Carcere di Modena, Pd: “Dopo la quarta vittima, occorre che il Governo intervenga subito”
Nota stampa dei parlamentari modenesi del Partito Democratico Vaccari, Guerra e Rando:
“A una situazione già gravissima, si è aggiunta la notizia di una quarta persona detenuta morta nel carcere di Modena. Una quarta vittima in poco più di un mese. Occorre che tutti si rendano conto che non si può andare avanti così, e che una condanna alla detenzione al Sant’Anna non può equivalere al rischio di una condanna a morte”: intervengono i parlamentari modenesi del Partito Democratico Enza Rando, Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra, a seguito della notizia del presunto suicidio di Mohamed Doubali, al quale, a seguito di un colloquio psicologico, era stata revocata l’indicazione di “rischio suicidario lieve” con la quale il giovane era stato indicato in precedenza;
“Ma cosa sta facendo il Governo per intervenire sulla questione, che è esplosa a Modena ma che riguarda molti altri istituti penitenziari del Paese, che versano in una condizione spaventosa di sovraffollamento, carenza di personale sia di polizia che di operatori, vetustà delle strutture? Nulla, quasi che, varcata la soglia del carcere, i detenuti perdessero il diritto a godere dei diritti fondamentali che lo Stato è chiamato a garantire".
Per questo, dopo l'interrogazione presentata qualche settimana fa in Senato da Rando, Vaccari e Guerra hanno rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, a prima firma Serracchiani, responsabile nazionale giustizia per il Partito Democratico, per chiedere: “Se non ritenga urgente fare luce sulle reali cause della morte del detenuto, e se le sue condizioni di salute fossero realmente compatibili con il regime penitenziario, nonché se non ritenga non più rinviabile adottare misure immediate necessarie a realizzare nuove residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, a garantire e implementare la funzionalità e l’organizzazione degli uffici e delle strutture di esecuzione penale esterna e per la messa alla prova, aumentando il personale e portando a termine i concorsi già banditi, a potenziare gli organici dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica, di servizio sociale e mediatore culturale, a ristorare i tagli effettuati alla giustizia riparativa e all’amministrazione penitenziaria, alla giustizia minorile e all’edilizia penitenziaria, ed effettuare ulteriori stanziamenti e investimenti, nonché a stanziare adeguate risorse per consentire il pagamento dei professionisti psicologi e criminologi esperti.”
“Il punto – concludono i tre parlamentari – è che le carceri non possono rappresentare una zona franca, un luogo di sofferenza tale da spingere molte persone ivi detenute a intollerabili episodi di autolesionismo e suicidio; ma non solo: a meno di non volerle considerare irrimediabilmente perdute, e così non è, le persone detenute dovranno uscire dai luoghi di reclusione: se questi sono spazi sovraffollati, fatiscenti, in cui gli individui sono abbandonati a se stessi, con i farmaci come unica via di fuga, come si può pensare che potranno essere reinseriti nel tessuto sociale? Stanziare risorse per le strutture, il personale e le attività nelle carceri non significa soltanto rispettare i diritti di cui ogni persona gode, ma anche investire sul futuro delle comunità che si trovano all’esterno di quelle mura”.
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