“In tempi rapidi, così come ci eravamo impegnati con il settore dell’artigianato, siamo riusciti a mettere in campo una misura che non solo va a sostenere le imprese e i lavoratori nella ripartenza post pandemica, ma punta ad aumentare la qualità produttiva delle aziende e l’innovazione di processo e prodotto, fattori che saranno determinanti per il riposizionamento competitivo sul mercato- ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla-. Una delle novità più rilevanti di questa proposta sta nel prefigurare una nuova dimensione caratterizzata dalla ricerca e dalla selezione degli interventi che più di altri sono in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi. E abbiamo rivolto unaparticolare attenzione alle imprese femminili, giovanili e della zona montana, per favorire una ripresa diffusa, che coinvolga anche le categorie più in difficoltà a causa della pandemia. È importante –prosegue Colla- che le aziende artigiane, fondamentali nel nostro sistema economico, siano in grado di stare sulla filiera dell’innovazione, anche per favorirne una crescita dimensionale, e siano inserite nelle piattaforme delle medie e grandi imprese come partner di qualità e non come subfornitori. In coerenza con la legge approvata, dopo questo primo bando prevediamo di incrementare le risorse allargando il ventaglio dei settori coinvolti e puntando sui tre filoni strategici indicati nel Patto per il Lavoro e per il Clima: digitalizzazione, internazionalizzazione e formazione”.

“Si tratta della prima volta in cui vengono assegnate risorse per l’innovazione alle sole imprese artigiane della manifattura- afferma sottolinea il presidente di Cna Emilia-Romagna Dario Costantini-. Digitalizzazione, competenze e sostenibilità sono le tre parole chiave del prossimo futuro. L’applicazione di questi tre pilastri sulle nostre imprese artigiane è imprescindibile per sostenere la loro crescita. I nostri Digital Innovation Hub sono pronti ad accompagnare gli imprenditori della regione nel difficile percorso verso la ripartenza dell’intero Paese”.

“Ci auguriamo che questa sperimentazione possa diventare un metodo di intervento anche per altri comparti dell’artigianato- conclude il presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, Davide Servadei-. Riteniamo importante che il progetto preveda contributi per la formazione, con particolare attenzione alle competenze interne. Altro aspetto qualificante sono le ulteriori agevolazioni per l’imprenditoria femminile, giovanile e per le realtà più svantaggiate geograficamente. Un aspetto importante che coglie il valore della comunità nel suo aspetto più complessivo”.

Il bando

Saranno ammessi interventi diretti alla realizzazione di progetti di trasformazione tecnologica e digitale, finalizzati all’ottimizzazione dei processi produttivi e organizzativi interni all’azienda e della gestione dei rapporti con tutti gli attori della filiera di appartenenza. I progetti, che dovranno avere un budget minimo di 30mila euro e dovranno essere realizzati entro il prossimo 31 dicembre 2021 (salvo proroghe), avranno un contributo a fondo perduto del 40% della spesa ammessa (da 12 a 40 mila euro), che cresce di un 5% per imprese femminili, giovanili e in zona montana. Si potranno effettuare spese per beni strumentali, software e relative licenze d’uso direttamente funzionali alla realizzazione dei progetti di trasformazione tecnologica e digitale; per l’acquisizione di consulenze per la definizione delle strategie di innovazione organizzativa, di processo e di direzione; finalizzate all’introduzione delle tecnologie abilitanti 4.0 o all’adattamento e alla connettività degli impianti, attrezzature e sistemi esistenti alle tecnologie abilitanti previste dal piano nazionale impresa 4.0; per i costi legati alla necessità di incrementare le competenze e le professionalità del personale coinvolto nei processi di innovazione tecnologica e digitale previsti nei progetti presentati, compresi i costi del personale (massimo 10% delle spese)

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