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17 Settembre 2026
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Pazienti oncologici, cure palliative precoci alleviano il dolore e ne migliorano il linguaggio

Uno studio di ricerca condotto da Unimore, assieme ad importanti Istituti Nazionali ed Internazionali, ha evidenziato come un intervento di cure palliative/supportive precoci (ePSC) può alleviare il dolore del paziente oncologico, ma anche migliorarne la semantica del dolore rispetto a quella di un individuo sano. Una persona sana quando si parla di terapie oncologiche riversa una carica emozionale che si rispecchia in un linguaggio associato al dolore peggiore rispetto ad una persona malata sottoposta ad una cura palliativa precoce.

Il dolore oncologico, si legge nel comunicato stampa di Unimore, è il paradigma del dolore totale (sofferenza) e rappresenta il sintomo più complesso e invalidante per il paziente oncologico e per la sua famiglia. Si manifesta a livello fisico, psicologico e spirituale, impattando negativamente sulla qualità di vita e impedendo di affrontare l’iter della malattia, così come le terapie, con la giusta serenità. Il primo passo è comprendere e valutare l’impatto di tale dolore, nella sua complessità. Il modo migliore per farlo è attraverso l’ascolto delle parole del paziente.

Lo studio, utilizzando un approccio psicolinguistico, ha dimostrato come i pazienti oncologici ed onco-ematologici, in cure palliative precoci, attribuiscano alle parole associate al dolore un significato semantico e affettivo più “positivo” rispetto a un gruppo di individui sani.

La ricerca “Different semantic and affective meaning of the words associated to physical and social pain in cancer patients on early palliative/ supportive care and in healthy, pain-free individuals”, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, è stata condotta dalla dott.ssa Eleonora Borelli, Assegnista di Ricerca di Unimore presso la Cattedra e Struttura Complessa di Ematologia, diretta dal Prof Mario Luppi, presso l’Ambulatorio di Cure Supportive/Palliative precoci del Day Service dell’Ospedale di Carpi (USL Modena), di cui è responsabile la dott.ssa Elena Bandieri presso la Medicina Oncologica diretta dal Dr Fabrizio Artioli, e presso l’Unità di Day Service di Ematologia della Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena, coordinata dal prof Leonardo Potenza.

“Diversi studi hanno dimostrato come il dolore, e le parole che utilizziamo per descriverlo, interagiscano vicendevolmente, con conseguenze sia a livello comportamentale che a livello neurale. Per esempio, -afferma la dott.ssa Eleonora Borelli di Unimore - si è visto come l’uso di parole associate al dolore aumenti l’incidenza del dolore stesso e ne abbassi la soglia di percezione, arrivando a contribuire alla sua cronicizzazione. Il dolore condizionerebbe quindi l’individuo che ne soffre al punto da modificarne il linguaggio, distorcendo il significato che egli attribuisce alle parole associate al dolore, con ripercussioni su diversi livelli. Attraverso un intervento di cure palliative/supportive precoci (ePSC) si può correggere questa distorsione addirittura ridimensionando e migliorando la semantica del dolore rispetto a quella di un individuo sano”.

Lo studio ha coinvolto 190 pazienti e 124 controlli ai quali è stato somministrato un questionario per valutare le caratteristiche semantiche ed emozionali delle 94 parole associate al dolore fisico e psicosociale più frequentemente utilizzate durante il colloquio medico-paziente.

“I pazienti arrivano in ambulatorio con un dolore oncologico severo. La componente fisica di questo dolore - afferma la dott.ssa Elena Bandieri, Oncologa palliativista Responsabile dell’ambulatorio di Carpi - viene rapidamente controllata grazie all’uso appropriato di farmaci analgesici. A noi, però, interessava studiare in particolare la sofferenza legata alla componente psichica, relazionale, spirituale, attraverso uno studio sul linguaggio del dolore, attendendolo fortemente compromesso nei pazienti rispetto ai controlli sani. Invece, abbiamo riscontrato una semantica addirittura più “positiva”, più funzionale rispetto a quella degli individui sani, come se fossero riusciti a trovare una sorta di adattamento. Non solo, ma la struttura psicolinguistica risultava essere coerente con gli interventi del nostro programma di cure palliative precoci, basato su una comunicazione medico-paziente che consente una relazione di cura. È dunque plausibile pensare che sia l’impatto comunicativo/relazionale delle cure palliative precoci a correggere la compromissione della semantica dovuta alla precedente condizione di dolore, consentendo anche di lenire la sofferenza, dopo avere garantito con un uso di analgesici adeguati la risoluzione dei dolori fisici. Dallo studio, infatti è emerso che le parole associate al dolore fisico e psicosociale impattavano meno sui pazienti che sui controlli”.

