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01 Dicembre 2021

“Casa delle donne”: “I femminicidi non sono gesti folli, ma esecuzioni eseguite con determinazione”

MODENA- L’associazione “Casa delle donne” di Modena da anni si batte contro la violenza di genere e non ha dubbi in merito ai recenti feroci femminicidi della Bassa perpetrati da figli, mariti e compagni: “Non chiamiamoli mostri perché farlo allontana le responsabilità individuali e collettive che, invece, dovremmo assumerci. Non chiamiamole tragedie:perché le tragedie, per definizione, sono circostanze che si abbattono inesorabilmente sulle persone, senza lasciar loro nessun margine di scelta”.

“Siamo straziate nel prendere atto di quanto accaduto. Tuttavia non siamo sorprese, perché non siamo di fronte a un “boom di violenza”, come alcune agenzie di stampa insistono a rimarcare con fare sensazionalistico. Piuttosto, stiamo assistendo da tempo, giorno dopo giorno, a manifestazioni estreme di un fenomeno, quello della violenza maschile contro le donne, che ha una natura strutturale, da secoli, in quanto fenomeno pervasivo, diffuso e trasversale alle culture, alle nazionalità, al ceto sociale, al livello di istruzione, alle idee politiche. Infatti, quanto è successo a Modena città, a Sassuolo e a Montese, rispettivamente nelle giornate del 16,17 e 18 novembre, non è da leggersi e raccontarsi come qualcosa di episodico, riducibile a meri casi di cronaca nera. C’è un filo comune che i mezzi di comunicazione e le istituzioni dovrebbero essere capaci di rendere evidente alla cittadinanza: l’idea che le donne vengano considerate di proprietà dei loro uomini di casa, siano essi figli, compagni, mariti o ex mariti, e come tali non abbiano la libertà di decidere sul loro futuro.

Invitiamo l’opinione pubblica a non chiamare gli autori di questi femminicidi “mostri” perché farlo allontana le responsabilità individuali e collettive che, invece, dovremmo assumerci. Il mostro è il male assoluto contro il quale nulla può essere fatto. Ma la violenza, invece, non è ineluttabile, non è nel destino delle donne. E’ possibile, infatti, destrutturare l’immaginario sessista che la rende possibile e la perpetua nel tempo. Non mostro, quindi, ma figlio sano del patriarcato che decide, deliberatamente e in piena coscienza di sé, di punire chi si è sottratta dalla propria sfera di controllo.

Invitiamo l’opinione pubblica a non chiamare questi femminicidi “gesti folli”. Sono piuttosto vere e proprie esecuzioni, eseguite con determinazione. Proviamo a riflettere. Quanta determinazione occorre per strangolare una persona? Quanta per accoltellarne non una, ma quattro?

Invitiamo l’opinione pubblica a non chiamare questi femminicidi “tragedie” perché le tragedie, per definizione, sono circostanze che si abbattono inesorabilmente sulle persone, senza lasciar loro nessun margine di scelta. I femminicidi, invece, sono atti deliberati compiuti da uomini che diventano feroci quando sentono essere messo in discussione il proprio potere.

Chiediamo ai mezzi d’informazione di fare attenzione all’uso delle parole che sappiamo essere performative della realtà. Chiediamo di fare attenzione affinché le parole che vengono usate non contribuiscano a legittimare e rinforzare una narrazione della violenza che sia funzionale alla sua perpetuazione stessa.

Mettiamo in discussione la “maschilità tossica” e facciamolo insieme, forti di un approccio autorevole e laico al problema, e consapevoli del fatto che vada affrontato da una prospettiva esplicitamente di genere, senza pensare che la violenza maschile contro le donne sia genericamente legata ad altro, come le difficoltà delle famiglie, e la solitudine e l’isolamento di queste, o all’abuso etilico fra i giovanissimi, ripensando al recente caso del Novisad. Indugiare nel guardare altrove non ci fa vedere il problema per quello che è: ci distrae dalla causa originaria della violenza, cioè il fatto che da secoli la differenza di genere è stata intesa come gerarchica, assegnando agli uomini il potere di decidere sulle donne, sia nello spazio pubblico che privato. Dalla differenza come disuguaglianza gerarchica discende la relazione nella forma del dominio maschile e della subordinazione femminile.

La questione riguarda tutti e tutte da molto vicino: la cultura della violenza maschile sulle donne, nasce da lontano, dall’educazione che si riceve fin dall’infanzia, dai modelli e dai ruoli stereotipati con cui tutti e tutte dobbiamo fare i conti. Nessuna persona dovrebbe sentirsi al riparo da tutto questo. Dovremmo tremare di terrore e fare sentire la nostra indignazione, rabbia, sconcerto. 

Da almeno quarant’anni le donne agiscono e prendono la parola sul tema.

E’ ora che anche gli uomini lo facciano con più convinzione! E’ urgente che gli uomini prendano parola e ci affianchino nelle azioni.

Vorremmo aprire un confronto “vero” su come costruire il cambiamento culturale necessario. Per ascoltare la voce dei cittadini e degli uomini delle istituzioni, a partire da sé e come rappresentanti della comunità modenese, per capire cosa intendono mettere in campo per “fare di più”, per migliorare le politiche di contrasto e prevenzione della violenza nella nostra città e nella nostra provincia.

L’imminente Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne deve segnare questo cambiamento!”.

 

 

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