Addio a Bomporto a Leila Panza, partigiana dopo che i fascisti le uccisero il fratello
Addio a Bomporto a Leila Panza, partigiana dopo che i fascisti le uccisero il fratello. Classe 1931, è stata operaia, sindacalista, attivista per le pari opportunità e la giustizia sociale. Scrive la sindaca di Bomporto, Tania Meschiari:
Oggi daremo l'ultimo saluto a Leila Panza, arrivata a Bomporto da ragazzina, ha vissuto gli anni della guerra e perso un fratello catturato e torturato dai fascisti. Una donna che ha imparato a farsi strada e trovare il suo posto nel lavoro e nell'impegno sindacale."Sgurbiól. Delle cose e del tempo di Leila" è il libro biografico che ci ha permesso di conoscerla e di apprezzarla, anche per l'impegno che ha mostrato per la causa delle pari opportunità, ci ha permesso di conoscere un pezzo di storia della nostra terra.La perdita di Leila ci addolora immensamente e desidero esprimere le mie condoglianze alla famiglia.
Scrissero di lei qui
Sgurbiòl era il soprannome che i contadini diedero a Leila Panza, perché piccola e gracile. Aveva tredici anni quando incominciò a salire su in montagna per portare da mangiare e bere ai partigiani annidati nei boschi.Aveva presto capito che doveva farlo, dopo aver visto morire suo fratello Uber, catturato, torturato e fucilato dalle Brigate Nere e aver saputo della strage perpetrata dai fascisti ai danni della famiglia di sua cugina.La sua non è stata mai una vita tranquilla, da sempre dedicata al lavoro. Fin da piccola, infatti, si levava all’alba per andare nei campi a raccogliere gli ortaggi e nella stalla ad accudire e curare gli animali di uno dei tanti cortili del modenese.Ma è tra i partigiani che si è realizzato, tutte le volte che la vedevano arrivare, o andar via, incurante del pericolo costante di cader preda di un rastrellamento, il mito di Sgurbiòl: mito d’un sacrificio per la libertà.Quando la guerra ebbe termine, Leilà non si fermò. La militanza nel Pci, il suo ingresso in fabbrica, fino a diventare caporeparto, il suo impegno nella lotta per i diritti civili, salderanno la vecchia gloriosa storia della sua infanzia alla matura scelta di continuare a indicare la strada che l’Italia doveva percorrere per liberarsi dalla barbarie e da ogni tipo di sopraffazione.
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