Effetto “Rocket and Feathers” sui carburanti: il prezzo del greggio crolla del 12% ma alla pompa non si vede
MODENA - C'è un fenomeno che gli economisti chiamano "Rocket and Feathers" — letteralmente, "razzi e piume" — e che da settimane si sta manifestando con particolare evidenza sui listini dei carburanti italiani: i prezzi salgono velocissimamente quando il petrolio aumenta, ma scendono come piume quando il greggio cala.
Un'asimmetria documentata, non un'impressione
“I dati lo confermano: quando il greggio sale, l'adeguamento dei prezzi alla pompa avviene in 1-2 settimane; quando scende, ci vogliono in media 3-5 settimane. La regola empirica è che un aumento di 10 dollari al barile del Brent si traduce in circa 4-5 centesimi in più al litro”, osserva Enrico Tangerini, presidente degli autotrasportatori di CNA. Il meccanismo è semplice: le compagnie petrolifere hanno tutto l'interesse a scaricare subito i rincari sui consumatori, ma nessun vero incentivo competitivo ad abbassare i prezzi altrettanto rapidamente quando il costo della materia prima diminuisce. A questo si somma una componente speculativa stimata tra 8 e 20 centesimi al litro, che nelle stazioni autostradali può arrivare fino a 35-50 centesimi.
Cosa sta succedendo proprio in questi giorni
Il caso più recente è emblematico. Tra il 10 e il 15 giugno 2026 il prezzo del Brent è crollato da 94,72 a 83,24 dollari al barile, un ribasso di 11,48 dollari — circa il 12% in cinque giorni — che non si registrava da settimane. Eppure, alla pompa il gasolio resta saldamente sopra i 2 euro al litro e la benzina sfiora 1,90 euro. Un calo netto del costo della materia prima che, per ora, non si è tradotto in alcun beneficio per gli automobilisti.
Extraprofitti milionari sulle spalle degli automobilisti
Secondo alcune stime, le attività di raffinazione e distribuzione potrebbero generare nel 2026 circa 4 miliardi di euro di extraprofitti in Italia. Rispetto ai livelli pre-conflitto, l'industria petrolifera ricaverebbe oggi 46 centesimi al litro in più sul gasolio e 24 centesimi al litro in più sulla benzina. Un'asimmetria nota e monitorata dall'Antitrust, che potrebbe generare nel 2026 circa 4 miliardi di euro di extraprofitti per il settore della raffinazione in Italia.
Le prossime settimane: due variabili chiave
Due fattori determineranno l'evoluzione dei prezzi nelle prossime settimane: la decisione del Governo sulla scadenza delle accise prevista per inizio luglio — la cui eventuale cancellazione produrrebbe rincari immediati — e l'andamento delle quotazioni internazionali del greggio, attese in diminuzione, in virtù dell’accordo raggiunto tra Usa ed Iran. Con il Brent oggi a 83 dollari, in netto calo rispetto al picco di 126 dollari di fine aprile, in teoria i prezzi alla pompa dovrebbero scendere nelle prossime 3-5 settimane, se l'effetto "piuma" seguirà il suo corso abituale.
Le possibili contromisure
È necessario un intervento di urgenza per contrastare il fenomeno e per arginarne gli effetti, in caso di future tensioni”, ammonisce Tangerini. Tra gli strumenti per contrastare il fenomeno figura anzitutto una tassa sugli extraprofitti, che potrebbe seguire due strade: un prelievo ad hoc sui guadagni "anomali", calcolato confrontando gli indici di settore con i listini alla pompa, oppure un inasprimento della tassazione ordinaria sulle imprese energetiche. Un ruolo importante potrebbe giocarlo anche un meccanismo coordinato a livello europeo, che permetterebbe di finanziare misure di sostegno temporaneo per le fasce più vulnerabili. Un'ulteriore opzione è l'utilizzo dell'extra-gettito fiscale già incassato dallo Stato nelle fasi di rialzo dei prezzi, per attenuare l'impatto sui trasportatori e le famiglie a basso reddito e imprese, evitando il ricorso a sconti generalizzati che finiscono per favorire soprattutto i consumatori più abbienti.
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