Tre agenti aggrediti al carcere di Modena, Patto per il Nord: “Servono soluzioni strutturali”
MODENA - Tre agenti della Polizia penitenziaria sono stati aggrediti e feriti nelle ultime ore all’interno del carcere Sant’Anna di Modena. Per Patto per il Nord Modena non si tratta dell’ennesimo episodio da affrontare come una semplice emergenza, ma dell’ennesimo campanello d’allarme di una situazione che si trascina da anni.
«Esprimiamo innanzitutto solidarietà agli agenti feriti e a tutto il personale che quotidianamente lavora al Sant’Anna – dichiarano Riad Ghelfi e Stefano Bellei –. Ma non possiamo limitarci alla solidarietà di rito. Da oltre un anno denunciamo il sovraffollamento, la carenza di personale e le difficoltà organizzative del carcere modenese. Oggi siamo ancora qui a parlare di agenti aggrediti».
Il problema del sovraffollamento rimane particolarmente grave: al 31 maggio 2026, secondo i dati richiamati in Parlamento, il Sant’Anna registrava un livello di affollamento del 139%.
«Non servono interventi tampone dopo ogni emergenza – proseguono Ghelfi e Bellei –. Servono più agenti, condizioni di lavoro adeguate e una gestione stabile della struttura. Ma bisogna intervenire anche sulle cause del sovraffollamento».
Patto per il Nord Modena rilancia quindi anche la proposta di valutare il trasferimento nei Paesi di cittadinanza dei detenuti stranieri condannati definitivamente, quando esistano le condizioni giuridiche e gli accordi necessari.
«Non stiamo parlando di cancellare una pena – precisano Ghelfi e Bellei –. La pena deve essere scontata, ma quando un cittadino straniero viene condannato definitivamente e la legge consente di trasferire l’esecuzione della pena nel suo Paese, questa possibilità deve essere utilizzata. Può contribuire a ridurre la pressione sulle carceri italiane, liberare risorse e migliorare le condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria. A Sant’Anna non siamo davanti a un problema scoperto oggi – concludono Ghelfi e Bellei –. Ne parliamo da tempo e oggi tre agenti sono stati feriti. Non aspettiamo la prossima aggressione. Servono interventi strutturali sul personale, sul sovraffollamento e sull’organizzazione degli istituti penitenziari».
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