Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, Rifondanzione Comunista: “Non un rito consolatorio, ma lotta politica”
MODENA - Pubblichiamo la nota di Eliana Ferrari e Stefano Grondona, Segretaria e segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, in merito alla Giornata Internazionale contro l'eliminazione della violenza sulle donna che si celebra il 25 novembre.
Ogni anno assistiamo a una crescente partecipazione istituzionale e mediatica, spesso però limitata alla commemorazione, alla posa di una panchina rossa o alla pubblicazione di un post sui social. Il rischio evidente è quello di trasformare il 25 novembre in un rituale consolatorio, utile a “mettersi la coscienza a posto”, ma incapace di incidere sulle condizioni materiali che rendono possibile — e riproducono — la violenza maschile contro le donne.
La violenza non è un fatto emergenziale né un insieme di episodi isolati: è un fenomeno strutturale, radicato nei rapporti sociali, economici e culturali che regolano la nostra società.
Per questo, affrontarla richiede una visione di classe.
Senza un’analisi della materialità dell’oppressione femminile — precarietà, dipendenza economica, tagli ai servizi pubblici, isolamento sociale, marginalizzazione delle donne migranti, privatizzazione del welfare familiare — ogni discorso sul contrasto alla violenza rischia di diventare astratto o moralistico.
Come ricordava Alexandra Kollontaj, rivoluzionaria e teorica comunista, «la liberazione della donna non potrà mai essere completa senza la trasformazione radicale della società, perché la sua oppressione non è solo domestica, ma economica».
La violenza patriarcale è resa possibile e aggravata dalle condizioni materiali di vita: una donna che non ha accesso a un reddito autonomo, a una casa, a servizi sociali gratuiti e funzionanti, difficilmente potrà sottrarsi a un uomo violento.
Il dominio patriarcale e la subordinazione femminile sono strettamente intrecciati alle forme economiche della società, oggi, nella società neoliberale, questo intreccio assume nuove e drammatiche forme.
Di fronte a tutto ciò, Rifondazione Comunista, a partire dalla necessità di una trasformazione radicale dell’immaginario culturale che normalizza la dominazione maschile e mercifica i corpi femminili, rivendica:
• investimenti strutturali e continuativi nei centri antiviolenza indipendenti;
• un reddito di autodeterminazione che permetta alle donne di uscire da situazioni di dipendenza economica;
• il potenziamento del welfare pubblico, laico, universale e accessibile;
• politiche abitative che prevedano soluzioni immediate per le donne che vogliono mettersi in salvo;
• la piena tutela per le lavoratrici, in particolare precarie, migranti e part-time, troppo spesso invisibili nelle statistiche ma centrali nelle dinamiche di vulnerabilità.
Solo una prospettiva femminista e di classe può spezzare la radice materiale e culturale della violenza patriarcale.
Rifondazione Comunista continuerà a essere al fianco delle donne e dei movimenti che ogni giorno, ben oltre il 25 novembre, lottano per un mondo libero da ogni forma di oppressione.
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