Vista d’aquila: quanto vede meglio di noi, davvero?
«Ha una vista d’aquila». Lo diciamo di chi nota il dettaglio che agli altri sfugge, e chi si chiede quanto vede un’aquila trova in giro un numero secco: otto volte meglio di noi.
È falso. Lo scrivono senza giri di parole Simon Potier, Mindaugas Mitkus e Almut Kelber, tre ricercatori che passano il tempo a studiare questi occhi, in una rassegna del 2020 sui rapaci di giorno e di notte.

Il numero vero impressiona lo stesso. Un occhio con un 20/20 (il nostro 10/10), la vista che consideriamo normale e che cerchiamo in ambulatorio, a cento metri distingue una riga larga circa tre centimetri.
L’aquila codacuneata australiana, nei test, arriva a una larga sei millimetri. Sono più di quattro volte il nostro 20/20, e un po’ più di due volte i migliori occhi umani. Quindi la fama regge, in parte: la stessa rassegna dice che alcuni grandi rapaci diurni, aquile e grifoni, hanno la risoluzione più alta tra gli animali viventi.
Ma «rapaci» è una parola larga, e non tutti sono campioni. Lo sparviero di Harris, studiato nel 2018 dagli stessi ricercatori, sta più o meno dove stiamo noi. Tre femmine, in un allevamento francese, dovevano scegliere lo schermo giusto per ottenere un premio, con i monitor a cinque metri. Nessuna magia, un occhio fatto bene e basta.
Un dettaglio che nessuno si aspetta riguarda la fovea, il punto della retina dove si vede nitido, quello che usiamo per leggere. Noi ne abbiamo una per occhio. I rapaci ne hanno due: una guarda quasi in avanti, l’altra, la più profonda, punta di lato. Per guardare lontano il rapace posato gira la testa di una quarantina di gradi, e in volo la testa storta fa da freno: a 70 metri al secondo, più di 250 chilometri orari, la resistenza dell’aria può raddoppiare o più. Secondo un modello di Vance Tucker, del 2000, è il motivo per cui i falchi pellegrini si avvicinano alla preda disegnando una spirale: la testa resta dritta e l’aria non li frena. Resta un modello, non una prova.
Poi c’è la luce. Il record dell’aquila vale in pieno sole, su un fondo netto e in una piccola zona dell’occhio: quando cala il tramonto scende a circa un terzo. E a distinguere un grigio da un grigio appena più chiaro, cioè a vedere un’auto grigia nella nebbia, i rapaci sono molto più scarsi di noi. Lì vinciamo noi, e non di poco.
La mia lettura: l’aquila vede meglio una cosa sola, il dettaglio lontano con tanta luce. Per tutto il resto la nostra vista fa benissimo il suo mestiere, e chi misura occhi tutti i giorni lo sa.
Nei colori, curiosamente, il primato è di uno di loro. Nel 2018 lo sparviero di Harris ha separato righe rosse e verdi con una finezza doppia della nostra. Le righe avevano la stessa luminosità, quindi le separava solo il colore, e il test era fatto apposta per questo: all’epoca era il valore più alto mai misurato in un animale.
Alessandro Garau - Optometrista

Fonti
- Potier S., Mitkus M., Kelber A. (2020), Visual adaptations of diurnal and nocturnal raptors, Seminars in Cell & Developmental Biology 106:116-126: https://epublications.vu.lt/object/elaba:67617417
- Potier S., Mitkus M., Kelber A. (2018), High resolution of colour vision, but low contrast sensitivity in a diurnal raptor, Proceedings of the Royal Society B 285:20181036: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6125913/
- Tucker V. A. (2000), The deep fovea, sideways vision and spiral flight paths in raptors, Journal of Experimental Biology 203:3745-3754: https://journals.biologists.com/jeb/article-pdf/2609131/jexbio_203_24_3745.pdf
- Avian Vision: A Review of Form and Function with Special Consideration to Birds of Prey, rassegna (la pagina indica il 2007), per il valore dell’aquila: https://www.academia.edu/96135917/Avian_Vision_A_Review_of_Form_and_Function_with_Special_Consideration_to_Birds_of_Prey
- Relazione tra acuità e frazione di Snellen (10/10 = 20/20 = 30 cicli per grado): https://arxiv.org/pdf/1905.06229
- Nome italiano «aquila codacuneata»: https://it.wikipedia.org/wiki/Aquila_audax
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