Questo risultato suggerisce come un intervento di ePSC possa migliorare la capacità di gestire il carico semantico e affettivo della malattia. Il dato è coerente con il risultato secondo cui il paziente percepiva le parole di dolore psicosociale come più negative, più attivanti, e associate a un dolore più intenso e spiacevole rispetto alle parole di dolore fisico. Infatti, nelle ePSC il dolore fisico viene risolto nei primissimi giorni da un’appropriata gestione farmacologica analgesica, mentre il dolore psicosociale (sofferenza), per la sua stessa natura, richiede un intervento comunicativo/relazionale più a medio-lungo termine, ragione per cui le cure palliative risultano più efficaci se inserite precocemente nell’iter terapeutico del paziente. Inoltre, questo spiegherebbe perché i pazienti, ma non i controlli, abbiano definito le parole di dolore psicosociale più familiari rispetto alle parole di dolore fisico: la relazione terapeutica in ePSC, una volta risolto il sintomo fisico del dolore, si focalizza sul sintomo psicosociale, rendendolo un tema ricorrente durante i colloqui settimanali con l’equipe palliativa.

“Questo Studio - precisa il prof. Mario Luppi, Direttore della Cattedra e Struttura Complessa di Ematologia della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena - si inserisce in un Progetto di Ricerca e Formazione più ampio, all’ interno del nostro gruppo di Lavoro sulla Comunicazione medico-paziente, nel contesto clinico delle ePSC. Le ePSC nascono 10 anni fa e rappresentano un innovativo modello assistenziale rivolto ai pazienti onco-ematologici, precocemente nella storia clinica, ovvero alla diagnosi di malattia avanzata. Si sono dimostrate in grado di consentire una migliore qualità di vita, minore depressione, minore gravità dei sintomi, miglior controllo del dolore, migliore consapevolezza prognostica, minore uso di terapie aggressive nel fine vita e, non ultimo, una più lunga sopravvivenza. Non è ancora chiara la dinamica attraverso la quale le ePSC siano associate a questi benefici, ma è sempre più evidente il ruolo chiave che riveste la comunicazione/relazione medico-paziente. Data l’importanza che il linguaggio riveste in questa relazione, la psicolinguistica, che si occupa di comprendere i meccanismi cognitivi ed emotivi coinvolti nella produzione e nella percezione del linguaggio, può arricchire la ricerca sulle ePSC fornendo una prospettiva del tutto nuova e inedita.

“Dal momento che il linguaggio media il modo in cui le persone vivono la malattia e ha il potenziale di influenzarne attivamente il decorso, afferma il prof. Leonardo Potenza di Unimore - il linguaggio e la relazione medico-paziente devono necessariamente essere considerati strumenti terapeutici a tutti gli effetti”.

“Complimenti per l’ottimo lavoro scientifico frutto di un grande gruppo di ricerca - afferma il Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia DAI4 AOU Modena Giuseppe Longo - che da anni produce oltre che un’ottima attività assistenziale, una continua ed importante attività di ricerca sul tema della early palliative care e della terapia di supporto più in generale”.

L’ ispirazione ed ideazione di questo studio multidisciplinare è stata condivisa con il Rettore Prof. Carlo Adolfo Porro e si avvale di prestigiose e autorevoli collaborazioni Internazionali quali il Professor Eduardo Bruera, Direttore del Department of Palliative, Rehabilitation and Integrative Medicine, Division of Cancer Medicine, The University of Texas MD Anderson Cancer Center, Houston, TX, pioniere mondiale delle Cure Palliative in Onco-ematologia, il Professor Fabio Efficace, Chairman del “Working Party on Quality of Life and Symptoms” della Fondazione GIMEMA e Chair EORTC Quality of Life Group e Professore alla Nortwestern University di Chicago, USA. Hanno inoltre collaborato al progetto il Presidente del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia Unimore, Prof.ssa Fausta Lui e la Prof.ssa Cristina Cacciari, oggi in pensione, ma autorevole “maestra” della dott.ssa Eleonora Borelli.

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