Forze Armate e di Polizia in rivolta: «Contratto dignitoso o sarà mobilitazione». Il 18 luglio la protesta a Roma
Sale la tensione sul rinnovo del contratto per il comparto Sicurezza e Difesa. Le sigle sindacali e le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari — SINAFI per la Guardia di Finanza, NSC per i Carabinieri, USAMI per l’Aeronautica, ITAMIL per l’Esercito e SILMM per la Marina Militare — riunite nel Patto per la Difesa e Sicurezza dei Cittadini, chiedono al Governo un contratto dignitoso e risorse adeguate. In caso contrario, avvertono, la mobilitazione sarà inevitabile.
La protesta è già fissata: il 18 luglio a Roma è prevista una manifestazione nazionale che porterà in piazza migliaia di militari per chiedere il riconoscimento economico della specificità del comparto.
A raccogliere il malcontento anche in Emilia-Romagna è Giuseppe Forte, segretario regionale del SiNaFi, che parla di una situazione non più rinviabile.
«Saremo in piazza per chiedere risorse adeguate e il pieno riconoscimento della specificità del personale. La specificità non può essere uno slogan da convegno, va finanziata concretamente», afferma Forte.
Al centro del confronto con l’esecutivo c’è soprattutto la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. I sindacati chiedono l’inserimento di una clausola di salvaguardia che consenta, nel 2027, di verificare lo scostamento tra l’inflazione programmata, su cui si basano le risorse stanziate dal Governo, e quella reale. Nel caso in cui l’inflazione effettiva dovesse risultare superiore alle stime, le organizzazioni chiedono un impegno politico formale per rivedere i valori economici delle buste paga.
«Gli stipendi dei militari non possono essere costruiti su previsioni che rischiano di essere smentite dai fatti, lasciando il personale e le proprie famiglie a sopportare il peso della crisi», si legge nella nota congiunta firmata dai rappresentanti sindacali Castricone, Zetti, Trevisiol, Frattalemi e Di Prete.
Secondo le sigle del comparto, le risorse oggi sul tavolo non sono sufficienti a riconoscere il peso reale del servizio svolto dal personale in divisa. I sindacati ricordano le limitazioni dei diritti costituzionali, la disponibilità permanente, l’esposizione al rischio e le responsabilità penali e civili che caratterizzano il lavoro nelle Forze Armate e di Polizia.
Da qui la richiesta di passare dalle dichiarazioni agli stanziamenti. La mobilitazione del 18 luglio, spiegano le organizzazioni, non vuole essere solo una protesta, ma anche un modo per sostenere una proposta concreta: tutelare nel tempo il valore degli stipendi e riconoscere economicamente la specificità del comparto.
La posizione dei sindacati resta netta: «La specificità non si proclama. Si finanzia».
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