Lungo la Panaria, a Bomporto via Reduci della Prigionia 1940-1947: ecco cosa ricorda e chi erano
Di Antonella Cardone
La voce del navigatore che rompe il silenzio della Storia: a Bomporto la via che ci ricorda i Reduci della Prigionia
La voce del navigatore che rompe il silenzio della Storia: a Bomporto la via che ci ricorda i Reduci della Prigionia
C’è un momento esatto in cui il presente tecnologico e il passato più drammatico del nostro Paese si incrociano nell'abitacolo di un'automobile. Succede a Bomporto, lungo la strada Panaria. Per chiunque si trovi a percorrere quel tratto di asfalto della pianura modenese, la voce del navigatore satellitare interrompe improvvisamente la musica o i pensieri per pronunciare un'indicazione stradale insolita: "Alla rotonda, esci in via Reduci della Prigionia 1940-1947".
In un'epoca di fretta e distrazione, quella specifica stringa di testo su uno schermo touch diventa un potente monumento digitale alla memoria, voluto fortemente dall'Amministrazione Comunale proprio per sottrarre all'oblio una delle pagine più dolorose della nostra storia locale e nazionale.
L'odissea dimenticata dei soldati modenesi
Ma chi erano quei reduci a cui la comunità di Bomporto ha voluto dedicare questo pezzo della propria mappa? Dietro quegli anni stampati sui cartelli, 1940-1947, si nasconde l'odissea di oltre un milione di militari italiani, tra cui migliaia di giovani della provincia di Modena e della stessa terra di Bomporto. [1]
I soldati modenesi pagarono un tributo altissimo alla macchina bellica:
- Sui fronti di guerra: Moltissimi ragazzi della pianura partirono per il fronte russo, per i deserti dell'Africa o per le montagne dei Balcani. Chi sopravvisse ai combattimenti venne catturato dagli Alleati e trasferito in campi di prigionia remoti in India, Sudafrica e Australia. [4]
- Il dramma degli IMI: Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, una percentuale altissima di soldati modenesi rifiutò di collaborare con l'occupante tedesco e con la neonata Repubblica di Salò. La punizione fu la deportazione nei lager della Germania come Internati Militari Italiani (IMI), costretti al lavoro forzato in condizioni disumane.
Mentre l'Italia e la provincia modenese festeggiavano la Liberazione nella primavera del 1945, per loro il tempo si era fermato. La fine del conflitto non coincise con il ritorno a casa, bensì con un'estenuante attesa. Tra burocrazia alleata, navi che non arrivavano mai e un'Europa ridotta in macerie, gli ultimi prigionieri modenesi riuscirono a riabbracciare le proprie famiglie solo nel 1947. Al ritorno trovarono una terra distrutta, impegnata nella ricostruzione, che spesso non ebbe il tempo o la forza di ascoltare i loro traumi psicologici e fisici.
Il senso di un'intitolazione: la memoria nella quotidianità
L'intitolazione di questo tratto di strada a Bomporto è nata proprio dalla necessità di riparare a quel lungo silenzio. Le istituzioni locali, d'intesa con le sezioni provinciali delle associazioni dei reduci e dei familiari (come l'ANRP e l'ANPI), hanno voluto inserire questo tributo non in un vicolo cieco, ma su un'arteria di forte passaggio come la Panaria. [1, 5]
Inaugurare una via con questa specifica dicitura significa aver voluto cucire il ricordo del sacrificio di un'intera generazione dentro la quotidianità dei cittadini e dei tantissimi pendolari che ogni giorno si spostano nella Bassa Modenese. È un modo per dire che quei ragazzi, partiti dai campi di Bomporto, Solara o Sorbara e tornati a fatica dopo anni di reticolati, fanno parte dell'identità stessa del territorio. [2, 6]
Oggi, l'intelligenza artificiale dei nostri smartphone e dei sistemi GPS compie un piccolo miracolo laico. Costringe chi guida a farsi una domanda, a sollevare lo sguardo dal cruscotto. Quel nome pronunciato dall'assistente vocale non è solo un punto di svolta geografico, ma un invito a non dimenticare i chilometri di fango, fame e privazioni che quei giovani dovettero percorrere prima di poter rimettere piede sulla terra ferma della loro patria.
La prossima volta che il navigatore vi porterà a Bomporto, ascoltate bene quella voce. Dietro un semplice svincolo stradale c'è un pezzo della nostra libertà.

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