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04 Giugno 2026
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San Possidonio, addio a Franco Famulari: il Geppetto de Il Dolce Tarlo

SAN POSSIDONIO- L’11 novembre, in un’umida serata autunnale, è venuto a mancare all’affetto di tanti Franco Famulari, per tutti il pilastro della fattoria didattica Il Dolce Tarlo di San Possidonio. Una folla commossa gli ha reso omaggio martedì 14 novembre.

Una persona speciale, non comune, capace di entrare facilmente in empatia con chiunque. Pieno di energia e forza tale da coinvolgere e trascinare, nei suoi arditi progetti, amici e sodali di una vita. Ma anche persone appena conosciute o incontrate per caso durante le sue attività. Mai domo, sempre aperto al futuro, grazie alla fantasia, alla creatività e al talento di artigiano, con l’aggiunta di un istinto da artista di strada, istrionico, era capace di richiamare facilmente l’attenzione delle persone con cui veniva in contatto e sorprenderli con la sua ironia e il suo entusiasmo.

Diretto e schietto nelle discussioni, ironico e dissacrante, ad una prima impressione poteva apparire ruvido, poco formale, ma quella era la sua cifra: non incline ai compromessi. Scolpita la corazza di duro, però, si manifestava il suo cuore generoso, aperto, un cuore che, però, l’altra sera lo ha tradito troppo presto privando noi tutti della sua piacevole compagnia.

Franco amava la montagna e sperava prima o poi di ritirarsi lì, nel nostro Appennino, senza perdere i contatti con la Bassa. Lì, in montagna, tra Frassinoro e la Toscana lui, la moglie Lisa e il nipote Stefano contavano di ripartire prima o poi con nuove idee e progetti per quelle comunità.

Nato a Busto Arstizio in provincia di Varese nel 1956, approdò nella Bassa modenese nel 1984 per amore: la sua compagna Annalisa Pagliani (poi sua moglie), i cui genitori erano originari di Vallalta, volle tornare a vivere nella nostra Bassa e trovarono rifugio in un'abitazione a ridosso dell’argine del fiume Secchia (nel comune di San Possidonio). I due ragazzi si adoperarono per rendere il posto, quasi un fienile diroccato, accogliente e confortevole: per chi abbia avuto la fortuna di passare per casa loro, sempre aperta alle esigenze più disparate, non avrà potuto fare a meno di notare la cordialità e il calore che il luogo, tutt’oggi, trasuda.

Dopo qualche lavoro nell’ambito agricolo, cominciarono la loro attività di apicoltori, con la produzione di miele che tutt’ora prosegue a pieno ritmo. Nel frattempo Franco intraprese parallelamente l’altra attività, che diverrà quella principale, quella di falegname e restauratore.

Poco dopo nacque la fattoria didattica Il Dolce Tarlo.

In questa veste, oltre che a realizzare elementi di arredo, cominciò a riprodurre giochi in legno della tradizione, da portare nelle piazze durante le feste di paese e nelle fiere campionarie, così da intrattenere bambini, ragazzi e adulti.

Gli stessi giochi in legno che Franco e Lisa (con la collaborazione del nipote Stefano) misero a disposizione dei bambini nei campi allestiti per i terremotati per allietarli in quella lunga estate del 2012, all’indomani del terremoto nella Bassa modenese.

In quel periodo, inoltre, l’area de Il Dolce Tarlo divenne improvvisato accampamento per diverse famiglie con case inagibili o pericolanti e meta anche di ristoro e di sollievo, alla sera (grazie alla simpatia di Franco), per volontari e vigili del fuoco impegnati duramente durante il giorno.

Intanto era nata una collaborazione con il Centro di Educazione ambientale La Raganella per progetti e iniziative scolastiche ed extrascolastiche che avevano come tema l’educazione ambientale e sostenibile e in particolare il mondo delle api. Rosalba Pinti, allora educatrice ambientale lo ricorda così: “Era un vulcano di idee e di voglia di vivere. Non so come fece ma mi convinse a suonare la fisarmonica in una sera di nebbia e freddo per le strade del paese. Gli volevo bene”.

Instancabile operatore culturale, lavorò su più fronti: costruì un teatrino itinerante di marionette e burattini che mise a disposizione di giovani teatranti del luogo. Offrì poi spazio, nella splendida cornice verde della fattoria, a ridosso dell’argine, a gruppi musicali della zona e a compagnie teatrali per consentire loro di esibirsi in concerti e commedie, in serate estive partecipate da un folto pubblico.

Allestì la sua falegnameria come cineforum per giovani, amici e appassionati cinefili, con proiezioni e retrospettive per scaldare i cuori nei freddi e umidi inverni.

Aveva da qualche anno contribuito a fondare, insieme ad altri volontari, la Proloco di San Possidonio, di cui fu anche presidente, e prima ancora in tanti ricordano, oggi, le feste di Natale, nella Piazza del paese, attraversata dalla slitta gigante di Babbo Natale costruita da lui, in legno, con le ruote. Lui e i volontari raccoglievano personalmente le offerte nei negozi del paese, per acquistare giocattoli che poi, coinvolgendo il suo Babbo Natale preferito, distribuivano a tutti i bambini presenti.

Poco dopo Franco mise a frutto la sua conoscenza di falegname e, procuratosi gli strumenti adeguati, diede vita a una vera e propria falegnameria didattica, l’unica in regione e una delle pochissime in Italia, dove bambini e bambine si cimentavano nella creazione di manufatti di legno (da portare a casa), in un contesto ludico, supportati dall’energia contagiosa e accattivante del maestro.

Generazioni di alunni e alunne delle scuole dell’infanzia, della primaria e delle superiori di primo grado della provincia modenese (e anche fuori provincia e regione) sono stati iniziati alla pratica di falegnameria, conservando un ricordo indelebile dell’entusiasmo di Franco.

Non solo scuole ma anche gruppi extrascolastici sono stati protagonisti della falegnameria didattica e dei laboratori in fattoria; davvero tanti sono infatti coloro che sono passati da Il Dolce Tarlo: ragazzi e ragazze di centri estivi, di agenzie educative del territorio, di centri socio riabilitativi. Di questi ultimi, gli ospiti del centro Tandem di Finale Emilia, ricordano Annalisa e Stefano, “la prima volta che arrivarono si mostrarono diffidenti e restii ad avvicinarsi a quell’omone con la barba, ma dopo pochi incontri, appena giunti in fattoria, per prima cosa lo abbracciavano”.

Negli ultimi anni era nata una collaborazione proficua con l’Istituto Comprensivo 3 di Modena (scuola secondaria di I grado Mattarella) per le attività scolastiche ed extrascolastiche. A tal proposito, di lui ha scritto il dirigente scolastico Daniele Barca (esperto di tecnologie per la didattica; ha collaborato alla stesura del Piano Nazionale Scuola Digitale): “Concretezza e sogno: questo era Franco. Concreto come il legno, sognante come le sue creazioni. Abbiamo collaborato per tanti anni e dove c’era da cambiare il mondo e tenere dentro i bimbi, lui c’era. Sornione e dolce, diretto e timido. Rimane con noi con le sue creazioni leonardesche, i suoi giochi di una volta. Per le generazioni digitali ha rappresentato la scoperta di un mondo fatto di mano e lavoro. Ma soprattutto la possibilità che tutti, ma proprio tutti i bimbi, in qualsivoglia condizione usassero gli utensili del legno con cura e attenzione. Ciao Franco, un Geppetto, un Giuseppe di questo secolo!”.

 

 


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