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22 Luglio 2026
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Sisma 2012, dopo nove anni la ricostruzione privata è quasi completata

Oltre il 90% della ricostruzione conclusa. Cantieri, seppur rallentati, che non si sono mai fermati nemmeno in questo anno e mezzo drammaticamente segnato dalla pandemia. E' quanto si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Regione Emilia-Romagna alla vigilia del nono anniversario della prima scossa di terremoto che, nel 2012, colpì la Bassa modenese. Sono saliti a 45 i Comuni dove la ricostruzione è stata considerata pressoché terminata, con un nuovo restringimento del cratere, l’area che inizialmente ricomprendeva i 60 Comuni colpiti dal sisma. Ai 30 usciti nel 2017 se ne sono aggiunti quest’anno altrettanti e ora nel cratere ristretto rimangono solo 15 Comuni, dove si concentrano gli sforzi per terminare. La quasi totalità di cittadini e famiglie è rientrata nelle proprie case. Gli edifici ripristinati sono 8mila, per circa 16.500 abitazioni (prime e seconde case) rese di nuovo agibili, oltre a 5.700 piccole attività economiche – negozi, attività artigianali, esercizi - che si sommano a quasi 3.500 imprese (industria, agricoltura, commercio) ricostruite o riportate in sicurezza. Tutto questo attraverso 6,4 miliardi di euro di contributi concessi: numeri sostanzialmente invariati nell’ultimo anno, visto che la ricostruzione privata (abitazioni, piccole attività economiche collegate agli edifici, imprese) era già stata completata, con Mude, la piattaforma regionale per i contributi sulle abitazioni, e Sfinge, quella sulle imprese, che registrano ormai poche decine di pratiche aperte. Altri due capitoli molto importanti: le scuole, tutte ristrutturate o costruite nuove: 541 gli istituti sui quali si è intervenuto. I centri storici, con un bando regionale per la loro rivitalizzazione che negli ultimi due anni ha visto gli stanziamenti della Regione passare da 35 a quasi 57 milioni di euro, con quattro finestre che hanno permesso di finanziare 863 progetti di riqualificazione o nuove aperture presentati da commercianti, artigiani, botteghe, imprese di servizi e professionisti, su 1.134 domande che troveranno risposta positiva, e quindi sostegno economico. Sia nei numeri sia nella realtà, la ricostruzione privata nelle aree dell’Emilia-Romagna colpite dal terremoto del 2012 si può dire sia alle battute finali. Nove anni dopo le scosse del 20 e 29 maggio, che investirono le province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia causando 28 morti e 300 feriti, con 45mila sfollati e circa 13 miliardi di euro di danni, resta come noto da completare soprattutto la parte pubblica relativa al patrimonio artistico e culturale, la più difficile e delicata per i vincoli, anche paesaggistici, cui sono sottoposti beni di pregio e valore storico. Anche qui però si sono fatti importanti passi avanti, basti pensare alle chiese, molte delle quali restituite al culto e alle comunità anche nell’ultimo anno. Più in generale, sono stati 457 gli interventi a edifici religiosi (comprese canoniche e altre strutture), con quasi 300 chiese riaperte sulle 437 inizialmente danneggiate e 71 dove i lavori sono già stati avviati. Il punto sulla ricostruzione post sisma alla vigilia dell’anniversario della prima scossa, il 20 maggio 2012, è stato fatto in videoconferenza stampa dal presidente della Regione e Commissario delegato alla ricostruzione, Stefano Bonaccini, dal sottosegretario alla Presidenza della Giunta, Davide Baruffi, e dal direttore dell’Agenzia regionale per la ricostruzione, Enrico Cocchi. Un’area, quella del cratere, che già prima della pandemia aveva dimostrato grande forza e capacità di ripartire: nel 2019, a sette anni dal sisma, l’occupazione era tornata ai livelli precedenti, con 22mila posti di lavoro in più rispetto a quelli del 2011, per circa il 27% del valore aggiunto regionale, equivalente al 2,4% del Pil nazionale. Nel Documento strategico regionale 2021-27 approvato dalla Giunta nei giorni scorsi, la Regione conferma l’impegno a mantenere un’attenzione particolare nell’area del sisma, con la scelta di rafforzare la capacità progettuale del sistema territoriale attraverso un utilizzo integrato delle risorse della ricostruzione, dei fondi europei e del Pnrr, il Recovery Plan.
"Il primo pensiero va a chi perse la vita nove anni fa e a tutti coloro che hanno sofferto per una tragedia che colpì così duramente la nostra terra- afferma il presidente Bonaccini-. Abbiamo ricostruito bene e velocemente, se si considera che le scuole, la parte privata e quella economica le abbiamo praticamente completate da tempo. Le persone sono rientrate nelle proprie abitazioni, nei capannoni le attività produttive sono riprese, nelle scuole non è stato perso un giorno di lezione. Ora, uscire dalla pandemia vuol dire anche ripartire veloci con la parte pubblica, una leva essenziale per restituire pienamente bellezza, identità e servizi alle nostre comunità locali. Siamo orgogliosi del lavoro fatto, insieme ai sindaci e alle istituzioni locali, senza distinzioni politiche, soprattutto per aver messo l’area colpita nelle condizioni di poter agganciare la ripresa e svolgere un’opera preziosa di ricucitura sociale e territoriale. Qui si concentrano professionalità, imprese, università, tecnopoli e laboratori di ricerca, distretti - basti pensare al biomedicale o all’automotive –, ma anche servizi socio-sanitari ed esperienze diffuse che aiuteranno l’intera Emilia-Romagna a ricostruire un presente e un futuro nuovi. Queste comunità si sono subito rialzate- chiude Bonaccini- e questi territori, sui quali vogliamo continuare a investire, potranno a loro volta, adesso, trainare la ripresa della nostra regione, e con essa aiutare il Paese a farlo".
