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05 Novembre 2026
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Pistola al Galilei di Mirandola, cosa sappiamo: dal primo racconto al comunicato della scuola

MIRANDOLA – Che cosa è accaduto davvero all’Istituto Galilei di Mirandola? È la domanda che, da sabato, accompagna il nuovo caso esploso attorno alla scuola superiore di via Barozzi. Dopo la notizia dell’incontro di boxe organizzato durante l’intervallo nel cortile dell’istituto, filmato dagli studenti e diventato virale, un altro episodio ha riportato il Galilei al centro dell’attenzione pubblica: quello della pistola puntata contro un professore.

La pistola

L’episodio c’è stato, e qualcuno ha portato una pistola a scuola. Su questo punto il comunicato ufficiale dell’Istituto Galilei di Mirandola non smentisce la notizia emersa. La scuola conferma infatti che uno studente, durante una lezione, si è avvicinato a un docente con una pistola giocattolo e ha pronunciato la frase: “Dammi le sigarette o ti sparo”. Ma la ricostruzione fornita in serata dall’istituto dettaglia in modo diverso diversi particolari del primo racconto circolato sulla stampa locale.

Il contesto

Il contesto non è secondario. Pochi giorni prima era emerso il caso del “match” di pugilato nel cortile interno della scuola, avvenuto il 13 maggio durante l’intervallo, con due studenti protagonisti, altri ragazzi presenti e un video poi circolato sui social. Per quell’episodio erano arrivati provvedimenti molto pesanti: l’esclusione dagli scrutini per i due ragazzi coinvolti e quindi la probabile bocciatura. Il ricorso presentato dalla famiglia di uno degli studenti è stato poi respinto.

È dentro questo clima che, ieri, è emersa la seconda vicenda. Il primo racconto pubblicato dalla stampa locale descriveva un quadro particolarmente grave: uno studente avrebbe puntato una pistola, poi indicata come arma a pallini, contro un professore dicendo “Dammi le sigarette o ti sparo”. Secondo quella prima ricostruzione, l’episodio sarebbe avvenuto il 21 maggio, otto giorni dopo il caso della boxe, durante una lezione in una classe prima del professionale.

Nel racconto iniziale si parlava di un gruppetto di studenti avvicinatosi da dietro al docente, di una pistola puntata alla tempia, di un insegnante spaventato e costretto a consegnare il pacchetto di sigarette. Si parlava anche di un possibile video realizzato dagli studenti e di una nota sul registro per segnalare l’accaduto alla dirigenza.

Il terremoto politico

Nelle ore successive, mentre la notizia circolava, il caso ha prodotto reazioni politiche e sindacali. La sindaca di Mirandola, Letizia Budri, ha fatto sapere di aver attivato i canali per una ricostruzione puntuale dei fatti. Da Fratelli d’Italia è arrivato l’intervento del senatore Michele Barcaiuolo, che ha definito l’episodio gravissimo e da non sottovalutare. Sinistra Italiana ha invece invitato a leggere quanto accaduto anche dentro il tema del disagio giovanile, chiedendo ascolto e prevenzione, non solo repressione. Il Partito Democratico ha espresso vicinanza a studenti, docenti e personale scolastico, chiedendo una comunità educante serena e sicura. La Flc Cgil ha manifestato solidarietà al personale scolastico e al dirigente, ponendo però anche il tema delle condizioni in cui la scuola lavora.

Nel frattempo, sui social è iniziata a circolare anche un’altra ipotesi: quella di una pistola ad acqua. Un’ipotesi che non ha trovato riscontro nel comunicato ufficiale della scuola. La nota del Galilei, arrivata soltanto in serata, parla infatti di una pistola giocattolo con il tappo rosso, sottratta dallo zaino di un compagno.

Ed è proprio il comunicato dell’istituto, firmato dal dirigente scolastico Edoardo Ricci, ad aver cambiato il quadro della giornata. La scuola colloca l’episodio non al 21, ma al 19 maggio. Non parla di un gruppo che avrebbe preso alle spalle il professore, ma di uno studente che, durante un’ora di lezione, si sarebbe avvicinato alla cattedra pronunciando la frase: “Dammi le sigarette o ti sparo”. Non parla di pistola a pallini, ma di pistola giocattolo con tappo rosso. Non parla di docente pietrificato o costretto a consegnare le sigarette, ma di un insegnante che avrebbe riconosciuto subito il giocattolo, lo avrebbe sequestrato e lo avrebbe poi consegnato in presidenza.

La scuola smentisce anche altri due passaggi centrali del primo racconto: che si sia trattato di un’aggressione di gruppo e che il professore abbia consegnato le sigarette allo studente. Secondo la versione dell’istituto, il ragazzo sarebbe stato subito sanzionato con una nota disciplinare e accompagnato in vicepresidenza per essere interrogato.

Le incongruenze, dunque, sono diverse: la data dell’episodio, il tipo di pistola, il ruolo degli altri studenti, la posizione dell’arma rispetto al docente, la reazione dell’insegnante, la presunta consegna delle sigarette e il quadro complessivo dell’accaduto. Restano invece confermati il luogo, il contesto scolastico, la frase pronunciata e il fatto che al centro della vicenda ci fosse una pistola giocattolo.

Le conseguenze

C’è poi un ultimo elemento emerso dalla nota della scuola: lo studente coinvolto aveva già avuto due provvedimenti disciplinari di allontanamento dalla comunità scolastica, ciascuno della durata di dieci giorni, nei mesi di novembre 2025 e febbraio 2026. L’istituto riferisce inoltre che il ragazzo aveva superato il limite massimo di assenze del 25% del monte ore annuale e che, alla fine, non è stato ammesso allo scrutinio per il mancato raggiungimento dei tre quarti del monte ore.

Più che chiudere il caso, il comunicato del Galilei ne ridefinisce quindi i contorni. Da una parte c’è il primo racconto pubblico, che descriveva una minaccia molto grave con una pistola a pallini e un docente costretto a consegnare le sigarette. Dall’altra c’è la versione della scuola, che ridimensiona diversi aspetti della vicenda, parla di pistola giocattolo con tappo rosso e smentisce l’aggressione di gruppo.

È su questa distanza tra le due ricostruzioni che si concentra ora il punto principale. In mezzo, una scuola già finita sotto i riflettori per il caso della boxe, una comunità scolastica esposta a una forte pressione pubblica e un dibattito che resta aperto: sicurezza, disciplina, disagio giovanile e ruolo educativo della scuola sono diventati, ancora una volta, il terreno dello scontro politico e sociale.

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