Donne maltrattate, conclusa la campagna “Libere di essere” a favore della Casa del Glicine
SOLIERA, NOVI, CARPI - Si è conclusa, si legge nel comunicato stampa diffuso da Confcooperative, la seconda edizione della campagna “Libere di essere”, lanciata l’anno scorso per promuovere il 5xmille a favore della Casa del Glicine. Si tratta di un appartamento ad alta autonomia gestito dalla cooperativa sociale Eortè di Soliera (aderente a Confcooperative Modena), impegnata da anni ad aiutare donne fragili e maltrattate. Nella Casa del Glicine vengono accolte, su invio dei servizi sociali, donne (spesso madri) in difficoltà abitativa, educativa e familiare. La Casa del Glicine è presente nelle Terre d’Argine dal 2010. Fino a oggi ha dato ospitalità a più di trenta nuclei familiari che avevano bisogno di un sostegno temporaneo in un contesto tutelato.
Attraverso le opere di artiste, “Libere di essere” porta all'esterno il lavoro e le esperienze della Casa del Glicine, raccontando i percorsi di crescita e indipendenza vissuti dalle ospiti della struttura. Alla campagna 2021 hanno partecipato sette fotografe, professioniste e amatoriali, provenienti da Emilia-Romagna e Veneto: Alessia Girardi, Roberta Gaion (che aveva partecipato anche l’anno scorso), Anita Maria Rampon, Lisa Zapparoli, Teresina Corò, Ilaria Zanoli ed Eleonora Mistro.
- “Libere di Essere”, foto di Alessia Girardi
- “Libere di Essere”, foto di Ilaria Zanoli
"Tutte hanno interpretato in maniera personale e artistica il tema dell'accoglienza mamma-bambino e dell’opera della Casa del Glicine – dichiara la responsabile comunicazione di Eortè, Michela De Biasio - Le fotografe ci hanno concesso l'uso gratuito dei propri scatti, permettendo così di promuovere, attraverso l’arte, il lavoro che svolgono le operatrici della Casa del Glicine. Ringraziamo le artiste che hanno offerto il proprio contributo a questa iniziativa e coloro che hanno destinato il 5xmille alla Casa del Glicine, compiendo una scelta che non costa nulla, ma di grande aiuto per le mamme e i bambini accolti in questa struttura".
"Il nostro è un lavoro di accoglienza complesso, mirante a far sì che le donne ospitate, molte delle quali hanno subito violenza, prendano coscienza del loro ruolo di genitore, possano consolidare l’autostima, giungano all’integrazione linguistica e lavorativa – aggiunge il direttore di Eortè, Roberto Zanoli - L’obiettivo è aiutarle ad acquisire nuove capacità e abilità nella gestione delle loro vite. È importante anche la cura dei figli affinché, quando saranno adulti, essi possano riprodurre un clima sereno nei loro nuclei familiari".
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