L’impegno per la ricostruzione in cifre Per la ricostruzione dell’Emilia colpita dal sisma, dal 2012 a oggi sono stati concessi complessivamente contributi per 6,4 miliardi di euro, di cui 5 già liquidati, erogati alle persone e alle imprese. Nel dettaglio, per la ricostruzione delle abitazioni le concessioni di contributi (attraverso la piattaforma informatica Mude) hanno toccato quota 3,1 miliardi di euro di cui liquidati oltre 2,6 miliardi. Sono 8mila gli interventi completati tramite la piattaforma elettronica Mude. Mentre, per la ricostruzione delle attività produttive le concessioni di contributo concluse (sulla piattaforma informatica Sfinge) sono state pari a 1,9 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi liquidati. Sono 2.840 gli interventi completamente conclusi. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, sono 1.675 i progetti di recupero finanziati per un totale di 1,423 miliardi di euro: 589 cantieri conclusi (244 milioni di euro) e 642 cantieri in corso (637 milioni). Gli interventi della provincia di Modena: scuole e viabilità A nove anni dal sisma la Provincia di Modena ha in pratica completato tutti gli interventi su strade e scuole superiori danneggiati dalle scosse del 20 e 29 maggio del 2012. L'investimento complessivo è stato di oltre 39 milioni, gli interventi realizzati sono stati 129, di cui 123 completati e tre in conclusione (oltre il 98 per cento); restano tre lavori, già programmati, sulle scuole per 680 mila euro. Di questi fondi, oltre 11 milioni sono arrivati da polizze assicurative, quasi 15 milioni di contributi regionali, oltre 12 milioni e mezzo da donazioni e 530 mila euro dalla Provincia stessa. I dati sono contenuti nella relazione sugli interventi post sisma, inviata di recente alla Regione. Gran parte di queste risorse, pari a quasi 33 milioni sono state spese per il recupero dell'edilizia scolastica superiore e per gestire l'emergenza, mentre sei milioni e 500 mila euro sono stati destinati alla viabilità per il ripristino di ponti e viadotti. Il presidente della Provincia Gian Domenico Tomei ricorda «in questo nono anniversario le vittime e quanti hanno subito lutti e perso tutto in quel tragico evento che ha segnato tutta la nostra comunità. Il nostro impegno per la ricostruzione prosegue. Con il contributo determinante della Regione, in questi anni abbiamo ripristinato tutte le scuole danneggiate, rendendole più confortevoli e moderne, anche grazie a importanti contributi da enti, associazioni, imprese e cittadini da tutta Italia che hanno voluto dimostrare la loro solidarietà. Un impegno frutto della collaborazione di tanti soggetti che può rappresentare un modello su come affrontare con tempestività eventi così tragici come un terremoto». Tra gli investimenti sulle scuole figurano anche oltre quasi tre milioni per l'affitto di spazi e palestre e oltre un milione per arredi e traslochi per consentire la ripresa delle lezioni già dal mese di settembre. Per quanto riguarda la distribuzione degli investimenti, sulla viabilità oltre quattro milioni sono stati investiti a Bomporto, in gran parte per ricostruire il ponte sul Panaro) e oltre due milioni a Carpi, a Finale Emilia e Mirandola; sulla scuola, invece, buona parte dei fondi, pari a quasi 16 milioni, sono stati investiti a Mirandola, dove è stato completamente ricostruito l'istituto Galilei, l'unico a essere stato demolito per i gravi danni, il resto per ripristini a Modena, Carpi, Finale Emilia, Sassuolo, Castelfranco Emilia, Vignola e Maranello. Tra gli interventi principali spiccano quelli per riaprire il Luosi, a Mirandola, il polo scolastico Morandi-Calvi di Finale Emilia, conclusi nel 2014, oltre all'ampliamento del Fermi di Modena, concluso nel 2017, dove è stata demolita una palazzina inagibile a causa del sisma, e la messa in sicurezza della sede dell'istituto d'arte Venturi in via dei Servi a Modena, riaperta nel 2019; sono stati effettuati, inoltre, interventi di ripristino dei danni praticamente in tutti gli edifici scolastici superiori a Modena, Carpi, Sassuolo, Maranello, Castelfranco Emilia e Vignola. Nei prossimi mesi saranno realizzati gli unici tre interventi rimanenti, legati al sisma, per complessivi 680 mila euro: allo Spallanzani nella sede di Gaggio a Castelfranco Emilia, al Tassoni e al Selmi di Modena. Per il ripristino dei ponti danneggiati dal sisma, invece, la Provincia ha speso oltre sei milioni di euro, messi a disposizione in gran parte dalla Regione, nell'ambito delle risorse per la ricostruzione. L'investimento maggiore ha riguardato la costruzione del nuovo ponte di ponte di Bomporto (oltre quattro milioni di euro), inaugurato nel 2017, poi sono stati ripristinati il ponte storico di Concordia, realizzato dalla Provincia nel 1884, il ponte Motta a Carpi, il ponte Pioppa a S.Possidonio, il cavalcaferrovia della linea Bologna-Verona a S.Felice sul Panaro, il viadotto sul Panaro della tangenziale a Finale Emilia, il ponte Palata Reno a Finale Emilia, il ponte ferroviario di Mortizzuolo a Mirandola, il sottopasso ferroviario Bologna-Verona a Quarantoli, sempre a Mirandola, il ponte sul canale Diversivo a Canaletto di Finale Emilia.  

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