Due ore all’aperto: quanto deve stare fuori un bambino?
La raccomandazione dice due ore al giorno. Le sperimentazioni che hanno provato a misurarla ne hanno aggiunte quaranta minuti, e hanno risparmiato la miopia a un bambino su undici.

“Va bene, lo mando fuori. Ma quanto ci deve stare?” È la domanda che arriva subito dopo, ogni volta che in studio si parla di aria aperta e miopia.
Ed è una domanda giusta, perché “stare fuori di più” non è un’indicazione: è un modo di dire.
Una risposta esiste, e vale la pena guardare da dove arriva.
Da dove esce il numero due
Il World Council of Optometry, nel 2021, indica un minimo di due ore al giorno all’aperto, in qualunque momento della giornata, scuola compresa. La posizione del Royal Australian and New Zealand College of Ophthalmologists, aggiornata nel 2025, dice da due a tre ore.
Una precisazione che quasi nessuno fa: nessuno studio ha mai sperimentato esattamente “due ore”. Quel numero nasce da indagini di popolazione, in cui si misura quanto stanno fuori i bambini e si guarda chi diventa miope, e dal consenso di chi ha letto tutta la letteratura. È una raccomandazione ragionevole, non una dose provata in laboratorio. Vale la pena aggiungere che il documento del World Council of Optometry è stato realizzato con un contributo di CooperVision, azienda che produce lenti per il controllo della miopia. Non toglie valore al contenuto, è un’informazione che il lettore ha diritto di avere.
Quaranta minuti, misurati a Canton
La sperimentazione più solida è stata pubblicata su JAMA nel 2015 dal gruppo di He Mingguang. Dodici scuole elementari di Canton, 1.903 bambini di prima, seguiti per tre anni. In sei scuole è stata aggiunta una lezione all’aperto di quaranta minuti alla fine di ogni giornata scolastica. Nelle altre sei non è cambiato nulla.
Dopo tre anni erano diventati miopi il 30,4% dei bambini delle scuole con l’ora all’aperto e il 39,5% delle altre. Nove punti percentuali di differenza, con un intervallo che va da 4 a 14 punti.
Messa in modo più concreto: ogni undici bambini mandati fuori quaranta minuti in più al giorno per tre anni, uno non è diventato miope. Gli altri dieci sarebbero andati come sarebbero andati comunque. Quaranta minuti al giorno sono una modifica piccola dell’orario scolastico, e questo è il risultato che hanno prodotto.
Prevenire non è rallentare

Qui c’è una distinzione che in giro quasi nessuno fa.
Una cosa è impedire che la miopia arrivi. Un’altra è fermarla quando c’è già. Sono due domande separate, e gli studi rispondono bene alla prima e male alla seconda.
Nel giugno 2024 la Cochrane, l’organizzazione che raccoglie tutti gli studi fatti su un argomento e li pesa uno per uno, ha pubblicato un lavoro dedicato proprio alle ore all’aperto: cinque sperimentazioni, 10.733 bambini.
Sulla prima domanda la risposta è sì, con prudenza. Dopo due anni, nei gruppi mandati all’aperto i bambini diventati miopi erano il 16% in meno, e gli autori giudicano questo risultato abbastanza affidabile. Ai controlli fatti dopo un anno e dopo tre il risultato va nella stessa direzione, ma i conti sono meno precisi: tanto che non si riesce a escludere del tutto che l’effetto sia zero.
Sulla seconda domanda gli autori scrivono una frase sola: non siamo sicuri. Anche a Canton la differenza nell’allungamento dell’occhio fra i due gruppi è stata di tre centesimi di millimetro, troppo poco per dire che non sia il caso.
Tradotto per un genitore: mandare fuori un bambino che non è ancora miope serve, e lo dicono i numeri. Mandare fuori un bambino già miope sperando che la miopia si fermi è un’altra storia, e per ora nessuno sa rispondere. Di quello che invece
Il punto è la luce, e i numeri sorprendono

Perché stare fuori faccia differenza non è ancora chiarito del tutto. L’ipotesi più accreditata riguarda la quantità di luce che arriva all’occhio.
I valori riportati da RANZCO sono questi. In casa si sta intorno ai 50 lux, il lux è l’unità con cui si misura l’illuminazione. In un ufficio ben illuminato si arriva a 500. All’aperto in una giornata coperta si superano i 20.000, e con il sole pieno i 100.000.
Fermiamoci un attimo su questi numeri. Una giornata grigia di novembre, fuori, è quaranta volte più luminosa dell’ufficio meglio illuminato che conoscete. Non serve il sole, non serve il mare, non serve luglio. Serve uscire.
Le stime disponibili collocano fra i 1.000 e i 2.000 lux la soglia sotto la quale l’effetto si perde. È un valore che in casa non si raggiunge mai e che fuori si supera sempre, anche sotto le nuvole.
Cosa farne, in pratica
Due ore filate non servono e quasi nessuna famiglia riuscirebbe a trovarle. Il conto si fa sommando: il tragitto a piedi verso scuola, la ricreazione passata in cortile invece che in corridoio, il pomeriggio di sport, il quarto d’ora al parco prima di cena. I quaranta minuti di Canton erano spezzati dentro la giornata scolastica, non aggiunti in blocco.
Quando compaiono segni di difficoltà visiva, o quando c’è il dubbio di una patologia, la competenza è dell’oculista: diagnosi e terapia sono atti medici. La valutazione optometrica misura, segue nel tempo e indica quando è il momento di rivolgersi al medico.
Un bambino su undici, in tre anni, con quaranta minuti al giorno. Non è una cura e non va venduta come tale. È però l’unica cosa gratuita su questo elenco, e l’unica che una famiglia può cominciare domani mattina.
Alessandro Garau - Optometrista
Le parole della vista
Incidenza — quanti casi nuovi compaiono in un gruppo in un certo periodo. Risponde alla domanda “quanti lo diventano”, non “quanti lo sono”.
Progressione — il peggioramento di un difetto già presente. Prevenire la comparsa e rallentare la progressione sono due obiettivi diversi, studiati separatamente e con risultati diversi.
Rischio relativo — di quanto cambia la probabilità di un evento in un gruppo rispetto a un altro. Un rischio relativo di 0,84 significa 16% in meno.
Certezza dell’evidenza — quanto gli autori di una revisione si fidano del risultato che hanno trovato. Si gradua da molto bassa ad alta e tiene conto della qualità degli studi, della loro concordanza e del numero di partecipanti. Un effetto può esistere ed essere allo stesso tempo poco certo.
Fonti
Kido A, Miyake M, Watanabe N. Interventions to increase time spent outdoors for preventing incidence and progression of myopia in children. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2024, Issue 6.
https://www.cochrane.org/evidence/CD013549_what-are-benefits-and-risks-interventions-increase-time-spent-outdoors-preventing-incidence-and
He M, Xiang F, Zeng Y, et al. Effect of time spent outdoors at school on the development of myopia among children in China: a randomized clinical trial. JAMA. 2015;314(11):1142-1148.
https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2441261
World Council of Optometry. Myopia mitigation: lifestyle-related advice. 2021.
https://myopia.worldcouncilofoptometry.info/myopia-mitigation-lifestyle-related-advice-english/
Royal Australian and New Zealand College of Ophthalmologists. Position statement: progressive myopia in childhood. 2025.
https://ranzco.edu/wp-content/uploads/2023/05/RANZCO-Position-Statement-Progressive-Myopia-in-Childhood_2025.pdf
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